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Il diritto di satira – di Giuseppe Careri

Il diritto di satira – di Giuseppe Careri

Il Corriere della Sera  ha pubblicato nei giorni scorsi, in prima pagina, una vignetta di Giannelli dove si mostra l’immagine di Matteo Orfini, Presidente del PD mentre riceve una telefonata da un lettore: “Una domanda, che ne pensa della candidatura di Orlando”? Orfini risponde: “ Non lo so! Matteo è in California”!

Maurizio Crozza, nel corso dell’ultima festival di Sanremo, ha imitato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ironizzando poi sul ruolo del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Questa mattina ho sciolto le Camere; Gentiloni non l’ho avvertito, tanto lui è di buon carattere, si adatta; dove lo metti sta! Se lo metti al governo, governa; se lo metti alle finestre, fa i vetri”!

La satira, quasi sempre divertente, è spesso contestata, a volte odiata, da personaggi famosi del mondo dello spettacolo, della cronaca, ma soprattutto è rifiutata dai politici di qualunque schieramento.

Paradossalmente, nasce quasi sempre dagli atteggiamenti provocatori manifestati dalle loro frasi, dal loro atteggiamento, spesso, dalle loro bugie.

Grillo, ad esempio, parla del Sindaco di Roma come in un sogno: “Raggi, sei una roccia, Roma sta rinascendo, la città è adesso è più pulita”, afferma prima di svegliarsi.

Oppure, Massimo D’Alema, uno dei principali promotori della scissione nel PD,  dichiara in una trasmissione in onda sul servizio pubblico: “Io voglio lavorare per ricostituire un centro sinistra unito”.

Naturalmente entrambi, come tanti altri politici e uomini dello spettacolo, sono portatori di istanze diverse, forzature, in vista magari delle prossime elezioni amministrative e politiche, o del lancio di uno spettacolo..

Ma cos’è in definitiva la satira, come nasce e come si sviluppa nel nostro paese? Secondo il vocabolario Zingarelli, “la satira è discorso, scritto, atteggiamento, che ha lo scopo di mettere in ridicolo ambienti, concezioni, modi di vivere”.

Il diritto di satira ha una tradizione millenaria; costituisce la più graffiante delle manifestazioni artistiche. E’ basata su sarcasmo, ironia, trasgressione, dissacrazione e paradosso; la satira si basa principalmente su temi di attualità, scegliendo come bersaglio privilegiato i potenti di turno.

Il diritto di satira trova riconoscimento nell’art. 33 della Costituzione, che sancisce la libertà dell’arte. Il messaggio satirico può entrare in conflitto con i diritti costituzionali relativi all’onore, al decoro, alla reputazione. Anche qui, come per la cronaca e la critica, occorre un bilanciamento. linteresse pubblico, riferito al personaggio rappresentato, è il solo parametro di valutazione della legittimità della satira.

“ La satira per essere accettata come libera manifestazione del pensiero, art. 21, “deve essere innocente, innocua e sorridente; se invece eccede da tali limiti per trasformarsi in un comportamento chiaramente diffamatorio posto in essere attraverso una satira non accettabile, né sorridente, e tanto meno innocente, si è in presenza di un comportamento denigratorio e lesivo dell’altrui reputazione. La satira è un formidabile veicolo di democrazia, perché diventa applicazione del principio di uguaglianza”. (Razzante, Diritto dell’informazione).

“La satira e’un’espressione che e’ nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione,  e’ un momento di rifiuto di certe regole”. (Dario Fo)

Dopo la prima guerra mondiale, sorsero nuovi periodici satirici, come il Satana, poi diventato Beffa, o il Serenissimo, creato nel 1921 da Pio Vanzi, ex direttore del Pasquino. Accomunati dalla collaborazione di schiere di battaglieri caricaturisti e da una vocazione schiettamente antifascista, tutte questi fogli diedero il meglio di sé durante il delitto Matteotti.

E gli effetti non si fecero attendere: le redazioni e le tipografie furono devastate, fino a quando, con le leggi liberticide del 1925, il concetto mussoliniano di “libertà di stampa” non portò alla loro definitiva soppressione. Bersaglio preferito della satira sarà un Mussolini raffigurato come lupo, scimmia, Napoleone.

Tra le più importanti testate satiriche, il Becco Giallo, fondato a gennaio del 1924 dal giornalista socialista Alberto Giannini.

“Chi ha creato il mondo?….Mussolini!!! risponde un bambino di 6 anni. (Il becco giallo, 1924)

“Il Becco Giallo dovette subire fin dai primi numeri di vita, sequestri, assalti alla redazione e all’abitazione del suo direttore, violenze e minacce di ogni genere. La libertà manifestata dal settimanale satirico, non fu l’usufrutto di un diritto riconosciuto, ma, al contrario, la conquista di una autonomia di giudizio come consapevole sfida al regime di giorno in giorno più che mai totalitario”.

come strumento di satira anticomunista ma anche di sberleffo contro il nuovo potere.

Guareschi, l’ideatore di Don Peppone e Don Camillo, fu arrestato nel 1943 dal regime fascista e deportato in Germania. Dopo due anni di campi di concentramento rientra in Italia e nel 1954 fonda “ Il Candido” con Giovanni Mosca come strumento di satira anticomunista ma anche di sberleffo contro il nuovo potere.

Gli anni 60 e settanta tolsero smalto alle matite più graffianti. Negli anni 80-90 l’epopea della satira ha una parabola discendente per le continue censure di molti vignettisti famosi e non. In seguito a queste censure, molti osservatori ritengono che alle redazioni di satira sono necessari più gli avvocati che i redattori.

Clamorosa fu la richiesta di risarcimento danni da parte di Massimo D’Alema nella misura di tre miliardi per una satira di Forattini sul dossier Mitrokhin. La vignetta si riferiva alle polemiche sulla lista di nomi di politici e giornalisti che comparivano nel dossier dell’ex agente del KGB. In seguito D’Alema ritirò la querela.

L’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo in un giorno d’inverno di due anni fa,  testimonia l’insofferenza del potere, ma non solo del potere, nei confronti della libertà di stampa e della satira. Dopo la strage dei dodici redattori del giornale satirico francese, le persone di tutte le capitali del mondo scesero in piazza per gridare: “Je suis Charlie! Per difendere la libertà d’espressione.

Fortunatamente, da alcuni anni la satira sul Web e sui social consente a migliaia di giovani di cimentarsi nella libertà dell’arte, nella beffa della politica, in una piattaforma che permette, forse, l’affermarsi dal basso di nuovi talenti, peraltro ancora chiusi da pochi mostri sacri del giornalismo satirico televisivo.

Giuseppe Careri