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Franco Guarino esploratore: le mie avventure sui “Grandi Fiumi” alle sorgenti del Rio delle Amazzoni

Franco Guarino esploratore:  le mie avventure sui “Grandi Fiumi”  alle sorgenti del Rio delle Amazzoni

Che la storia dell’uomo sia scritta soprattutto lungo il corso dei fiumi è risaputo, ancora oggi dove c’è acqua potabile c’è vita. Milioni di persone vivono lungo il corsi d’acqua, grandi e piccoli che siano,dalle sorgenti alla foce. Io sono nato sulle rive del golfo di Taranto, una zona dove scorrono i fiumi, o forse sarebbe meglio dire fossi o torrenti, più piccoli del mondo, come il Galeso, lungo solo 900 metri, o come il Tara, che nasce dalle colline della Murgia tarantina. Le loro acque scorrono invisibili nelle crepe calcaree sotterrane, prima di emergere a pochi metri dal mare Jonio.

Nel tempo, grazie alle mie ricerche geografiche in tutto il mondo nell’ambiente internazionale e poco affollato degli esploratori, mi sono guadagnato il titolo dell’Uomo dei Grandi fiumi. Un titolo meritato dopo aver esplorato le sorgenti geografiche, gli affluenti e il corso, appunto, dei grandi fiumi del mondo intero.
Ancora oggi sulla localizzazione delle sorgenti e la lunghezza dei grandi fiumi esistono dibattiti e valutazioni differenti tra gli esperti geografi. E’ possibile, quindi, trovare differenze anche nelle pubblicazioni scientifiche ed educazionali.

Ho percorso gli itinerari di molti fiumi, in particolare i sistemi del Rio delle Amazzoni, il Nilo, Mississippi, Azzurro e numerosi altri. Esplorazioni avventurose che avrò modo gradualmente di raccontare. Ho citato i più lunghi, ma parlerò dell’esplorazione e della navigazione su altri grandi fiumi che fanno parte della mia “collezione”. A proposito di “collezione”, fino a pochi anni fa, ne avevo una forse unica al mondo: cinque piccole ampolle che contenevano le acque sorgive dei fiumi più lunghi della Terra, del Nilo, del Rio delle Amazzoni, del Mississippi, Tigri e l’Eufrate. Queste ampolle poi si sono disperse nei miei tanti trasferimenti, nel nomadismo che hacaratterizzato gran parte della mia vita e che ancora continua.

rio4L’esplorazione di questi fiumi ha avuto scopi diversi. Intanto, quello di raccogliere dati socio culturali sulle popolazioni, la flora, la fauna e le condizioni ambientali dei vari ecosistemi. L’argomento che ho scelto di raccontare è quello che riguarda il Rio delle Amazzoni, il fiume che mi ha dato la soddisfazione più grande, avendo localizzato per primo la sorgente geografica nel 1979, nel cuore delle Ande Peruviane. Sulla lunghezza del fiume ancora oggi si dibatte. Lungo circa 7000 km, il suo bacino idrografico di 6.915.000 km2 è considerato il più ampio del mondo.

Il Rio delle Amazzoni scorre attraverso il Perù, la Colombia (per un breve tratto) e il Brasile, confluendo, con una foce ad estuario, nell’oceano Atlantico, dopo aver attraversato da ovest a est una vasta area geografica definita “bacino dell’Amazzonia”, comprendente naturalmente la grandiosa la foresta amazzonica.

Il fiume nasce nel Nevado Mismi, a 5600 metri sul livello del mare (Dipartimento di Arequipa, in Perù). In esso sfociano infatti circa 10.000 affluenti, di cui ben 18 con lunghezza superiore a 1.000 km. Il tratto iniziale viene denominato Apurimac e, più a valle, viene chiamato Ene. Quindi assume la denominazione di Rio Tambo. Quando il Tambo si unisce al Rio Urubamba, il fiume viene chiamato Ucayali. Alla confluenza di quest’ultimo con il Marañón, il fiume assume la denominazione di Rio delle Amazzoni. Dalla frontiera Colombia-Brasile viene chiamato “Solimões” (per il tratto fino alla confluenza con il Rio Negro). Oltre questo punto il fiume viene chiamato anche dai Brasiliani “Rio Amazonas”.

Il mio viaggio è iniziato dalla foce di Belem, città portuale sull’oceano Atlantico. Ho poi risalito il fiume con varie imbarcazioni, spesso realizzando escursioni lungo tratti dei numerosi affluenti. Ricordo che fu Amerigo Vespucci, alla fine GUARINO3del 1499, a vedere per primo la foce di questo fiume. Quindi con Vespucci, nel mio piccolo, posso vantare una storia in comune per quanto riguarda il Rio delle Amazzoni. Vespucci alla foce, Guarino alle sorgenti geografiche.

Non sono mancate avventure di tutti i generi attraversando numerose regioni difficili, spesso soggette a improvvisi cambiamenti climatici e ambientali, che sfiancano il fisico e fanno cadere in depressione chiunque. L’incontro con popolazioni anche assai diverse tra loro oltre che da noi, animali e piante non è sempre stato facile. Ma tutto sommato, con prudenza, si possono evitare molti dei problemi ascoltando i consigli di chi vive lungo i fiumi. Tra i problemi che ho avuto, quelli più pericolosi sono stati provocati da insetti, da piccoli animali a volte invisibili, oppure da piante fino ad allora per me sconosciute, alcune delle quali medicamentose e infidamente velenose.

Il corso del Rio delle Amazzoni muta in base alla quantità variabile delle piogge nel corso superiore del fiume, anche a centinaia di chilometri di distanza. Molte specie di pesci marini, nel tempo, di sono adattate all’acqua dolce, e in alcuni tratti amazzonici si possono trovare addirittura degli squali.

Ritornando al sistema fluviale del Rio delle Amazzoni, posso informare su un’altra curiosità: il fiume è collegato con l’Orinoco, attraverso un piccolo fiume che si chiama Casiquarie, lungo 326 km., che scorre principalmente in Venezuela e parte del suo corso determina il confine con la Colombia. Le sue caratteristiche “idrauliche” sono, se non uniche, assai rare. Il Rio delle Amazzoni non ha una sorgente vera e propria, ma ha origine da una biforcazione dell’Orinoco sulla sua riva sinistra. Superata la città di Iquitos, in Perù, il fiume non è più navigabile da grandi navi oceaniche. Il corso prende direzione sud rio6nelle regioni amazzoniche Colombiane prendendo il nome di Rio Solmoes prima di entrare nelle valli montagnose delle Ande Peruviane.

In Perù il sistema fluviale cambia nome a seconda delle regioni attraversate: Rio Ucayali, Maranon, Apurimac. Il tratto torrentizio finale è composto dal Rio Chaqueta, Chaurananta fino alla laguna di Parhiuana a 5000 metri di altezza, poco sotto il Nevado Mismi. Un vulcano non più attivo la cui cima si chiama, appunto, Mismi che raggiunge i 5600 metri. Dal versante opposto, verso l’oceano Pacifico, nasce il Rio Colca, il tutto nella regione del Chivay, non lontano da Arequipa, la città di lava bianca dal colore della pietra con la quale sono stati costruiti tutti gli edifici principali del suo centro storico che, nel 2000, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Nell’inverno 1978 le sorgenti geografiche del Rio delle Amazzoni non erano ancora state mai localizzate con esattezza, nonostante la disponibilità di rilevazioni satellitari e di sempre più nuovi e sofisticati strumenti. Quindi, dopo la necessaria preparazione e documentazione, mi recai nell’ultima località abitata prima dell’entrata nelle regioni della pampa di alta quota andina che porta al Cerro Mismi.

Sostai quindi a Coporaque, villaggio di campesinos abitato da poche migliaia di peruviani, situato a 3600 metri di quota. Oggi risulta essere abitato da 60.000 persone ed è diventata base turistica per le escursione sulle montagne andine e nei Canyon del Rio Colca. L’incontro con gli indigeni fu difficile, molta la diffidenza verso lo straniero che non si capiva bene cosa venisse a fare da quelle parti. Mi arrangiai accampato nella cantina di un piccolo locale dove veniva servita birra. Su una panca di legno stendevo il mio sacco a pelo e posavo il mio zaino. Gli avventori mi guadavano curiosi e presto nel paese si sparse la voce. Pian piano con il gestore del locale cominciai a prendere confidenza, all’inizio, nonostante la disponibilità a offrirmi una sorta di riparo per la notte, era stato molto distaccato e perplesso.

GUARINO1Cominciai a spiegare i motivi della mia presenza. Quando più o meno capì disse che non avrei trovato nessuno che mi avrebbe seguito verso l’ignoto, in una valle che nemmeno loro conoscevano. Ancora oggi in quelle zone, non ci sono motivi validi per spingersi oltre i quattromila metri, un mondo deserto abitato solo da alcune alpache, vigogne e voli di condor.

Conobbi Carmelo, un campesinos giovane. Era sposato e aveva un figlio. Nella sua casa di legno quando pioveva o nevicava l’acqua entrava dentro dal tetto di paglia. Mi portò a casa e mi fece vedere l’umidità anche sui letti, il suo sogno era un tetto di lamiera. Presi la palla al balzo e proposi patto. Se lui fosse venuto con me, al ritorno gli avrei comprato la lamiera per fare il tetto. Naturalmente non poteva decidere, in quanto come da molte parti nel mondo la decisione finale la prendono le mogli.

Così per alcuni giorni attesi la risposta. Quando ebbe il consenso della moglie, mi consigliò di comprare un asino per portare i pesi della nostra mini spedizione. Poi andammo al mercato e nei negozietti del paese per comprare l’occorrente per stare via almeno un mese. Eravamo attenti a non appesantirci molto, scegliendo tutta roba leggera, anche i cibi. Viveri leggeri e duraturi, biscotti, amuchina, medicinali, polvere di cocco e mathe di coca per la fatica e doloro vari.

Caricato l’asino,salutammo con brevi gesti e iniziammo a salire lungo un sentiero che anticamente collegava le capitali peruviane del regno Incaico. Il nostro obbiettivo era quello di arrivare ai piedi del vulcano Mismi camminando su una verde pampa di alta quota, cosparsa di paludi dovute allo scioglimento dei ghiacci dei nevai oltre i 5000 metri. Alpache, rare vigogne grigie e alcuni grandi condor accompagnavano la nostra salita, la nostra lenta salita.

rio10Avevo alcune cartine militari della zona. Le difficoltà erano spesso create dalla nebbia. La fretta l’avevamo subito esclusa, quindi le soste erano obbligate, non si poteva rischiare andando verso l’ignoto, dove nessuno era mai stato. Ai fianchi della vallata si trovano zone rocciose con numerose caverne, alcune erano piccoli cimiteri incaici ,tombe con statuette votive. In Perù avevo avuto modo di seguire alcuni sentieri nelle zone incaiche. Collegavano le loro capitali compreso Cuzco e Vilcabamba.

A proposito di Vilcabamba, vecchia misteriosa capitale incaica, nel 1976 avevo partecipato alla ricerca dei resti di questa città nascosta nella selva. Partecipai con alpinisti e archeologi peruviani del club andino, al ritrovamento di Vilcambamba. Fu un evento di grande valore archeologico e storico, di interesse mondiale. Salendo verso il ghiacciaio Mismi mi orientavo guardando la carta storica dei sentieri incaici che avevo elaborato nel museo incaico di Lima. Un’altra carta, topografica e geologica, l’avevo modificata aiutato da peruviani. Comunque anche a quei tempi a nessuno interessava il posto dove nasce il Rio Amazonas.

Costeggiando alcuni torrenti procedevo tranquillo. Carmelo e l’asino seguivano senza problemi anche ad alta quota. Passammo Natale e Capodanno sotto la tenda. Carmelo, quando faceva troppo freddo, tentava di far entrare anche l’asino, ma l’animale non voleva stare allo scuro con noi. Restava fuori ben coperto con sacchi di yuta e stava in piedi appena davanti alla tenda.

Ricordo una notte di tormenta di neve. Ci trovavamo intorno ai 5000 metri non lontano dalla punta del Mismi, circa 600 metri sotto. Quella notte freddissima, non so come mai, l’asino cadde sulla tenda, proprio dalla parte dove stavo io. Pensavo che si sarebbe rialzato, invece rimase fino all’alba in quella posizione e con il contatto fisico ci scaldammo a vicenda.

rio50 mismiAll’alba distesi le carte di orientamento cercando di sovrapporle, con la bussola riuscii a localizzare la cima del vulcano spento Mismi e il torrente che scendeva dal ghiacciao. Lasciai l’asino vicino alla tenda, e con Carmelo facemmo il giro della pampa seguendo la parte terminale di un piccolo torrente che si chiama Chaurasanta che poi si allargava in una conca chiamata laguna Parhiuana, che vuol dire fenicotteri.

Camminare a 5000 metri non mi creava problemi, ma il percorso misto, tra rocce, pietre e attraversamenti di paludi era una via crucis. Erano giorni che non toglievo dai piedi gli stivali anfibi, i dolori erano insopportabili.

I primi giorni di gennaio 1979 riuscii a localizzare sotto il ghiacciaio una piccola caverna rocciosa vulcanica da dove sgorgava uno zampillo di acqua. Lentamente, riempii il contenitore di un rotolo di diapositive. Poi sulla cartina segnai il punto esatto della sorgente geografica, che era quella del Rio Amazzoni, un momento sognato, emozionante e direi guadagnato.Anche se poi accertai che il grande fiume, di fatto, aveva più di una orgine. Ma la sorgente era quella, senza alcun dubbio.

Da dove mi trovavo a 5600 metri sulle Ande, l’Atlantico distava quasi 7000 km, mentre alle mie spalle si trovava l’Oceano Pacifico. Mangiammo due biscotti, scattai qualche diapositiva, mentre Carmelo immortalò con una cinepresa a pellicola super 8 il momento della posa del gagliardetto peruviano del Club Andino, quello di Santa Margherita Ligure dove abitavo con mia figlia Greta e poi quello di Taranto dove sono nato.

GUARINO4 sorgentePrima che ci cogliesse la nebbia, rientrammo alla tenda sotto la vetta, sul pianoro sottostante, e vidi una vigogna grigia che attraversava un canalone. Era la prima che vedevo lassù. Festeggiammo l’avvenimento con una razione in più di cocco in polvere. Era la terza notte a quota 5000, avevamo camminato per quasi un mese oltre i 4000 metri. Ci aspettava il ritorno. L’asino nella nebbia fu molto utile, riconobbe, infatti, tutto l’itinerario dell’andata, guadava i torrenti gelidi come se niente fosse, un vero miracolo della natura, un animale utile e intelligentissimo.

Camminavo lentamente per il bruciore dei piedi, non potevo togliermi gli stivali oramai praticamente incollati alla carne viva dei piedi senza più pelle. Non avevo il coraggio nemmeno di tentare di guardali. La sofferenza, comunque, fa parte delle avventure e bisogna essere preparati anche a questo, rimanendo lucidi nelle decisioni pure difronte all’ignoto. Era infatti la prima volta che l’uomo si avventurava dove il Rio delle Amazzoni nasce.

Durante il lento ritorno al villaggio, i condor ci volavano intorno, si avvicinava e allontanavano a seconda della velocità del nostro cammino. Carmelo mi disse che capiscono quando un essere vivente è in difficoltà, vigilano per attaccare al momento giusto con i loro grandi artigli.

Le Ande sono le Ande, altre difficoltà rispetto ad altre catene dove ero stato, altri animali, altre vegetazioni, altra geologia. Le popolazioni sono gente semplice, discendenti degli Incas, musei viventi. Arrivammo al villaggio di Coporaque al tramonto, nessuno si accorse di noi. Finalmente entrammo nella capanna di Carmelo, sua moglie si voltò appena, nessun gesto, continuò a girare il mestolo nella pentola come se non fossimo mai partiti nè arrivati. rio23 cop casaDormimmo per terra. Regalai l’asino a Carmelo, poi come promesso andammo in paese a comprare le lamiere per costruire il tetto, cosi le piogge non avrebbero più invaso la casa. Gli avevo detto che non gli avrei dato soldi, altrimenti li avrebbe spesi tutti in birra.

Gli chiesi dove fosse un ospedale, così mi accompagnò più a valle dove si trovava un consultorio per le donne andine. Dentro ebbi un apparizione: una dottoressa svedese, bionda e piacente. Parlandole in spagnolo spiegai che non ricordavo da quando tempo non togliessi gli stivali. Lei capi subito e fu la salvezza. Ursula, così si chiamava, era di Stoccolma. Si occupò per quindici giorni di me. Tagliò subito gli stivali, disinfettò e fasciò i piedi, poi con il Land Rover mi porto nella città bianca di Arequipa. Dopo qualche giorno di riposo presi l’aereo per Lima. Gli amici alpinisti del Club Andino vennero a prendermi all’aeroporto, poi andammo al Club a festeggiare l’impresa.

Trovai ad attendermi alcuni giornalisti, un capitano del’aeronautica a cui spiegai il posto esatto delle sorgenti del Rio delle Amazzoni. La cartina che avevo disegnato lassù fu poi custodita nel piccolo museo del Club Andino.

rio99 707Ricordo il volo della British Caledonian in prima classe sdraiato con la poltrona del Boeing 707 reclinata di 180 gradi come fosse un letto. Avevo, come sempre, il biglietto di classe economy, assolutamente il meno costoso, ma a bordo e anche prima dell’imbarco mi trattarono da Vip. Qualcuno vedendo foto e resoconti sui giornali mi era evidentemente accorto di me. Quasi tutti i passeggeri del jet erano in fila a chiedermi autografi, mentre dal finestrino salutavo le Ande che si allontanavano………

A Londra cambiai aereo. Durante la sosta in aeroporto telefonai a casa. Non so chi avvisò la Rai di Genova… Al “Cristoforo Colombo” trovai sotto la scaletta del Dc9 i colleghi che mi intervistarono per i Telgiornal delle 13 e delle 13,30 il Tg2 e il Tg1. La dottoressa svedese Ursula venne poi a trovarmi in Italia e diventammo amici. Greta, mia figlia, mi aspettava, ansiosa e terribilmente felice di rivedermi. Mi chiese dove fossi stato. Le dissi: “Vai dal fotografo e fai sviluppare le foto …. cosi potrai vedere la sorgente del Rio delle Amazzoni, a cui io avevo dato già il suo nome.

Franco Guarino