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I giochi sono fatti. Letta respinge le dimissioni dei ministri del Pdl. Berlusconi deve decidere se subire o se rinchiudersi nel “bunker”

I giochi sono fatti. Letta respinge le dimissioni dei ministri del Pdl. Berlusconi deve decidere  se subire o se rinchiudersi nel “bunker”

La vigilia del dibattito sul Governo Letta si chiude con l’impressione che i giochi siano oramai fatti. Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri dimissionari del Pdl. Netta è la certezza che Alfano e compagnia hanno costretto Berlusconi ed i suoi “falchi” in un angolo. Le dimissioni respinte significano che chi le ha date è stato in grado di raccogliere abbastanza sostegno, soprattutto al Senato, per poter riannodare il ragionamento avviato con Enrico Letta ed interrotto bruscamente solamente sulla base di una decisione presa da Silvio Berlusconi con pochi intimi.

Tutti, adesso, possono parlare di un progetto di governabilità che spinga lo sguardo addirittura verso il 2015. Solo un progetto di ampio respiro, infatti, e di una certa durata, può dare ad Alfano e a gente come Cicchitto la forza sufficiente per erodere il campo su cui finora ha raccolto solamente Silvio Berlusconi. In cambio, il rinnovato gruppo dirigente del Centro Destra dovrà accettare il patto che la loro presenza al Governo non può più essere condizionata dalle vicende personali di Silvio Berlusconi. Anche il Centro Destra deve cominciare a scrivere una pagina nuova.

A questo punto le possibilità del capo del Pdl si riducono davvero al lumicino. O china la testa, accettando l’amara consapevolezza che il suo tempo è consumato e che i colpi di coda dei suoi fedelissimi, i cosiddetti “falchi”, non sono riusciti a i risolvere i suoi guai, oppure conduce la sua ultima battaglia fino all’ultimo respiro. Si rinchiude nel “bunker” attendendo un esito scontato.

Berlusconi farà allora retromarcia e finirà, anche lui, per votare nuovamente la fiducia ad Enrico Letta? Dopo tutte le docce scozzesi delle settimane scorse, però, è il caso di armarsi di santa pazienza e vedere come va a finire. Una cosa, però, è confermata: le cosiddette “colombe”interne al Pdl sono in grado oramai di dettare, loro, la linea. Alfano è giunto al punto di chiedere che tutto il partito ritorni sui propri passi e ridia la fiducia al Governo di Enrico Letta. Può darsi pure che lo ascoltino.
giovanardi
Carlo Giovanardi fa sapere a tutti che i “moderati” sono in tanti. Anche al Senato. Con il loro voto sono in grado di assicurare al Presidente del Consiglio ed al Presidente della Repubblica un pacchetto di voti tali da mettere al riparo Letta da ogni disimpegno berlusconiano e dei suoi “falchi”.

Da mugugni, dichiarazioni, soffiate ai giornali si capisce tutta la tempesta umana e politica che si sta consumando nel partito rimasto fermo nel passaggio da Pdl a Forza Italia. Sono gli stessi organi d’informazione di proprietà diretta dei Berlusconi o fiancheggiatori di Berlusconi che fanno sentire il rintocco “a morto” lanciato a destra e a manca dai sondaggi di opinione.

Il cavallo di battaglia preferito del Cavaliere, il sondaggio, l’abbandona e lo tradisce. Il Pdl sembra perdere addirittura il 6 per cento. Di colpo, lui scende al 23 per cento. Il Pd lo sopravanza. Considerando i risultati delle coalizioni, l’unica cosa che conta per il “porcellum” perché fa scattare i premi di maggioranza, Berlusconi arrancherebbe di nuovo dietro il Centro sinistra. Loro al 35 per cento e la sua coalizione al 33 per cento.

Sono voti che fanno pendere la bilancia interna a favore di Angelino Alfano. Il “delfino” mortificato che ha deciso di puntare i piedi. Molti parlamentari del Pdl temono Berlusconi. Ne conoscono le “nove vite”. Ma sanno anche che lui, dopo il 16 Ottobre, perde la cosiddetta “agibilità politica”, cioè per un anno sarà senza voce e non potrà comandare più nessuno.

Il Centro destra, con la “perdita” di Berlusconi, rischia di uscire di scena per un lungo pezzo. In molti, allora, pensano che sia il caso di ringraziare il cielo se si è creata, all’ombra dell’accoppiata Napolitano-Letta, la possibilità di leccarsi le ferite, restare in qualche modo in gioco, rinviare le elezioni, invece di andarle a cercare come vorrebbe fare Silvio Berlusconi.
letta napolitano
Napolitano, Letta ed il Pd, però, a questo punto vorranno delle precise garanzie che ricompattata la compagine non si ritorni di nuovo in alto mare quando il 4 Ottobre la Giunta delle Elezioni e delle immunità del Senato si esprimerà per la decadenza di Silvio Berlusconi e, poi, qualche giorno dopo quando la stessa decisione sarà ratificata a livello di Aula.

E’ in queste ore che la maggioranza del Pdl, o almeno la parte che vuole sopravvivere al tramonto del leader, deve decidere sul da farsi e varcare il Rubicone oltre il quale Alfano e gli altri, più o meno giovani del Centro destra, sanno che cammineranno sulle loro proprie gambe.

Che il momento sia decisivo, anche per le conseguenze che queste ore avranno pure tra Enrico Letta, Matteo Renzi e persino l’altro pretendente alla Segreteria, Gianni Cuperlo, che nell’attesa della verità del dibattito al Parlamento si sono incontrati ed hanno intanto deciso una cosa abbastanza saggia, se sapranno mantenerla: il silenzio.

Giancarlo Infante