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Il “Passaggio a Nord Est” Verso l’Europa tra i ghiacci dell’Artico Dalla Cina, 35 giorni di viaggio in meno

Il “Passaggio a Nord Est”  Verso l’Europa tra i ghiacci dell’Artico  Dalla Cina, 35 giorni di viaggio in meno

Uno dei tanti miti della storia dei viaggi attorno alla Terra: la rotta del Mare del Nord. Detto anche “Passaggio a Nord-est” per distinguerlo dal più celeberrimo, reso famoso da tanti film, tra cui quello con Spencer Tracy, del “Passaggio a Nord Ovest”.

Un tragitto che, nella realtà, al di fuori di ogni alone romantico ed avventuroso, potrebbe accorciare di ben 13, 15 giorni il tragitto via mare tra la Cina e l’ Europa che oggi ne richiede 48, 50. Tutto grazie allo scioglimento dei ghiacci del Circolo Polare Artico.

A dimostrarne l’agibilità, ci sta provando la “Yong Sheng”, una nave da carico da 19.000 tonnellate del Gruppo statale cinese “Cosco”. E’ salpato l’8 agosto scorso da Dalian, un porto nel nord-est della Cina, con direzione Rotterdam.

A vederla non penseresti davvero che le é affidato un compito dalla portata storica così importante.
Yong Sheng
Stando al progetto degli organizzatori del viaggio, il passaggio attraverso lo stretto di Bering potrebbe far risparmiare due settimane di navigazione ed evitare la rotta lungo il Canale di Suez ed il Mar Mediterraneo.

Un pericolo per i nostri porti italiani? Un potenziale spostamento dei traffici a favore, ancora una volta, degli scali del Nord Europa, così come accadde all’indomani della sconfitta della Spagna di Filippo II da parte dell’Inghilterra di Elisabetta I? Una sconfitta che fu esclusivamente marittima.

I miti e le leggende delle rotte e dei traffici mondiali si mischiano così a questioni attuali di geo-strategia politica ed economica. Da sempre, infatti, nel corso della storia umana, sviluppi e decadenze di intere aree geografiche e sistemi economici consolidati sono dipesi dalle linee di traffico possibili e sostenibili, sia terrestri, sia marittime.

Molte volte la scoperta di nuove rotte ha reso possibile il sorgere di nuovi imperi politici e commerciali, è il caso di quelli inglesi ed olandesi. Oppure, al contrario la loro fine, come per quelli spagnoli e portoghesi.
velieri disegno
Certo, si è trattato di fenomeni non subitanei. Che hanno richiesto del tempo perché potessero sviluppare appieno le loro conseguenze ed incidere sulla vita concreta di porti o centri commerciali. Alla fine, però, hanno fatto sentire i loro effetti.

Il progressivo spostamento sulle rotte del Nord dei traffici tra l’America ed il Canada ed il Nuovo Continente portò ad una parziale, ma significativa, marginalizzazione del Mediterraneo, ed al contemporaneo ridimensionamento del ruolo delle città marinare italiane, destinate a scomparire completamente con il ‘700. Con esse, subirono forti ridimensionamenti anche porti come quelli di Marsiglia, Ragusa, Algeri ed Istanbul.

Ci volle, circa un secolo, con l’apertura del Canale di Suez, e soprattutto con la scoperta dei grandi giacimenti petroliferi della Penisola arabica e, quindi, della nascita e lo sviluppo di nuovi traffici marittimi, perché l’economia del Mediterraneo si riprendesse almeno in parte.

Adesso, da questo modesto vascello cinese, che sta affrontando un viaggio ancora pieno di insidie tra i ghiacci polari, si attende di sapere se nascerà davvero una nuova era, almeno fino a quando i ghiacci del Polo Nord continueranno a ritirarsi e a ridursi.
rompighiaccio
Il primo passaggio lungo la rotta intrapresa dalla “Yong Sheng” fu fatto nel 1879 da un esploratore svedese, il barone Adolf Erik Nordenskiold. Solo con i recenti cambiamenti climatici, lo sviluppo di possenti navi rompighiaccio, da parte, prima, dei sovietici e, poi, dalla Russia e, soprattutto, la crescita economica e produttiva della Cina, però, ha fatto sì che il percorso cominciasse ad essere preso in considerazione dalle grandi compagnie internazionali di trasporto marittimo.

Se le prospettive sono fantasmagoriche, i numeri al momento lo sono molto meno. Le autorità russe stanno concedendo sempre più permessi di transito: 372 nel 2012, per vascelli soprattutto a vela. 46 transiti l’anno precedente e solo quattro nel 2010.

Tanto per vedere l’attuale stato di cose e fare un esempio rispetto a quella che è la rotta “rivale”, attraverso il Canale di Suez, c’è da ricordare che quest’ultimo è stato attraversato da circa 17.000 navi nel solo 2012.
rompighiaccio 1
Valentin Davydants, capitano della flotta di rompighiaccio a propulsione nucleare russa “Atomflot” ha dichiarato al “Financial Times”, di prevedere che entro il 2021, saranno oltre 15 milioni le tonnellate di merci che utilizzeranno il nuovo percorso completo. Inoltre, 15 milioni di tonnellate di gas liquefatto e 10 milioni di tonnellate di petrolio utilizzeranno una parte della nuova rotta lungo le coste dell’Artico settentrionale di fronte alla Russia.

Anche qui il paragone con il Canale di Suez non ha storie, visto che nel corso del 2011 lo hanno attraversato quasi 929 milioni di tonnellate di merci.
suez
Il “Passaggio a Nord Est” potrebbe diventare una reale alternativa economica, dicono alcuni dei più importanti armatori norvegesi, solamente se lo scioglimento dei ghiacci divenisse così significativo da non rendere più necessario l’uso dei rompighiacci russi. Una cosa che gli esperti ambientali prevedono possibile a partire dal 2030.

Intanto, però, molto si sta muovendo nei paesi del Nord Europa potenzialmente interessati. L’Islanda sta valutando la realizzazione di progetti, sostenuti da finanziatori tedeschi, per costruire un grande porto sulle sue coste nord-orientali. L’Autorità portuale di Stornoway, in Scozia, starebbero valutando l’idea della costruzione di uno scalo per le navi artiche in modo da assicurare loro il rifornimento ed il trasferimento delle merci su navi più piccole per la spedizione successiva verso Rotterdam, Le Havre, Liverpool o Londra.
ghiacci nave a vela
Insomma, la rotta dell’Artico potrebbe non essere più solamente destinata ai tanti appassionati dei viaggi “estremi” sulle vecchie, care barca a vela.

Intanto, stiamo a vedere se, davvero, la “Yong Sheng” sarà in grado di raggiungere Rotterdam per il prossimo 11 Settembre come previsto. Il futuro, poi, ci dirà se il mito diverrà realtà, riducendo di circa un terzo il periodo necessario al trasporto delle merci dalla Cina all’Europa attraverso i ghiacci del Nord invece che lungo la rotta equatoriale, tra l’altro passando per quell’Oceano Indiano che presenta nella sua brutale quotidianità un altro mito del passato: i pirati.

John Balcony