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I rovinati dalle banche domani alla Leopolda per farsi sentire da Renzi. Gravi le conseguenze per l’intero sistema

I rovinati dalle banche domani alla Leopolda per farsi sentire da Renzi. Gravi le conseguenze per l’intero sistema

Sul web gira il messaggio del tam tam per tutti i rovinati dalle quattro banche per le quali il Governo Renzi ha appena varato il cosiddetto decreto “salva banche”, ma che per i piccoli investitori nei quattro istituti di credito ha significato perdere i loro risparmi: domani tutti alla Leopolda.

La Leopolda vuol dire la vecchia stazione di Firenze dove è nato politicamente Renzi e dove migliaia di persone imbufalite per la truffa di cui sono state vittime vogliono andare a far sentire la loro voce visto che il Presidente del Consiglio prova a rilanciare la sua iniziativa politica, riunendo nuovamente vecchi e nuovi amici.

Ovviamente, vogliono ricordare, come stanno dicendo in tutte le trasmissioni televisive che hanno scoperto improvvisamente il problema, che se si salvano le banche dovrebbero essere salvati anche coloro che vi hanno investito le loro risorse.

L’appuntamento se lo sono dato proprio nei pressi della Leopolda per ripetere le manifestazioni di proteste già organizzate nei pressi di Montecitorio dove hanno espresso, al grido “ladri, ladri”, tutta la loro rabbia forse neppure scalfita dalle promesse che, sia pure a mezza bocca, sono venute da parte del Ministro dell’Economia Padoan che però non ha parlato di risarcimento, bensì solamente di intervento “umanitario”.

Secondo molti analisti politici, il Governo Renzi starebbe sottovalutando il danno d’immagine che questa situazione sta creando al suo esecutivo, all’intero sistema politico ed alla credibilità delle banche.

E’ chiaro che la risposta a questa situazione di emergenza darà il segno di quel che il Governo vorrà fare perché dopo queste banche non si vada a colpire anche gli investitori di altre, a partire da quelle popolari, e persino gli obbligazionisti delle grande imprese.

Grande, infatti, è il rischio che si avvii un vero e proprio processo di sfiducia nei confronti degli istituti di credito che rischiano di perdere quella importante fetta di risorse assicurate dai medi e piccoli risparmiatori e che fino ad oggi si credevano essere tutelati dallo Stato. Adesso scoprono che così non è stato, perché tutti gli enti di vigilanza hanno latitato, ed hanno voltato la faccia dall’altra parte, e che così non sarà…

Alessandro Di Severo