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Fissate dal Governo le linee della riforma costituzionale

Fissate dal Governo le linee  della riforma costituzionale

L’annuncio è roboante. Per i risultati vedremo. Il Consiglio dei Ministri ha varato il Disegno di Legge che fissa le procedure per l’esame delle riforme costituzionali da approvare. Il Ministro della Riforme, Gaetano Quagliariello, ha parlato di “crono programma” e di tappe dell’iter. Sembra tutto chiaro: a fine maggio del 2014 ci dovrebbe essere la prima lettura alla Camera, agli inizi del settembre successivo la prima lettura al Senato. Per l’ottobre del 2014 la seconda deliberazione delle Camere e poi il varo conclusivo.

Il ddl sulla riforme prevede che ‘gli esperti’ nominati dal governo terminino il loro lavoro in tempo per la costituzione del ‘comitato dei 40’. In questo modo “i lavori di revisione del Parlamento non si sovrapporranno mai col lavoro della commissione di esperti. Il Parlamento avrà non solo una piena sovranità, come è ovvio, ma anche il campo sgombro da altri organismi”. Viene ovvia la domanda: ma se si tratta di esperti consulenti del Governo perché dovrebbe esserci una “sovrapposizione”

Questo linguaggio da addetti ai lavori, comunque, sta a significare che intanto lavorano i consulenti nominati dal Governo. Parliamo, ovviamente, di tutta gente degnissima che non viene da Marte. E’ stata scelta con il bilancino dai partiti. Poi, non appena Camera e Senato avranno nominato ciascuna i suoi 20 componenti, entrerà in scena il cosiddetto “Comitato dei 40”. Napolitano incontra i dieci saggiToccherà a loro andare di fretta per portare nelle aule parlamentari un testo che, poi, deve essere votato ed approvato quattro volte, due per assemblea. Possibilmente, con una maggioranza superiore ai tre quarti in modo da evitare un possibile referendum abrogativo come è già capitato alla riforma votata due legislature fa. Insomma, il ministro Quagliariello ha detto che sarà ragionevole attendersi l’approvazione della riforma in 18 mesi.

Da profano e stando non proprio vicinissimo ai palazzi del potere politico e delle istituzioni mi chiedo perché non fosse più semplice, ovvio e veloce affidare tutto alle Commissioni di Camera e Senato per gli Affari Costituzionali. Non sono, in fondo, quelle composte da esperti del ramo? Mo! Si vede che era necessario fare in maniera diversa.

La questione dei 18 mesi é ricorrente da un po’ di tempo a questa parte. Ne ha parlato per primo il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, quando indicò questa linea temporale quale limite della durata del suo Governo. Poi, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, però frainteso, è sembrato dire, sostanzialmente, la stessa cosa. Il Quirinale ha smentito in termini molto duri i giornali che continuano ad attribuirgli quel pensiero. Perché in effetti lui ha parlato di tempi ”ragionevoli” entro i quali è possibile chiudere sulle riforme. Nel dire ciò non intendeva affatto preconizzare un governo “a tempo”.

grillo5 letta_priorit_meno_tasse_sul_lavoro_e_napolitano_avverte_vigiler_sui_partiti-330-0-365408A questo punto è stato gioco forza pure per l’onorevole Enrico Letta chiarire che il suo esecutivo potrebbe durare fino al 2018, cioè per tutta la naturale vita della legislatura. In ogni caso, questo 18 sta diventando il numero magico del mondo politico italiano. La cosa sembrerebbe far ben sperare perché il 18 non è indicato tra i numeri in ritardo nelle estrazioni del Lotto. Invece, il “Comitato dei 40” avrà molto meno tempo a disposizione per svolgere il suo lavoro in sede referente e passare la parola alle Assemblee di Camera e Senato. Queste avranno tre mesi ciascuna per l’esame in prima lettura.

Tutti i ministri più coinvolti con il provvedimento varato, in particolare Gaetano Quagliariello e Dario Franceschini, si sono sbracciati a dichiarare che loro hanno il massimo rispetto per il Parlamento. Ci mancherebbe altro! Il fatto è che, se si vorranno rispettare i tempi fissati, resi stringenti dalle norme in materia di modifiche da apportare alla Carta Costituzionale, il Parlamento si potrebbe trovare di fronte alla scelta: o mangi la minestra o salti dalla finestra!

Gaetano Quagliariello, per le riforme, e Dario Franceschini, per i rapporti con il Parlamento, infatti, saranno i due ministri maggiormente impegnati a fronteggiare i problemi nel corso del dibattito parlamentare e riforma24 bis quagliariellosaranno, quindi, esposti a quanti protesteranno perché potrebbero avere l’impressione di trovarsi di fronte all’imposizione di un percorso e di un contenuto su cui le idee sono proprio tante e non sempre chiare.

Ci sarà, poi, da mettere nel conto una possibile azione di ostruzionismo parlamentare esplicita da parte delle opposizioni, o di una parte di esse. Così come un possibile ostruzionismo strisciante, ma non per questo meno pericoloso, operato da larghe parti della attuale maggioranza che proprio non credono alle linee riformatrici su cui sembrano indirizzati Silvio Berlusconi ed i suoi. Niente di più facile che qualcuno pensi, ad esempio, ad inserire in questo dibattito la questione del “conflitto d’interesse” che, poi, sarebbe meglio definire “conflitti di interesse”. Perché non ci sono solo quelli del senatore Silvio Berlusconi.

In Parlamento, in attesa delle agitazioni che accompagneranno il provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri, c’è stata maretta al Senato dove il Presidente Pietro Grasso ha polemizzato con i parlamentari del gruppo Cinque Stelle in merito a precedenti procedure di voto. Poi, invece, c’è stato un voto corale sulle commissioni speciali.

E’ rimasto solo un po’ di amaro in bocca al Sel, che comunque ha avuto la sua presidenza al Senato con la riforme26roberto-fico-movimento-5-stelle-presiedera-la-commissione-sulla-vigilanza-rai.aspxGiunta delle elezioni e delle immunità. Il voto corale ha riguardato l’elezione alla presidenza del Copasir, cioè la commissione di vigilanza sull’attività dei servizi segreti, del leghista Dario Stefano e dell’esponente del Movimento Cinque Stelle, Roberto Fico.

Due le riflessioni da fare. L’elezione dell’onorevole Fico avviene a poche ore dagli insulti rivolti da Beppe Grillo ai giornalisti, in generale, e a quelli della Rai, in particolare. Viene, quindi, da chiedersi il perché di questa decisione dei seguaci di Grillo i quali, finora, hanno voluto solo chiudersi nel loro dorato isolamento senza mai compromettersi in un voto con gli altri partiti. Valeva la pena di venire meno a questa regola solo per una presidenza di commissione che, di fatto, da un pezzo, non conta più nulla?

Giancarlo Infante