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Europa tra Brexit e problemi con la Turchia

Europa tra Brexit e problemi con la Turchia

In questi giorni il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione dove chiede la sospensione dei negoziati sull’adesione della Turchia all’Unione Europea. Il documento, approvato dai parlamentari socialisti, verdi, conservatori e  liberali, ha ottenuto 479 voti a favore, 37 contrari e 107 astenuti. Ad opporsi alla sospensione delle trattative sull’adesione di Ankara all’Unione Europea sono stati la maggior parte dei paesi membri ai quali si è aggiunta Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea.

Il motivo scatenante di questa decisione, peraltro non vincolante, è da ricercare nella totale mancanza dei diritti umani, nella feroce repressione dei dissidenti, dei massicci arresti, anche di giornalisti, e degli indiscriminati licenziamenti messi in atto dal Presidente Turco Erdogan dopo il fallito Golpe di Luglio. La risoluzione approvata, anche se simbolica, incontra, però, la perplessità di Francia e Germania che temono forti ripercussioni di Ankara.

Il Presidente turco, infatti, ha già fatto sapere che in caso di non ingresso nella Comunità Europea, il suo paese aprirà i varchi agli emigranti che creerebbero non pochi problemi all’Unione Europea, Italia compresa. “Ci aspettiamo che i leader dell’Unione Europea si ribellino a questa mancanza di visione; l’Ue dovrebbe decidere se in futuro vuole continuare con la Turchia o senza la Turchia”, ha dichiarato il Presidente Yildirm Erdogan.

I principali leader europei affronteranno il tema della risoluzione in un incontro che si terrà a Bruxelles nel prossimo dicembre. Il confronto tra Parlamento Europeo e Turchia dovrà chiarire quale sarà il futuro dell’Unione Europea visti i continui sbarchi e relativi problemi degli immigrati che provocano continui contrasti fra i paesi aderenti e  sorprese non sempre prevedibili. Del resto, continuano le richieste di ingresso nell’Unione Europea; hanno fatto domanda di entrare la Macedonia, la Serbia, la Bosnia, l’Albania.

Manifestazioni Ankara pro Erdogan

Manifestazioni Ankara pro Erdogan

Ma uno dei paesi più importanti dell’Europa, ha deciso una strategia diversa. Infatti, il recente referendum inglese è’ stato uno schiaffo improvviso, violento, ma certo non proprio inaspettato all’Unione Europea. L’addio della Gran Bretagna con il referendum di giugno di quest’anno, anche se ottenuto con uno scarto di voti minimo, il leave è passato con il 51,9% dei voti, ha sorpreso solo in parte gli osservatori di tutta Europa.

Dai dati ricavati dal referendum risulta che a votare contro la permanenza nell’Unione Europea siano stati in grande maggioranza gli anziani, coloro considerati i meno disponibili a dipendere da un’Unione Europea formata da ben 27 paesi in gran parte con storie politiche e tradizioni diverse l’una con l’altro. Del resto non meraviglia nessuno che l’isola di Sua Maestà imperiale è stata per anni una nazione che ha vissuto spesso in uno splendido isolamento, con un proprio stile di vita, proprie regole, unità di misure, la moneta.

Diversamente da altri paesi, la Gran Bretagna, infatti, oltre a un grande umorismo e un notevole self control, ha le proprie unità di misura in yard, e poi la libbra, la pinta, Faehrenheit, l’unità di misura della temperatura, la guida a sinistra e, ancora fattore più importante, la sterlina che ha voluto a tutti i costi mantenere anche dopo l’ingresso nell’Unione Europea. Adesso ci si chiede quali saranno le conseguenze economiche e politiche di una nazione che dovrà affrontare in futuro anche il problema della Scozia che ha già  chiesto alla Corte Suprema di effettuare il referendum per rientrare nell’Unione Europea.

Egoisticamente i  vantaggi della GB uscita dalla comunità europea sono quelli di non accettare più le quote senza controlli di immigrati nel proprio paese che pesano sulla sanità, sui servizi pubblici, su trasporti e sui posti di lavoro; e poi il vantaggio di avere meno burocrazia, legiferare senza il controllo assillante dell’Unione Europea, risparmiare i 20 miliardi annui che la Gran Bretagna versa nelle casse dell’Unione Europea.

Per contro l’uscita dalla comunità europea significa per la GB essere più isolata, rinunciare ai ricchi investimenti degli altri paesi membri, avere difficoltà notevoli negli scambi commerciali con l’Unione Europea che dovrà negoziare prima di uscire definitivamente dall’Europa. Non a caso il Primo Ministro di Sua Maestà Britannica, Theresa May, in una intervista al Sunday Times ha dichiarato di non dormire la notte per le sorti dei negoziati con L’UE sulla Brexit. “Possiamo fare della Brexit un successo, ha sottolineato Theresa May, ma questi problemi sono realmente complessi  e dobbiamo ottenere il miglior accordo possibile per il Regno Unito”.

Ma l’aspetto più inquietante per il Regno Unito rimane la volontà espressa dalla Scozia di rientrare nella Comunità Europea e, di conseguenza, staccarsi, separarsi definitivamente dalla Gran Bretagna con le turbative, le lotte e gli scontri che solo la storia ci può aiutare a immaginare e a prevedere nella sua drammaticità.

Il tempo ci dirà chi avrà avuto ragione.

Giuseppe Careri