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Gli Agnelli hanno vinto di sicuro, l’Italia forse. Si è avverato il sogno dell’Avvocato, portare Torino a Detroit

Gli Agnelli hanno vinto di sicuro, l’Italia forse. Si è avverato il sogno dell’Avvocato, portare Torino a Detroit
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Che gli Agnelli siano stati i beneficiari di una sorta di miracolo è fuori di dubbio. Che questo miracolo possa giovare anche alla salute dell’industria e dei lavoratori italiani dell’auto sarà tutto da dimostrare. Per ora quello che si può fare è riconoscere i meriti di quel signore che ha bandito giacca e cravatta anche nelle occasioni importanti. Questo signore, che ha fatto del minimalismo nel vestire il suo marchio di fabbrica si chiama Sergio Marchionne. Chissà cosa avrebbe pensato di lui Gianni Agnelli che dello stile, anche nel vestire, aveva fatto un culto. Tanto da commettere volontariamente delle sgrammaticature, come il cinturino dell’orologio sopra il polsino della camicia o il nodo asimmetrico della cravatta, pur di affermare il suo dominio assoluto sulle mode e sul gusto.

1agnelli12 marchionneProbabilmente davanti al maglioncino di Marchionne l’avvocato sarebbe inorridito. Ma immediatamente dopo in segno di gratitudine per il miracolo che il manager italo canadese ha compiuto a favore dei discendenti della sua famiglia, avrebbe probabilmente coniato uno di quei soprannomi rinascimentali che prediligeva: se per Del Piero scomodò il Pinturicchio, per l’amministratore della ex Fiat, forse avrebbe evocato Michelangelo o Leonardo.

Che Marchionne per gli Agnelli abbia compiuto un capolavoro credo che nessuno possa essere di parere contrario. Nemmeno il leader della Fiom, Maurizio Landini. Anche se ha ragione chi mette un interrogativo grosso come una casa sul fatto che il capolavoro possa finire per giovare anche all’industria dell’auto italiana e agli operai che vi lavorano.

1a1010 fcaIn che cosa consiste il capolavoro di Marchionne? Per valutarne la portata bisogna fare un passo indietro a quando Giovanni Agnelli, qualche tempo prima di morire, con l’intenzione di mettere al riparo l’azienda e garantire un futuro alla sua numerosa famiglia decise di vendere la Fiat alla General Motors. L’Avvocato accondiscese alla cessione della sua creatura agli americani a patto, però, che il passaggio di proprietà fosse differito di qualche anno. Insomma lui, che precedentemente aveva rifiutato una offerta della Ford liquidando la proposta con un “ognuno deve comandare in casa propria” evidentemente non voleva essere presente al momento del passaggio delle consegne alla General Motors. E infatti morì nel 2003 prima che la vendita fosse concretizzata.

1agnelli2Giovanni Agnelli, morendo si perdette, però, anche il primo tempo del miracolo poi realizzato da Marchionne: la General Motors, arrivato il giorno delle scadenze per di non accollarsi la Fiat pagò ai torinesi i 3500 miliardi di vecchie lire di penale previsti dal contratto in caso di recessione.

Fu la prima boccata d’ossigeno per gli Agnelli che erano ormai alla canna del gas. Poi venne Marchionne il quale, prima tappò qualche buco con il successo della nuova 500, poi convinse Obama a cedergli, gratis, una buona fetta della Chrysler sull’orlo del fallimento.

Il resto è cosa di questi giorni la Fiat non è più italiana, e ora si chiama Fca. Ma gli Agnelli, da proprietari di una fabbrica italiana sul punto di chiudere ora si ritrovano proprietari di una fabbrica americana che l’anno scorso ha realizzato 2,700 miliardi di utili.

Ditemi se questo non è un miracolo. Se poi l’aureola di Marchionne riuscirà a fare effetto anche su i lavoratori della Fiat e sull’industria italiana, che è la cosa che ci deve stare più a cuore, sarà tutto da verificare, anche se san Ferrari, san Maserarti e san Alfa Romeo lasciano ben sperare.

Claudio Pavoni

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