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I sindacati di nuovo uniti per il lavoro già pronti a criticare il Governo Letta

I sindacati di nuovo uniti per il lavoro già pronti a criticare il Governo Letta

I sindacati tornano insieme a Roma in Piazza San Giovanni per la prima iniziativa unitaria a sostegno dell’occupazione dopo dieci anni. Cgil, Cisl ed Uil sfileranno assieme e, di fatto, paralizzeranno la capitale perché la crisi economica, i tassi di disoccupazione e il distacco crescente tra giovani e lavoro sono arrivati a punte tali che non è certo il caso di continuare a mantenere diviso il fronte del lavoro. Il quale, invece, è opportuno resti sempre più unito e su di una base di maggior forza e realismo condivise.

E’ cambiato anche il quadro politico di riferimento. E’ cambiato il vertice di Confindustria, ora affidato a Giorgio Squinzi, guida della Mapei e della squadra di calcio del Sassuolo, appena portata per la prima volta in Serie A. Imprenditore abituato a rischiare di suo. Quindi, a lavorare il più possibile in accordo con dirigenti ed operai. Si vanta di non aver mai licenziato nessuno. A noi piace sapere che alla guida dell’organizzazione delle imprese italiane c’è uno così. Con lui è cambiato il corso delle cose in materia di rapporti capitale lavoro. Sembrerebbe che persino Maurizio Landini, il condottiero indomito della Fiom Cgil, sempre pronto ad attaccare Sergio Marchionne, sia meno polemico con i nuovi di Confindustria.

cgil2Del resto, il lavoro è già difficile trovarlo nelle condizioni in cui ci troviamo. Figurarsi se il clima sociale dovesse peggiorare. Quanti lavoratori in più si riuscirebbe a far ritornare a lavorare o ad assumere? I sindacati tornano uniti a San Giovanni sapendo che sono oltre 520 mila i lavoratori in cassa integrazione a zero ore dall’inizio anno. 460 i milioni di ore bruciate nei primi cinque mesi. In totale, i lavoratori coinvolti hanno perso circa 1,7 miliardi di euro con una riduzione del salario di circa 3.300 euro a lavoratore. Sono dati loro. Della Cgil, per essere precisi.

Si parla di 1,7 miliardi di Euro, cioè, non trasformati in risparmi o, molto più probabilmente, in spese e consumi. Si tratta, quindi, di soldi sottratti all’insieme dell’economia del Paese. Senza dimenticare le conseguenze pesanti per le famiglie che contavano su quei 3mila e 300 euro all’anno, mediamente mancanti per ciascuna di loro.

A Roma scenderanno così in tanti. Con i pullman e con i treni. Dal palco di Piazza San Giovanni sentiranno le voci della “trimurti” dirigenziale di Cgil Cisl ed Uil. Probabilmente sentiranno solo lamentele e grida d’allarme che i sindacalisti non possono non lanciare. Forse, però, non sentiranno delle autocritiche. Che pure loro dovrebbero fare. Sia per recenti cgil3responsabilità addossabili proprio a loro tre, sia soprattutto per quelle maturate nei decenni scorsi. Allorquando dai sindacati sono venuti pochi impegni verso l’innovazione ed il rinnovamento della struttura privata e di quella pubblica. Anzi, nel caso della seconda, non sono mancati gli sforzi per far parte dell’arrembaggio alla cosa pubblica, invece che richiami ad un impegno di equilibrio e trasparenza. Dobbiamo fare un elenco dei posti di comando in cui sono stati infilati sindacalisti a fine carriera?

I tre se la prenderanno con il Governo. Qual è l’italiano che non se la prende con il Governo? “Piove, Governo ladro”. Credo sia un’espressione intraducibile nelle altre principali lingue del mondo, a partire da quella inglese. Non perché non possa essere trovata una formula equivalente, a furia di pensarci e di tradurre. Il fatto è che, dalle altre parti, con molta più semplicità, un Governo o si tiene o si caccia. Non si sopporta o si fa finta di sopportarlo come abbiamo sempre fatto e continuiamo a fare noi italiani. Quante volte, visto che ci faceva comodo, abbiamo votato per qualcuno dicendo che ci turavamo il naso.

Susanna Camusso, che pure è donna intelligente e preparata, al pari di Luigi Angeletti, della Uil, e di Raffaele Bonanni, della Cisl, lo ha proprio anticipato esplicitamente: questo Governo ha solo chiacchierato, “tanti annunci e pochi fatti”. 022441 governoEppure Enrico Letta, non è una difesa, è solo una constatazione, è salito a Palazzo Chigi da pochi giorni. Ma da quando ha assunto l’incarico non ha fatto che parlare della necessità di aumentare il numero dei lavoratori, di dare lavoro ai giovani e così via.

Non lo ha detto solo in Italia. Anzi, lui ha capito con molto realismo che il discorso va portato in sede europea e internazionale. Enrico Letta ne ha parlato con i suoi partner comunitari e persinno a Barak Obama. Forse, i suoi portavoce hanno addirittura esagerato: sembrava che fosse l’unico a cui sta a cuore questa questione. Ovviamente non è così. Anche tanti altri paesi hanno il problema della disoccupazione. Enrico Letta, però, ha il merito di insistere con tenacia sull’argomento. Fino alla noia. Anche perché sa che nessuno può annoiarsi su un tema così lacerante per la società contemporanea.

Cosa voglio dire? Che forse i sindacati farebbero bene ad andare a San Giovanni a sostenere Enrico Letta e tutti quelli che vogliono sinceramente aumentare i posti di lavoro di cui c’è tanto bisogno. Evitando, nei limiti ragionevoli del possibile, anche la più piccola occasione per incrinare un fronte che deve essere, invece, compatto. Nel futuro, cgil6quando questa terribile crisi sarà superata, ognuno avrà modo per tornare a far presenti i suoi distinguo ed i suoi interessi di parte.

Forse il sindacato, così come ci pare abbia cominciato a fare il nuovo corso confindustriale, potrebbe portare un contributo innovativo. C’è la necessità che tutti si impegnino a superare i vecchi schemi, i riferimenti a stagioni che non torneranno mai più mentre, invece, è necessario riscoprire vecchie tensioni culturali ed etiche. Soprattutto quelle del bene e della responsabilità comuni.

Non basta continuare a prendersela con il Governo ”che ruba sotto la pioggia”. Non si può continuare a parlare del “teatrino della politica” se, poi, con quel teatrino che piace a tutti, averci a che fare. Basta che renda qualcosa.

E il teatrino, però, ha bisogno di andare avanti. Si approfitta di tutto per tenerlo in movimento. Anche perché c’è il secondo turno delle amministrative in Sicilia. Qual è il fine settimana in cui non si vota da qualche parte? I giornali devono scrivere ad ogni costo. Invece di diminuire, le pagine della politica, chiamiamola così, aumentano.

giosefa idemLa povera Ministra Iosepha Idem ha un commercialista un po’ sbadato, e giù fiumi d’inchiostro su qualcosa che è emendabile con un’ammenda se le autorità competenti lo riterranno necessario. Il fatto è che qualcuno di Ravenna, pensando di meritare chissà quali benemerenze di fronte alla Storia, ha pensato bene di tirare fuori un errore che, ammesso sia tale, possiamo commettere tutti.

La vicenda del Movimento Cinque Stelle si impreziosisce ogni giorno di una perla. Dopo l’espulsione della senatrice Adele Gambaro, la sua collega del M5S Paola Del Pin ha detto basta e ha deciso di dimettersi dal gruppo parlamentare dei seguaci di Beppe Grillo. Il quale continua a profetizzare la fine del Paese entro i prossimi cinque mesi.

La prospettiva non piace affatto a Matteo Renzi, che in vista di diventare il leader della rinascita del Pd e del Paese, gli rimprovera quello che, molto più modestamente, qualche giorno fa scrivemmo anche noi di RomaSettimnale.it: “Beppe, hai buttato via il biglietto (vincente) della Lotteria”.

Giancarlo Infante