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I sonar provocano danni alle balene? Spiaggiamenti sarebbero legati al fenomeno Marina Usa nega, ma modifica procedure

I sonar provocano danni alle balene?  Spiaggiamenti sarebbero legati al fenomeno  Marina Usa nega, ma modifica procedure

Le balene fuggono non appena entrano in contatto con le onde dei sonar utilizzati dalle navi militari per dare la caccia ai sottomarini. Una nuova ricerca avrebbe dimostrato per la prima volta l’esistenza di un collegamento tra le esercitazioni navali e molti degli spiaggiamenti in massa di balene e delfini avvenuti nel corso degli ultimi anni.

Le cosiddette “balene con il becco d’oca o di Cuvier” , nome scientifico Ziphius cavirostris, sono le vittime più comune degli spiaggiamenti ed è stato dimostrato che sono cetacei molto sensibili al sonar.
Ma la ricerca ha anche rivelato inaspettatamente che anche le “balene blu” , i più grandi animali sulla Terra, che possono raggiungere i 33 metri di lunghezza e le 180 tonnellate di peso, la cui popolazione è crollata del 95% nell’ultimo secolo, cercano di allontanarsi velocemente dalla sorgente delle onde sonar con cui entrano in contatto.

La forte reazione osservata nelle “balene con il becco d’oca” si è verificata a livelli di rumore nettamente inferiori a quelli emessi nel corso delle esercitazioni della marina degli Stati Uniti. “Questo risultato deve essere preso in considerazione dalle autorità per regolamentare e pianificare le esercitazioni navali”, ha detto Stacy DeRuiter, uno degli scienziati che ha partecipato alla ricerca.
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“Per le balene ed i delfini, l’ascolto è importante come il vedere lo è per l’uomo. Serve per comunicare, individuare il cibo e navigare utilizzando i suoni”, ha detto l’altra ricercatrice, Sarah Dolman. “L’inquinamento acustico- ha aggiunto- minaccia le popolazioni vulnerabili, allontanandole dalle zone vitali per la loro sopravvivenza e nel peggiore dei casi porta al ferimento o, addirittura, alla morte di alcune balene e delfini.

Purtroppo non ci sono norme internazionali riconosciute in materia di inquinamento acustico e c’è, dunque, un urgente bisogno di considerare l’impatto delle attività militari. La Marina Militare USA, che ha contribuito al finanziamento degli studi, ritiene che i risultati raggiunti non dimostrino un legame tra l’uso del sonar e comportamenti anomali dei cetacei o che possa essere considerato, addirittura, responsabile di eventuali danni ai cetacei.

In ogni caso, la Marina degli Stati Uniti ha deciso di rivedere le procedure utilizzate durante le esercitazioni navali saranno rivisti alla luce dei nuovi risultati della ricerca. Intanto, però, gli ambientalisti sostengono che l’ attività navale è risultata essere la causa più probabile della morte di almeno 26 tra “balene con il becco d’oca” e delfini comuni nella baia di Falmouth, in Cornovaglia, nel giugno 2008.
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I ricercatori hanno applicato delle ventose per utilizzare i dispositivi digitali sulle “balene di Cuvier” al largo della costa della California del Sud per misurare il rumore cui sono state esposte al sonar e la risposta dei cetacei. Hanno così potuto registrare il fatto che, non appena hanno ricevuto i segnali del sonar, ad una distanza tra i 3 km ed i 10 km di distanza, le balene hanno smesso di alimentarsi e, poi, di nuotare.

Successivamente, invece, si sono messe di nuovo in movimento per allontanarsi dal e compiendo una serie di immersioni.”Ciò che dobbiamo ancora capire è il cambiamento del loro comportamento e come questo porti agli spiaggiamenti di massa”, ha detto DeRuiter.
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Una ricerca particolare è adesso svolta dagli scienziati per capire il rapporto tra le cause di disturbo sonoro dei cetacei e la loro conseguente inappetenza perché il fenomeno potrebbe avere delle conseguenze devastanti su molte specie di balene ed altri cetacei, già in via di estinzione, come è il caso della “balena blu” e di quella del “becco d’oca o di Cuvier”.

John De Giorgi