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Il falso ora pure in enoteca: Coldiretti denuncia a Vinitaly il kit che produce vino d’autore

Il falso ora pure in enoteca:  Coldiretti denuncia a Vinitaly il kit che produce vino d’autore

Verona – Coldiretti mette in mostra a Vinitaly il piccolo chimico dei tarocchi. L’ultimo grido della sofisticazione alimentare che consiste nell’imitare grossolanamente prestigiosi prodotti del made in Italy.

Questo Museo degli orrori è stato allestito dall’associazione agricola nel suo stand presso la Fiera di Verona, in occasione dell’edizione 2013 di Vinitaly, l’ormai classica manifestazione che si svolge con crescente successo nella città veneta.
Basta acquistare il pratico kit e seguire le istruzioni allegate. In pochi giorni, o addirittura in poche ore, la polverina magica sciolta nell’acqua produce vini (e/o liquori) prestigiosi dal nome inconfondibilmente italiano. E quindi abbiamo, cotti e mangiati, il Primitivo, il Verdicchio, il Frascati, il barolo, il Sangiovese, quando non addirittura, nel campo dei liquori, Sambuca, Amaretto e Anisetta.

Naturalmente questi volgari intrugli stanno ai prodotti originali come l’acqua sporca sta a quella che sgorga purissima dalle sorgenti in quota. Eppure la cosa sta prendendo piede specialmente negli Stati Uniti e in Canada, ma anche in Svezia, dove è stata recentemente scoperta un’azienda che immette sul mercato europeo 140 mila di questi wine kit, dai quali si possono ottenere quasi 5 milioni di bottiglie di pseudo vino. Un giochetto che non è poi così innocuo. Secondo i calcoli di Coldiretti costa alla nostra economia agroalimentare qualcosa come duecento milioni

Quest’ultimo grido della sofisticazione, dicevamo, si affianca e integra gli ormai classici tarocchi che si vendono ormai quasi ovunque nel mondo per sfruttare l’effetto trascinamento del made in Italy agroalimentare. I prodotti nostrani sul mercato internazionale riscuotono da tempo il favore dei consumatori. Insomma, hanno una marcia in più.

Ed ecco allora che c’è chi approfitta della scarsa protezione che viene garantita ai prodotti genuini dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano per immettere sul mercato delle autentiche porcherie. Basta avere l’accortezza di richiamare l’italian sounding, di attribuire al prodotto (sia esso vino o formaggio, o salume) un fittizio sentore d’Italia.( A volte basta imprimere in etichetta il duomo di Milano, o le due torri di Bologna o magari un inconfondibile paesaggio toscano, quando non addirittiura semplicemente la bandiera tricolore e il gioco è fatto)

La Coldiretti ha esposto al Vinitaly alcuni esempi del vino “tarocco” che invade il mondo. Si va dal Chianti californiano al Tuscan Moon, con la scritta Sangiovese prodotto in California, al Marsala wine prodotto negli Usa, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania, il Kressecco e il Meer-Secco realizzati in Germania.

Il fenomeno del falso vino “Made in Italy” trova un forte impulso anche nella diffusione delle vendite via Internet. Ad esempio, può essere facilmente acquistato in rete dalla Scatter Creek Winery un falso Chianti che si chiama Key Auntie, prodotto negli Stati Uniti, che fa leva sulla pronuncia inglese del nome (Ki-Anti) per ingannare i consumatori.
Tutto questo, ovviamente danneggia (si parla di miliardi di euro) il settore del vino italiano, ma quel che risulta alla lunga peggiore è soprattutto il danno di immagine della nostra produzione che l’agropirateria provoca tra i consumatori emergenti dove non si è ancora affermata la cultura del vino.

Franco Poggianti