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Il “nodo” dei caccia F35: a Cameri nello stabilimento è tutto pronto ma il 18 luglio comincerà la “produzione”?

Il “nodo” dei caccia F35:  a Cameri nello stabilimento è tutto pronto  ma il 18 luglio comincerà la “produzione”?

Nello stabilimento di Cameri, vicino a Novara, nei capannoni che sorgono nell’area su cui era ospitato, sino a qualche anno fa, l’aeroporto militare, tutto è pronto per iniziare la produzione in serie dei più sofisticati aerei da guerra mai realizzati, i Lockheed F35 – JSF (Joint Strike Fighter). Per il 18 luglio è fissata la data d’inizio dei lavori.

Quello dell’ultra tecnologico caccia bombardiere di 5° generazione è un gigantesco affare. E’ stata anche la causa di violenti scontri politici tra le forze di governo e quelle opposizione da cui era ed è osteggiato per due motivi. Una di natura politica visto che si tratterebbe, dicono i critici, di un mezzo di attacco e, pertanto, contrario alla nostra Carta Costituzionale. L’altra fa riferimento all’opportunità di impegnarsi in un investimento molto consistente, come quello relativo alla produzione del velivolo.

f353 visita-alla-fabbrica-dei-caccia-f35-alla-base-di-cameri-0[1]Un investimento che si starebbe rivelando ancora più impegnativo rispetto alle già alte previsioni iniziali. Per di più, in un momento tanto difficile per la situazione economica del Paese afflitta da un pesante debito pubblico.

Così, in molti non capiscono la necessità che il nostro Paese si doti di un caccia bombardiere dalla tecnologia tanto avanzata la quale, però, ha già mostrato gravi difetti. Al punto che, persino negli Stati Uniti, dove è stato ideato e realizzato, si sono diffusi sempre più dubbi e sono state avanzate perplessità a vari livelli tra molti dei nove Paesi partecipanti al programma. Tutte le polemiche dei mesi scorsi, però, non hanno bloccato l’attività dello stabilimento italiano di Cameri.

f353-FighterNuovo di zecca, ha comportato investimenti per oltre 700 milioni di Euro, garantiti finora da Finmeccanica, gruppo di cui fa parte Alenia, partner dell’americana Lockheed con cui è stato siglato una accordo di collaborazione della lunga durata, data la complessità e la vastità del programma.

Il mancato rispetto del contratto farebbe scattare forti penali con conseguenze finanziarie ed operative, tra cui quelle relative alla mano d’opera dell’impianto italiano, dove saranno in attività circa 1000 lavoratori per un periodo di tempo stimato di 42 anni. A questi debbono essere aggiunti i dipendenti delle 60 aziende interessate dall’indotto.

Se le previsioni saranno rispettate, per il nostro Paese è previsto un ritorno economico di 14.6 miliardi di Euro, a fronte di un esborso italiano di circa 2.5 miliardi di dollari i quali, qualora l’Italia dovesse ritirarsi dal progetto, andrebbero completamente perduti.f358

Nello stabilimento piemontese saranno assemblati inizialmente i pezzi americani, inglesi e italiani, (le ali complete prodotte negli stabilimenti Aermacchi di Foggia e di Nola, vicino Napoli) e, successivamente, anche quelli turchi. A pieno regime, lo stabilimento sarà in grado di assemblare due aerei finiti al mese. Sei le ali complete in arrivo ogni 30 giorni da Foggia e da Nola. Dopo il ciclo della produzione sarà la volta dell’avvio dei servizi di manutenzione.

Lo stabilimento italiano sarà l’unico del progetto previsto per tutta l’Europa. Dovrà produrre tremila F35 nei prossimi 15 anni per tutti i paesi partner. Finora ne sono stati ordinati cento. L’Italia ha recentemente ridotto da 130 a 90 gli esemplari di cui intende dotarsi, il cui costo è di circa 65 milioni di euro ciascuno.

f3520I primi cinque F35 “made in Italy” dovranno essere consegnati entro il 2015. Serviranno per addestrare i piloti europei nelle basi degli Stati Uniti. Il sesto velivolo sarà consegnato nel 2016. Si tratterà di quello assegnato per primo alla nostra Aeronautica Militare che, in questo modo, darà vita al programma di ammodernamento di mezzi ritenuti, oramai, obsoleti.

E’ ovvio che a Cameri tutti sperano che il progetto prosegua, anche se nella versione ridimensionata dei soli 90 aviogetti. Bisogna vedere, però, come andrà evolvendo l’economia nazionale e, in particolare, la situazione dei conti pubblici verso cui continua ad esercitarsi la pressione dell’Unione Europea e di tutti gli altri organismi finanziari e bancari internazionali affinché il nostro Paese riduca al massimo possibile la spesa pubblica e, quindi, anche ciò che riguarda la Difesa.

Enrico Barone