UltimaEdizione.Eu  > 

Horror a Roma in un quartiere ” bene” – di Giuseppe Careri

Horror a Roma in un quartiere ” bene”  – di Giuseppe Careri

A volte la realtà della vita supera la più azzardata delle fantasie.

E’ il 15 agosto e Roma è attraversata da un’estate torrida. Le strade del centro città sono semi deserte. La sera una nomade apre un cassonetto della spazzatura e lancia un grido di terrore: all’interno vi sono due gambe di una persona a cui sono stati recisi entrambi gli arti legati con un nastro adesivo. Dopo lo sgomento iniziale e in preda al terrore si rivolge al vicino commissario per denunciare quanto aveva visto poco prima.

I poliziotti, inizialmente increduli, la seguono nel quartiere della borghesia di Via maresciallo Pilsudski, e costatano l’orribile spettacolo di due gambe gettate nel cassonetto dei rifiuti. Ulteriori indagini portano alla scoperta dell’altra parte del corpo di una donna abbandonato a Via Guido Reni, sotto casa dell’assassino.

Grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza l’uomo viene rintracciato immediatamente e condotto in questura per i primi interrogatori. Confessa subito dopo un tentativo di sviare le indagini: ha ucciso e smembrato la sorella. Si chiama Maurizio Diotallevi 63 anni, laureato disoccupato.

La donna, Nicoletta, 58 anni, è appena torna a casa dopo una vacanza in un paese nordico. Il fratello l’aspetta all’uscita del bagno. Con una cinghia la strangola. Poi, con la mente esaltata e ormai priva di controllo, le taglia le gambe con due seghetti e un coltello da cucina. Infine, chiude la povera donna in due sacchi neri e li getta in due differenti cassonetti. “Erano due mesi che avevo maturato l’intenzione di ucciderla”. dichiara Maurizio Diotallevi agli  inquirenti. “Lei mi umiliava in continuazione, spesso anche davanti a mio figlio di 16 anni”.

All’origine dell’orrendo omicidio c’è certamente una situazione economica difficile. La donna, unica a lavorare, gestisce le poche entrate dal suo lavoro precario e dall’affitto ricavato da un loro appartamento a via Guido Reni. Probabilmente il caldo torrido di questa estate, la vacanza in Svezia della sorella, le liti continue, il sentirsi continuamente umiliato, hanno  spinto la mente offuscata del fratello a commettere il delitto e a sezionarne poi il corpo per nasconderlo agli inquirenti.

E’ una delle tante storie che periodicamente irrompono su giornali e televisioni di tutto il mondo.

Sempre a Roma, nel marzo del 2016, a un festino di sesso e droga, due uomini ottenebrati da droga e alcol massacrano un ragazzo, Luca Varani, con trenta tra coltellate e martellate fino a provocarne la morte per dissanguamento, una tortura inflitta per ben due ore a un ragazzo costretto a drogarsi. “L’abbiamo fatto”, hanno poi dichiarato i due assassini, “per vedere l’effetto di una persona che muore”. Marco Prato, uno degli assassini, successivamente si suicida in carcere;  il suo compagno Manuel Foffo, è condannato invece a 30 anni di carcere,

Ancora delitti efferati contro giovani donne indifese. E’ il 1975: un’atroce delitto scuote la piccola cittadina di mare di San Felice Circeo, a sud di Roma. Il delitto viene commesso da tre ragazzi della  borghesia romana contro due giovani donne. I tre “pariolini” massacrano di botte le due ragazze, le seviziano e poi le stuprano. Da quelle violenze inaudite si salvò solo Donatella Colasanti, una ragazza di appena 17 anni; dopo gli abusi subiti per un giorno intero, Donatella si salva fingendosi morta. L’altra ragazza, Rosaria Lopez di 19 anni more, invece, dopo atroci e indicibili sofferenze.

E poi i numerosi delitti del nazista Ludwig capace di uccidere, nell’arco di otto anni, 28 persone per lo più emarginate: tossicodipendenti, omosessuali, prostitute, indegni di vivere questa vita. Le vittime furono uccise a colpi di martello, con la scure, a coltellate.

In molti di questi delitti compare spesso la droga, l’esaltazione di essere più forti e pronti ad affrontare prove impegnative, anche se in senso negativo. In realtà, il delitto horror è commesso quasi sempre da persone fragili, frustrate, privi di personalità, falliti ed emarginati in una società che non sempre è in grado di dare un indirizzo, un lavoro, un’istruzione a coloro che più di altri ne avrebbero estremo bisogno.

E’ probabile che l’aumento di questi delitti efferati, che sfuggono il più delle volte alla comprensione umana, sia dovuto al tipo di società che abbiamo creato in tutti questi anni. Una società priva ormai di valori, che privilegia la corsa al denaro, al successo facile, alla competizione ossessiva per essere i primi della classe, privilegiando pochi a danno di molti. A ciò si aggiunga l’espandersi nella nostra storia moderna di siti pubblicati sul web, non frequentabili fortunatamente da tutti gli utenti, che promuovono sesso estremo, omofobia, rapporti sadomaso, cannibalismo e incontri particolari che nulla hanno a che vedere con la crescita civile di un paese moderno.

Sarà necessario, per non abbandonare la nostra civiltà e i nostri valori fondanti,  fare più attenzione, molta più attenzione e studio, alle famiglia, alla scuola, alla formazione delle nuove generazioni; occuparsi realmente dei bisogni reali della popolazione, dei loro desideri, i loro sogni spesso cancellati e vanificati da una società che preferisce la polemica politica di bottega, sempre fine a se stessa,  anziché impegnarsi a costruire un futuro migliore da regalare a noi e ai nostri figli e nipoti.

Giuseppe Careri