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Grecia: notte senza accordo. Rinviato vertice dei 28. Germania rigida. Si attende la Bce

Grecia: notte senza accordo. Rinviato vertice dei 28. Germania rigida. Si attende la Bce

La notte è passata senza che fosse possibile trovare un accordo l’ennesima volta sembrato  invece ottimisticamente a portata di mano. I creditori e molti paesi europei non vogliono cedere e, anzi, secondo tanti commentatori, rendono sempre più pesanti le richieste perché il loro obiettivo è politico: far cadere il governo di Alexis Tsipras e far tornare alla guida dell’esecutivo di Atene uomini  più vicini. Gli stessi, comunque, che hanno creato l’attuale situazione e che già l’anno scorso gettarono la spugna di fronte alle richieste dei debitori per il rientro dal debito.

Salvo il miracolo di un accordo di prima mattina, la vera risposta, sia pure momentanea, alla situazione deve adesso venire dalla Bce perché sarà la Banca europea diretta da Mario Draghi a dover decidere se rinnovare gli aiuti alle banche greche, in modo che almeno continuino a fare erogare ai bancomat le poche decine di euro ancora autorizzate per il ritiro da parte dei greci. E’ comunque molto probabile che gli istituti di credito elleniche restino ancora chiuse.

La Germania appare come la punta di diamante dell’esteso gruppo di paesi  oramai determinati a fare uscire la Grecia dalla zona euro. Magari per un periodo limitato di cinque anni. Nessuno, però, vorrebbe assumersi questa responsabilità e, così, sembra che le trattative si trascinino, sempre pronte ad essere interrotte, con scarse possibilità di giungere ad uno sbocco positivo.

E questo nonostante alcuni capi di governo continuino a lavorare per recuperare un accordo in extremis, come è nel caso del francese Hollande e dell’italiano Renzi i cui annunci di intese prossime, però, sono state smentite con una certa continuità nei giorni scorsi.

Dall’altro lato, Tsipras vede ridursi i suoi margini di manovra e, soprattutto, la maggioranza che ha nel Parlamento greco dove aumentano le tensioni  tra i gruppi di sinistra ed estrema sinistra che sostengono il suo esecutivo. Tsipras sa che non può andare oltre nell’accoglimento delle richieste di Bruxelles e del Fondo monetario internazionale senza rischiare di perdere tutto ciò che ha costruito nell’ultimo anno contrastando decisamente la politica di austerità imposta alla Grecia negli precedenti cinque anni.

Tsipras sa, anche, che mancando ogni base giuridica all’ipotesi dell’uscita di un paese dalla zona dell’euro, oltre che indicazioni pratiche non previste dagli accordi istitutivi della moneta unica, non sarà facile buttare fuori la Grecia a meno che non siano gli stessi greci a farlo.

Una situazione che, in questo momento, appare dunque senza sbocchi. Rinviato il vertice dei 28 dell’Unione, in un primo momento convocato per la firma dell’atteso accordo, non è neppure chiaro quali forme eventuali potrebbe assumere una qualunque forma di intesa, in modo tale da mettere insieme i cocci rimasti sul tavolo.