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Gli inutili annunci miracolosi del G7 sulla riduzione delle temperature

Gli inutili annunci miracolosi del G7 sulla riduzione delle temperature

Fa parte del gioco e così facciamo anche noi finta di credere che davvero abbiano parlato di certe cose i sette del G7 riuniti avendo di fronte il magnifico scenario delle montagne bavaresi dove hanno approfittato dell’ospitalità della Cancelliera Angela Merkel.

Facciamo finta di credere che abbiano letto fino in fondo le note preparate da zelanti scrittori di appunti che non mancano mai in una delegazione degna di questo nome.

Facciamo finta di credere che tutti loro sette credano davvero di essersi riuniti per partorire delle “decisioni storiche”. Soprattutto in materia di salvaguardia dell’ambiente.

Facciamo finta, infine, di credere che sappiano davvero valutare bene le cose che stanno facendo strombazzare sulle prime pagine dei giornali, ora che lasciano le amene terre bavaresi e tornano sulla Terra di noi comuni mortali, fatta non solo di prati rigogliosi e sfolgoranti vette innevate sullo sfondo.

Gli annunci fanno accapponare la pelle dall’emozione: abbasseremo la temperatura del globo di due gradi, aboliremo l’uso delle sostanze fossili entro il 2100, e via così in un apoteosi di autoesaltazione che sta veramente coinvolgendo tutti quanti noi, fino a questi annunci, sempre più preoccupati per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ora possiamo preoccuparci un pò meno?

Leggermente più incerta sembra l’affermazione sulle riduzioni delle emissioni nell’atmosfera entro il 2050, cioè entro 35 anni: calerà dal 40 al 70 %. Non è una differenza di poco conto attestarsi su l’una o l’altra cifra. La spiegazione di una “forbice” così aperta è semplice: tutto dipenderà dall’ampiezza della risposta mondiale.

Già, la risposta mondiale. Ad occhio e croce, vedendo i sette del G7 riuniti per la foto prima del commiato, ci si immagina dietro a loro poco più di un miliardo e 300 milioni di persone che vivono, ma si fa solo per dire, nei paesi cosiddetti ricchi. Si fa per dire perché i veramente ricchi sono poco più del 5 %, di tutta questa gente, cioè intorno ai 60 milioni. Gli altri trottano ogni santo giorno per mettere la famiglia a tavola ed assicurare a tutti i suoi componenti una vita abbastanza decorosa.

All’appello, in ogni caso, mancano circa 5,3 miliardi di persone per raggiungere il totale di sette miliardi degli esseri umani che vivono anche al di fuori dalle terre del G7. Per costoro, purtroppo, l’occuparsi della questione ambientale in molti casi appare ancora come un lusso che non possono ancora permettersi. Se non usano il carbone, o la legna, ma la cosa cambia poco, non mangiano o non si riscaldano.

I filtri sugli obsoleti camini delle loro fatiscenti industrie sarebbero ben più che un lussuoso optional per realtà produttive che vanno avanti grazie ad operai ed operaie, a cui spesso si mischiano bambini e bambine, il cui compenso giornaliero a mala pena supera i pochi dollari.

In India e in Cina, paesi che da soli raccolgono ben oltre due miliardi di esseri umani, non è proprio così facile trovare dappertutto i raffinati strumenti che oggi consentono a noi occidentali, grazie alla domotica, di regolare a distanza riscaldamenti, condizionatori d’aria e così via in modo da raggiungere gli obiettivi fissati in maniera del tutto astratta da 7 persone che si riuniscono ogni tanto e fanno scrivere ai giornali sui futuri destini del mondo.

Questi annunci roboanti dimostrano solamente come i nostri leader arrancano nell’affrontare i problemi del mondo, si affannano a promettere risultati clamorosi sapendo benissimo che, come già accaduto tantissime altre volte nel passato, si tratta di chiacchiere vuote.

In questo caso specifico, poi, a leggere contro luce le dichiarazioni della Baviera, viene fuori un’amara verità: non ci sono gli estremi per giungere in tempi brevi a decisioni davvero efficaci e condivisibili da tutti i paesi del mondo per introdurre nuovi meccanismi di produzione e di “sfruttamento” della nostra Terra. Chissà cosa accadrà di qui a 35 anni, figurarsi in 85 anni, se continuiamo a bruciare sostanze fossili ai ritmi attuali…

Giancarlo Infante