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Francesco ed il Giubileo di Misericordia. L’amnistia del Papa è quella cristiana che abbraccia tutti e non esclude nessuno. Anche quelli che non lo capiscono

Francesco ed il Giubileo di Misericordia.  L’amnistia del Papa è quella cristiana che abbraccia tutti e non esclude nessuno. Anche quelli che non lo capiscono

Il tam tam è subito partito: il Papa chiede l’amnistia per il Giubileo alle autorità italiane. In alcuni casi, questo tam tam appariva subito genuino. In altri, invece, si respirava il solito, evidente tentativo di provare a strumentalizzare nuovamente l’idea di Papa Francesco di indire un Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia cristiana.

Una prima strumentalizzazione è stata quella di trasformare una intera stagione di riflessione, pentimento e perdono che il Papa vede come un fatto intimo e personale in un business da “grandi opere” per far affluire soldi e finanziamenti a Roma, e non solo.

Non a caso, Francesco subito ha ritenuto opportuno precisare che non c’è assolutamente bisogno che i cristiani partecipino al Giubileo recandosi a Roma, perché la loro Roma è il Cristo che possono trovare in se stessi e in ogni chiesa, in tutte le parti del mondo.

La seconda strumentalizzazione, quella di queste ultimissime ore, tende a riaprire, mettendone lo spunto sulle labbra e nel cuore del Papa, la discussione sull’amnistia che per mesi e mesi ha costituito il filo rosso, più o meno esplicitato, del dibattito politico italiano degli anni scorsi.

Un tema su cui, stando ancora lui al Quirinale, si era molto speso anche il Presidente Giorgio Napolitano senza riuscire, però, a far mettere in cantiere un provvedimento sui carcerati italiani. Proprio perché forte era, e resta, la diversità di opinioni sulla concessione di un atto di clemenza del genere. Di cui anche molti politici, alcuni dal nome illustre, avrebbero finito per trarre vantaggio.

Si sarebbe, forse, risolto l’aspetto più dirompente della crisi edilizia e strutturale delle carceri nostrane, ma si sarebbe forse aperta un’ulteriore frattura nella società italiana che aspetta altri tipi di interventi per il sistema giudiziario nazionale.

Così, non appena si è saputo che il Pontefice aveva scritto a Monsignor Rino Fisichella esprimendo l’auspicio che anche il prossimo Giubileo, al via l’ 8 dicembre, costituisse un occasione per la concessione di una “grande amnistia”, tutti i giornali si sono lanciati sulla notizia con una veemenza che ha reso necessaria una sollecita precisazione di padre Lombardi, il Direttore della Sala Stampa Vaticana : “Le parole del Papa sui carcerati nella lettera a monsignor Rino Fisichella, in cui afferma che ‘il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia’, non sono un appello di carattere giuridico: si tratta di una lettera indirizzata a Fischella, quindi interna alla Chiesa, non alle autorità italiane”.

Del resto, non si capirebbe perché Francesco dovesse rivolgersi solamente alle autorità italiane, visto il Giubileo riguarda il mondo intero.

Bastava in ogni caso leggere il testo completo della missiva per capire come la dimensione della riflessione del Papa assurge a tutta un’altra impostazione richiamando, ovviamente, in primo luogo il riscatto interiore del peccatore ed un’assunzione da parte sua di nuova consapevolezza che, in molti casi, non può che essere raggiunta dentro il carcere dove si sconta una doverosa pena, perché “meritevoli” di essa.

“ Il mio pensiero- scrive Francesco-  va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà”.

Certo, dobbiamo constatare, resterebbe comunque bello se dappertutto si cogliesse questa occasione per la riconciliazione, il perdono e la misericordia a livello collettivo sublimando il percorso privato ed intimo. Quindi, nel rispetto delle leggi, delle tradizioni e delle opportunità specifiche di ogni realtà, sarebbe bello se fosse possibile dare un segno tangibile della partecipazione di tutti gli uomini, e quindi anche delle istituzioni attraverso le quali organizzano la loro vita civile, a questo iniziativa di riscatto, singola e collettiva, con un segno di perdono anche legale e giudiziario, là dove perseguibile e frutto di un autentico rigeneratore riscatto interiore.

Con la stessa lettera, Francesco annuncia l’estensione a tutti i sacerdoti della possibilità di assolvere dal peccato le donne che hanno abortito e a questo riguardo padre Lombardi precisa che ci si trova dinanzi ad una “manifestazione di misericordia in termini più accessibili e disponibili da parte della Chiesa: non è un’attenuazione del senso di gravità del peccato: la misericordia c’è  ma i sacerdoti che preparano la confessione devono far capire la gravità di questo crimine e aiutare a comprendere in un percorso di conversione”. Senza cioè che la decisione del Papa venga interpretata come un minimizzare la gravità di un atto come l’aborto.

Infine, a conferma del senso di riconciliazione che deve ispirare il Giubileo, il Papa ha deciso che per quanto riguarda l’indulgenza concessa in occasione dell’evento, siano riconosciute valide anche tutte le celebrazioni tenute nelle chiese dei seguaci della Fraternità di San Pio X, quelle cioè dei tradizionalisti anti conciliari del vescovo Lefebvre.

Mentre concludiamo queste modeste note giunge l’eco dell’ennesima polemica di Matteo Salvini con Francesco. Il messaggio del Giubileo di Misericordia cristiana, ne siamo certi, è rivolto anche a lui ed ai suoi. Nel suo intimo, lo capirà.

Giancarlo Infante