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Giorgio Napolitano ed Enrico Letta 35 anni dopo a Roma in via Caetani dove fu trovato il corpo di Aldo Moro

Giorgio Napolitano ed Enrico Letta  35 anni dopo a Roma in via Caetani  dove fu trovato il corpo di Aldo Moro

Era il 9 maggio 1978. A Roma 35 anni fa veniva rinvenuto il corpo senza vita di Aldo Moro. Con il Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana non veniva solo uccisa la vera mente pensante del partito italiano più importante di allora. Non mancarono, ma furono davvero pochi, quanti in quelle ore drammatiche del ritrovamento della Renault rossa, in via Caetani, a due passi dalle sedi di DC E PCI, in piazza del Gesù e in via delle Botteghe Oscure, intuirono subito che, assieme a lui, ci si avviava verso la fine anche di una lunga stagione della democrazia italiana, così come era stata conosciuta nei decenni precedenti.

Con la morte di Aldo Moro erano, infatti, gettate le fondamenta di una nuova fase della Repubblica italiana. Quella che si sarebbe sviluppata all’insegna del superamento dei grandi partiti di massa coesi ed organizzati attorno ad una solida visione ideale o ideologica, com’era nel caso soprattutto del Partito Comunista Italiano. Il sequestro da parte delle Brigate Rosse non a caso fu definito, anche da loro stesse, un vero e proprio colpo al cuore lo Stato.

moro4Un’espressione che, per quanto imprecisa e fuorviante, perché Aldo Moro non era lo Stato, identificava, giustamente, nel leader democristiano lo statista capace di improntare, fin dalla Costituente, la sua azione in una continua opera di ascolto, di attenzione, di coinvolgimento di forze politiche altrimenti destinate a seguire una deriva estremistica e sterilmente al di fuori delle istituzioni, se non contro di esse.
Oggi, così, si può capire che quello di Moro, ancorché non cercato e non voluto, sia stato un autentico “ sacrificio”.

“Nel senso che attorno al politico pugliese, con un’ intera vita dedicata al rispetto ed all’allargamento degli spazi di libertà e della democrazia, ruotavano tutti quegli equilibri delicati da cui è regolata la vita pubblica e che consentono alla società di sviluppare tutte intere le proprie potenzialità e capacità.”

Moro pagò con la vita il suo coerente credere in un atteggiamento definibile, persino, prima umano e, poi, semmai politico, sempre ispirato alla comprensione delle ragioni anche dell’altro.
Era così in politica interna, era così sullo scacchiere internazionale per cui molto ha fatto nei rapporti con il Mediterraneo, in particolare.

Non a caso il ritrovamento di via Michelangelo Caetani del 9 Maggio 1978 colpì il mondo intero, tanta era la fama conquistata in tantissimi paesi del mondo e tanta la sorpresa per un gesto così radicale contro un “uomo buono, mite, moro2 via-fani_1_originalsaggio, innocente ed amico”, come lo definì Papa Paolo VI.

Aldo Moro, a differenza di tanti politici attualmente operanti, sapeva coniugare la tradizione con l’innovazione, l’ardire con la prudenza, il tacere con la necessità di spiegare minuziosamente, se necessario, cose che sembravano già chiare e precisate ma che meritavano insistenza e passione.
Suoi linguaggi e stili sono da considerare forse del tutto irripetibili.

Di lui non riusciamo a dimenticare una frase pronunciata poco tempo prima del sequestro e della morte. Un’esortazione ancora valida per l’Italia dei nostri giorni: “ la stagione dei diritti si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere”. In questi 35 anni, nonostante i numerosi processi contro i brigatisti autori del sequestro Moro, nel corso del quale persero la vita cinque agenti di scorta, alcuni aspetti della vicenda non sono stati ancora chiariti.

Senza dubbio alcuno sono invece gli sbocchi politici che si sono determinati subito negli anni a seguire.
Oggi, Aldo Moro è stato ricordato solennemente in coincidenza con la Giornata delle vittime del terrorismo dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dalle altre massime autorità della Repubblica.

Giancarlo Infante