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Il Papa ai ricchi e potenti: non dimenticate i poveri

Il Papa ai ricchi e potenti: non dimenticate i poveri

Papa Francesco ha colto l’occasione dell’annuale incontro di Davos in Svizzera, in occasione del Forum Economico Mondiale per inviare un messaggio ai ricchi e potenti a non dimenticare i poveri.

Francesco ha scritto a Klaus Schwab, Presidente del Forum, inviando gli auguri per il successo dei colloqui che cercano di “incoraggiare una continua responsabilità sociale ed ambientale mediante un dialogo costruttivo con responsabili di governo, dell’attività imprenditoriale e della società civile, nonché con distinti rappresentanti dell’ambito politico, finanziario e culturale”.

Secondo il Papa la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” è stata accompagnata “da una crescente percezione dell’inevitabilità di una drastica riduzione nel numero dei posti di lavoro”.

I più recenti studi, ha ricordato Papa Bergoglio, ” indicano che attualmente la disoccupazione riguarda centinaia di milioni di persone. La finanziarizzazione e la tecnologizzazione delle economie nazionali e di quella globale hanno prodotto cambiamenti di ampia portata nel campo del lavoro. Le diminuite opportunità per un’occupazione vantaggiosa e dignitosa, insieme a una riduzione della copertura previdenziale, stanno causando una preoccupante crescita della disuguaglianza e della povertà in diversi Paesi. Emerge con chiarezza il bisogno di dar vita a nuovi modelli imprenditoriali che, nel promuovere lo sviluppo di tecnologie avanzate, siano anche in grado di utilizzarle per creare un lavoro dignitoso per tutti, sostenere e consolidare i diritti sociali e proteggere l’ambiente. L’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso!”.

Così, il Pontefice ha fatto un diretto appello «Non dimenticate i poveri!». Per poi aggiungere: «Chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa, invece di essere preoccupato per i privilegi, deve cercare di aiutare i più poveri ad accedere anch’essi a condizioni di vita rispettose della dignità umana, in particolare attraverso lo sviluppo del loro potenziale umano, culturale, economico e sociale» .

Citando la Evangelii gaudium, Francesco ha auspicato che la cultura del benessere “ci anestetizzi e ci renda incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri», così che «non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» .

Piangere davanti al dramma degli altri , ricorda Francesco ai potenti del mondo, non significa solo partecipare alle loro sofferenze, ma anche, e soprattutto, rendersi conto che le nostre stesse azioni sono causa di ingiustizia e disuguaglianza. Pertanto è l’invito, «apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo. Quando ci rendiamo conto di questo, diventiamo più pienamente umani, dal momento che la responsabilità nei confronti dei nostri fratelli e sorelle è una parte essenziale della nostra comune umanità. Non abbiate paura di aprire le menti e i cuori ai poveri. In questo modo darete completa libertà di azione ai vostri talenti economici e tecnici e scoprirete la felicità di una vita piena, che il consumismo di per sé non può procurare”.

Secondo il Papa, “di fronte a cambiamenti profondi ed epocali, i leader mondiali sono chiamati alla sfida di assicurare che l’imminente “quarta rivoluzione industriale”, gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche e tecnologiche non conducano alla distruzione della persona umana — ad essere rimpiazzata da una macchina senz’anima — o alla trasformazione del nostro pianeta in un giardino vuoto per il diletto di pochi scelti. Al contrario, il momento presente offre una preziosa opportunità per dirigere e governare i processi in corso e per edificare società inclusive, basate sul rispetto della dignità umana, sulla tolleranza, sulla compassione e sulla misericordia. Vi esorto, pertanto, a riprendere nuovamente la vostra conversazione su come costruire il futuro del pianeta, la “nostra casa comune”, e vi chiedo di fare uno sforzo congiunto al fine di perseguire uno sviluppo sostenibile ed integrale.

Come ho spesso detto, ha ricordato il Pontefice, ed ora volentieri ripeto, l’attività imprenditoriale è «una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti», soprattutto «se comprende che la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del suo servizio al bene comune» . Come tale, essa ha la responsabilità di aiutare a superare la complessa crisi sociale ed ambientale e di combattere la povertà. Ciò renderà possibile migliorare le precarie condizioni di vita di milioni di persone e colmare il divario sociale, che dà origine a numerose ingiustizie ed erode i valori fondamentali della società, tra cui l’uguaglianza, la giustizia e la solidarietà”.