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Francesco dopo l’Africa. Continuiamo a fare “pulizia” nella Chiesa

Francesco dopo l’Africa. Continuiamo a fare “pulizia” nella Chiesa

Papa Francesco ha concluso il suo viaggio in Africa entrando nella principale moschea di Bangui ed è tornato a Roma dopo aver abbracciato e salutato i musulmani della Repubblica Centrafricana e quelli di tutto il mondo. Torna a Roma dove trova il pieno sviluppo il processo sul cosiddetto caso Vatileaks che ha riproposto con forza i tanti mali che da tempo, lo ha sottolineato anche il Pontefice, affliggono la Santa Sede.

Il Papa aveva avuto un accenno alla questione della corruzione nella Chiesa già quando si era scagliato proprio in Africa contro questo male della società moderna paragonato da Francesco allo zucchero, il quale fa sì che ci ammaliamo tutti di diabete.

Rivolto alle classi dirigenti del Continente nero, il Pontefice ha poi aggiunto esplicitamente di riferirsi anche alla corruzione che si annida in Vaticano.

Una corruzione, ha detto Francesco, per lottare la quale i cardinali decisero di votare per Papa Benedetto XVI a cui si deve, ha spiegato, l’inizio di una battaglia per fare pulizia che nonostante tutto andrà avanti con l’impegno dei cardinali.

Il Papa è proprio entrato nel merito della vicenda della fuga dei documenti per cui sono finiti sotto processo, con monsignor Lucio Vallejo Balda (ex segretario della Commissione Cosea sulle finanze vaticane) e Francesca Immacolata Chaouqui, anche i giornalisti italiani Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

Dopo aver riconosciuto che la nomina di Balda e della Chaouqui è stato un errore, Francesco ha parlato indirettamente anche dei due giornalisti coinvolti sostenendo che “è importante che la stampa, sia libera che confessionale, denunci la corruzione. Ma la stampa deve dire tutto senza i suoi tre peccati, che sono disinformazione, calunnia e diffamazione”.

Intanto nel mondo forte resta l’eco per gli interventi del Pontefice sull’odio e il no alla violenza e alla guerra, in particolare a quella perpetrata in nome di una religione o di Dio. “Dio è pace, ha detto Francesco, sulla necessità che la gente veda riconosciuti i suoi diritti al lavoro, all’educazione e alla casa “.

Numerosi i commenti sull’insistenza con cui Francesco è voluto andare ad ogni costo a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, nonostante le preoccupazioni che hanno sempre circondato questa parte del viaggio. Preoccupazioni che, ad un certo punto, sembravano crescere fino a spingere per la cancellazione della tappa finale perché troppo pericolosa, come spiegò il segretario di Stato, Parolin, soprattutto per i rischi che avrebbero potuto correre tutti i fedeli che si sarebbero presentati per vedere e salutare il Papa.

Invece, è andato tutto bene e Francesco ha ripagato gli africani in generale e gli abitanti della Repubblica Centrafricana anticipando l’avvio del Giubileo della Misericordia e l’apertura della Porta Santa proprio in questa terra che costituisce davvero l’estrema periferia del mondo.

Una periferia fatta di fame, miseria, malattia e guerra. Proprio per questo da meritare, come ha detto esplicitamente Francesco, di diventare il “centro spirituale del mondo” da cui parte la ricerca e l’offerta della Misericordia per tutta l’umanità.

Poco conta che la Porta Santa aperta da Francesco sia stata quella semplice e modesta di una cattedrale che poco ha che fare con lo sfarzo e le luci di altre che si trovano nelle parti più ricche del mondo.

Papa Francesco abbracciato dalle folle dell’Africa. Prima quelle del Kenya, poi quelle dell’Uganda. Sia l’Africa in crescita o delle grandi città come quella di Nairobi, poi quelle delle bidonville dove si raccoglie un’umanità abbandonata e reietta. “Qui mi sento a casa”, ha detto il Papa incontrando quella che è una delle peggiori sofferenze del mondo.

E’ probabile che Francesco abbia visto in questi luoghi rimossi dal resto del mondo situazioni molto simili come sono quelle costituite dalle baraccopoli dell’America latina, in generale, e quelle argentine e di Buenos Aires, dove lui ha vissuto, in particolare.

Il Papa ha ancora una volta parlato di tutti i temi che caratterizzano il suo messaggio che a lui piace definire senza spunti personali, ma direttamente collegato a quello evangelico di Gesù. Così, dopo aver parlato dell’ambiente e della necessità di salvaguardare la natura, Francesco ha gridato con forza che educazione e lavoro, oltre che un tetto sotto cui vivere, siano assicurati a tutti.