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Il flauto e il testimone del caso Orlandi: a “Chi l’ha visto?” giallo che sa di bufala

Il flauto e il testimone del caso Orlandi:  a “Chi l’ha visto?” giallo che sa di bufala

Roma – A trent’anni dalla scomparsa dell’allora quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi, “Chi l’ha visto?” su Rai 3 e le dichiarazioni al Corriere della Sera di quello che è stato definito il “ supertestimone” , vorrebbero rilanciare ancora un volta il caso di Emanuela Orlandi. La oramai periodica pennellata di vernice per rinfrescare e ridar tono a un drammatico quanto irrisolto giallo già infarcito negli anni da un buon numero di bufale?

La giovane ragazza sparì nel nulla non lasciando tracce quel 22 giugno 1983, un pomeriggio torrido dell’estate romana appena cominciata. Subito dopo aver lasciato la lezione di flauto tenuta all’Accademia di Musica “Tommaso da Vittoria”, orlandi1 manifestoallora situata nel Palazzo di Sat’Apollinare, dove dal 1990 ha trovato sede la Pontificia Università della Santa Croce. Si tratta di palazzo attaccato alla Basilica omonima, in un punto centralissimo di Roma. Alla fine di Corso Rinascimento e a poco distanza sia dal Senato della Repubblica, sia da Piazza Navona.

All’epoca si ipotizzò che si trattasse di un sequestro realizzato dalla Banda della Magliana, il cui capo era Enrico De Pedis, per chiedere un riscatto al Vaticano. Si avanzò il sospetto, anche, che l’obiettivo fosse quello di organizzare uno scambio con il terrorista turco Alì Agca, detenuto per l’attentato a Papa Wojtiwa.

Un’ipotesi clamorosamente rilanciata al mondo intero dallo stesso Agca trent’anni fa davanti a microfono e telecamera di un operatore del TG 1 della Rai , presente, non si è mai appurato se casualmente o meno, nel cortile della Questura di Roma mentre gli agenti accompagnavano Agca ammanettato negli uffici per essere interrogato. Ipotesi confermata più volte dal terrorista turco, ultima poche settimane orsono, quando si è scagliato anche contro la stampa italiana. A suo dire colpevole di lasciarsi depistare dalla storia della banda della Magliana che, invece, con il sequestro non c’entrerebbe proprio niente.

orlandi23 raffai2“ Chi l’ha visto?” segue il caso Orlandi da sei anni dopo i fatti, dato che questo programma, un format basato su trasmissioni tedesche, statunitensi e britanniche come “ Crimewatch”( quest’ultima della BBC, è nata nel 1984) ha visto la luce solo nel 1989.

L’interessamento della trasmissione della Rai è frutto anche della determinazione con cui i familiari di Emanuela insistono da tre decenni perché il Vaticano renda di pubblico dominio tutte le informazioni di cui è in possesso sul caso. Soprattutto, perché Agca ha sempre sostenuto che la ragazza non è mai morta. In effetti, l’ex terrorista turco ha fornito nel corso del tempo elementi anche diversi tra di loro fino a giungere a prefigurare il fatto che Emanuela sia stata riconsegnata al Vaticano per essere infilata in un convento. Non avrebbe dovuto rivelare che di mezzo ci sarebbe il coinvolgimento dell’Iran.

orlandi20 celentanoNon è questa e, purtroppo, non sarà l’ultima occasione in cui si presentano mitomani di ogni genere a raccontare di tutto e di più. Come dimostra il caso di Angela Celentano, la piccola scomparsa tanti anni fa dal Monte Faito, sulla Costiera Amalfitana,. “Chi l’ha visto?” ha spedito persino un inviato ad Acapulco per investigare su anonime comunicazioni giunte alla famiglia Celentano appunto dal Messico. Tra l’altro, contenenti fotografie e messaggi attribuiti a quella che oggi sarebbe la donna fatta in cui si è trasformata la piccola Angela rapita da commercianti internazionali di bambini. In realtà, si è poi scoperto trattarsi di una grande bolla di sapone soffiata da qualcuno che su internet, a migliaia di chilometri di distanza, aveva trovato notizie di quella drammatica sparizione e si é divertito a inventare una storia solo frutto di immaginazione.

La vicenda Orlandi è stata continuamente tenuta desta, soprattutto da “ Chi l’ha visto”, grazie allo stillicidio di elementi, veri o fasulli, che si sono presentati legati alla storia della scomparsa di orlandi7 gregoriEmanuela ed al probabile precedente rapimento di Mirella Gregori, un’altra ragazza romana sparita nel Maggio del 1983. E’ il caso, ad esempio, dell’arrivo di lettere anonime grazie alle quali è stato possibile giungere al ritrovamento della salma del De Pedis, inspiegabilmente tumulata in una cripta della Basilica di Sant’Apollinare. Ma sono fatti realmente legati fra loro o mere coincidenze che non giustificano una connessione valida sul piano probatorio, capace di portare ad una qualche ipotesi investigativa certa?

L’ultimo motivo di interesse è venuto dalle dichiarazioni rese da un personaggio complesso, di non facile inquadramento: Marco Fassani Accetti, 57 anni autore di arte cinematografica indipendente. Si è attribuito il ruolo di testimone dell’atto criminale e di “ telefonista” della banda autrice del sequestro Orlandi. Ha arricchito la sua confessione facendo ritrovare un flauto che, a suo dire, sarebbe quello di Emanuela. Ha aggiunto che la Orlandi non sarebbe stata uccisa e che potrebbe essere ancora viva.
Anche il Fassani Accetti non fa mancare lo sfondo politico internazionale, tanto da dare un pizzico di sale in più al giallo: secondo la sua versione ci sarebbe sempre di mezzo il Vaticano ma, questa volta, ricattato dall’ Unione Sovietica.

orlandi19 fratello a chi l'haL’intervento di questo super testimone, però, sembra non convincere proprio nessuno. In testa, i familiari della Orlandi. Anche i giornalisti della trasmissione televisiva, dopo la grande enfasi con cui hanno seguito le prime esplosive dichiarazioni che hanno portato al ritrovamento del flauto, hanno cominciato a mostrare la preoccupazione di essere finiti vittima dell’ennesimo mitomane o contaballe.

Così, hanno cominciato a mettere le mani avanti e a insistere nel porre al supertestimone domande accorate, del genere: “ …è consapevole del fatto che c’è una madre che ascolta…”, “… il magistrato le avrà fatto presente dei rischi in cui si incorre nel fornire testimonianze false…”, e via di seguito con quesiti dello stesso tenore. La conferma, insomma, del fatto che, per primi loro, temono , come si dice a Roma, che potrebbe essere tutta una vera grande “bufala”.

orlandi9 sciarelliNon vi sarebbe da meravigliarsi per una trasmissione come quella di “ Chi l’ha visto?”, costretta a muoversi a cavallo di quella linea sottile e, spesso ambigua, di demarcazione tra il vero e il falso, tra il possibile e il probabile, che spesso demarcano casi irrisolti in materia di scomparse, sequestri, volatilizzazione più o meno consenziente di migliaia di persone l’anno.

E’ comprensibile come dei bravi giornalisti, presi dalla voglia legittima di tenere sempre sul filo dell’onda (leggi “audience”) una trasmissione destinata, altrimenti, scadere a livello di elenco di scomparsi, molte volte sentano la necessità di accentuare l’importanza di testimonianze, di dubbi, si intrighi. Quelle cose, insomma, che piacciono tanto a noi italiani. Anche quando non ci sono né intrighi né cose misteriose da scoprire ma solo, normalissimi, per quanto molto spesso drammatici, casi della vita.

Un tempo nelle redazioni dei giornali e delle televisioni ci si esercitava nella verifica delle prove e delle testimonianze molto prima di occuparsi direttamente di un caso. Non sono mancate le occasioni in cui si è preferito rinunciare a uno “scoop” poco chiaro piuttosto che scoprire l’indomani, di essersi cimentati, e magari male, in una bella arrampicata sugli specchi.

Anche se ci rendiamo conto che gli ingredienti di questa terribile storia (Vaticano, complotti internazionali, strane tumulazioni, lettere anonime) soprattutto per i familiari delle due ragazze scomparse, finiscano per non far mai perdere la speranza di vedere fatta, un giorno, piena luce su eventi rimasti troppo a lungo nell’ombra.

Enrico Barone