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I DATI SULL’OCCUPAZIONE CI DICONO CHE RICREARE I POSTI DI LAVORO PERDUTI NON E’ FACILE – Arrivano i dati di giugno 2015 sull’occupazione che segnano un ulteriore calo degli occupati. Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, “i numeri di giugno confermano che siamo di fronte a dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi”

I DATI SULL’OCCUPAZIONE CI DICONO CHE RICREARE I POSTI DI LAVORO PERDUTI NON E’ FACILE  – Arrivano i dati di giugno 2015 sull’occupazione che segnano un ulteriore calo degli occupati. Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, “i numeri di giugno confermano che siamo di fronte a dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi”

 

Arrivano i dati di giugno 2015 sull’occupazione che segnano un ulteriore calo degli occupati. Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, “i numeri di giugno confermano che siamo di fronte a dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi”. Il premier Matteo Renzi afferma che “è tutto comprensibile: col Jobs Act abbiamo stimolato l’occupazione, fatto un grandissimo investimento, ma sappiamo che l’occupazione è l’ultima cosa che riparte dopo un periodo di crisi”.

La verità è che recuperare i posti di lavoro perduti per strada non è affatto né facile, né tanto meno scontato. E’ probabile che i mesi a venire ce lo confermeranno con un andamento alternato.

I numeri a cui si riferiscono le dichiarazioni di Poletti e di Renzi sono quelli provvisori sull’andamento provvisorio del mercato del lavoro dell’Istat, che a giugno 2015 registra un calo degli occupati dello 0,1% rispetto al mese precedente: da maggio, infatti, gli occupati sono scesi di 22mila unità. 40mila sono invece gli occupati in meno rispetto allo stesso mese del 2014 (-0,2%).

Quella dei dati sull’occupazione sembra una e vera propria altalena, che se a volte ha fatto cantare vittoria ai sostenitori del Job Acts in altre ha invece rappresentato un sostegno alle tesi di chi si è da sempre opposto alle nuove norme sul lavoro introdotte dal governo Renzi. A maggio gli occupati erano scesi dello 0,3%, dopo che ad aprile c’era stato un aumento dello 0,6%.

Cresce invece il tasso di disoccupazione, che si attesta al 12,7%, facendo registrare un incremento dello 0,2% rispetto al mese di maggio. In quest’ultimo la percentuale era stata stazionaria rispetto ad aprile, quando invece si era verificato un calo dell’0,2%. Il numero dei disoccupati è salito di 55mila unità (1,7%) su base mensile, e di 85mila unità (2,7%) nei dodici mesi, a fronte di un aumento dello 0,3% del tasso di disoccupazione.

L’Istat spiega che “il tasso di occupazione, pari al 55,8%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a giugno 2014, l’occupazione è in calo dello 0,2% (-40mila), mentre il tasso di occupazione rimane invariato”. L’istituto specifica anche che “l’aumento del numero di disoccupati negli ultimi 12 mesi è pertanto associato ad una crescita della partecipazione al mercato del lavoro, testimoniata dalla riduzione del numero di inattivi”.

Questi ultimi sono diminuiti a giugno dell’0,1% rispetto a maggio; se si considera il trimestre aprile-giugno 2015 la riduzione è dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

Per quanto riguarda i giovani, gli occupati tra i 15 e i 24 anni scendono del 2,5%. Rispetto al mese precedente a giugno il tasso di occupazione giovanile diminuisce dello 0,3% e il numero di giovani disoccupati aumenta del 5,2%. A giugno cresce dello 0,6% l’incidenza dei giovani della fascia d’età 15-24 anni sul totale dei giovani della stessa età, che arriva all’11,5%: in altre parole, poco più di un giovane su dieci è disoccupato. Aumenta anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, in crescita dell’1,9% rispetto a maggio: il tasso è pari al 44,2%, il livello più alto dal 1977, anno di inizio delle serie storiche.

Non si è fatto attendere il commento della Cgil: secondo la segretaria confederale Serena Sorrentino, “i dati Istat, che evidenziano le oscillazioni mensili dell’occupazione, soprattutto quella giovanile, l’instabilità di quest’ultima e il legame proporzionale tra inattivi e disoccupati, dovrebbero trasformarsi in un elenco programmatico per il governo”.

Non giungono buone notizie neanche dai dati Eurostat, che mettono in evidenza come nell’eurozona il tasso di disoccupazione a giugno sia rimasto stabile all’11,1% rispetto a maggio e sia calato di mezzo punto percentuale rispetto ad un anno prima. L’Italia è il quinto Paese del’Unione Europea con la disoccupazione più alta, dopo Grecia (25,6%), Spagna (22,5%), Cipro (16,2%) e Croazia (15,3%).

Giorni fa era arrivata anche la doccia fredda dal Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale il tasso di disoccupazione nel nostro Paese rimarrà alto nel medio termine e saranno necessari venti anni per tornare ai livelli precedenti alla crisi. Alle previsioni dell’Fmi aveva risposto il ministero dell’Economia sostenendo che la stima secondo la quale occorrerebbero venti anni per tornare ai livelli pre-crisi “è basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte”.

Andrea Pranovi