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Ettore Roesler Franz l’artista che diventa testimone della Roma del suo tempo e dello scempio che verrà

Ettore Roesler Franz l’artista che diventa testimone della Roma del suo tempo e dello scempio che verrà

Ettore Roesler Franz. Il grande acquarellista di Roma. In realtà, guardando le sue opere, scopriamo che, oltre all’artista, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “testimone”.

L’ultimo “testimone” di una Città Eterna colta negli attimi finali di un passaggio dopo il quale si troverà in larga parte definitivamente trasformata, se non addirittura deformata.

Quella che egli rappresenta, infatti, è una Roma di cui tante immagini sono destinate a scomparire subito dopo il passaggio dei bersaglieri italiani attraverso la breccia di Porta Pia.

Roesler Franz quel giorno intuisce che sta per giungere un inevitabile scempio dello storico e caratteristico arredo urbano, delle ville e di molti angoli di una città che, fino ad allora, aveva sapientemente affastellato il sovrapporsi del passato in un qualcosa di organico ed assolutamente unico ed irripetibile.

L’artista avverte che, per una sincera o una strumentale visione ideologica della cosiddetta “modernità”, si finirà per modificare radicalmente una buona parte del tessuto cittadino. Sia perché la ritrovata capitale dell’Italia ha bisogno di più nuovi e ben più numerosi edifici, sia perché i nuovi governanti intendono lasciare un proprio marchio, diverso, sulla città dei papi.

Certo, Roesler Franz non può immaginare quale sarà la reale portata di questo scempio. Forse, molto più ampio di quello da lui temuto. Intuisce, però, che qualcosa di irreparabile sta per capitare alla sua città e a quel patrimonio storico, culturale, urbanistico e naturalistico che costituisce parte pulsante della sua stessa vita quotidiana ed assorbe completamente il suo afflato artistico.

Ponte

Ponte

E’ il momento di un’Italia diversa. Rampante e con la voglia di demolire ed innovare. Già pronta per innescare quella girandola di speculazioni e scandali che, purtroppo, sono duri ancora a morire ai nostri giorni.

Ma se oggi molto di quel male affare riguarda soprattutto gli aspetti della cosiddetta sovrastruttura dell’economia, cosa del resto comprensibile in una società avanzata, post moderna, è ovvio che a fine ‘800 le speculazioni principali non possono che interessare quasi esclusivamente i terreni e le grandi aree vuote da riempire di costruzioni, mancando quasi ogni forma di realtà industriale e finanziaria.

L’artista, allora, suo malgrado, diventa “ante litteram” un ambientalista ed un cultore del patrimonio storico ed urbanistico anticipando quella sensibilità che solo dopo oltre 60 anni sfocerà nei movimenti cosiddetti “verdi” o in quelli impegnati nella difesa e salvaguardia del patrimonio artistico del territorio.

A Roesler Franz, così, alla sua puntigliosità, costanza e continuità nell’immortalare le tracce più belle ed intriganti di questa Roma ancora reale, dobbiamo la testimonianza viva di un intero cammino umano con la trasmissione di immagini vere, oltre che di un’atmosfera unica ed irripetibile.

Egli finisce per costituire il sigillo più maturo di quel Gran Tour che ha fatto diventare Roma una parte viva ed insostituibile di un processo di formazione basato sulla ricerca profonda e raffinata del bello e del senso della consapevolezza dell’intera evoluzione storica, così come è andata sviluppandosi nella cultura occidentale.

C’è un luogo in Roma dove ogni giorno si perpetua questo suo impegno. E’ il Museo di Roma, nella Piazza di Sant’Egidio di Trastevere, dove esiste una collezione di 120 sue opere ciclicamente esposte in questa struttura culturale di proprietà del Comune di Roma.

Il ciclo organizzato in questi mesi, la cui conclusione è prorogata al 13 settembre, sotto il titolo “La Roma di Ettore Roesler Franz”, permette di seguire il cammino dell’artista attraverso 40 sue opere.

Tra queste spiccano quelle che raccontano gli squarci di una Roma legata ad una parte vibrante del suo tessuto oggi, invece, quasi negletta e quasi nascosta. E’ quella del Tevere e della vita pulsante legata al fiume.

Baracche di pescatori al Ponte Rotto

Baracche di pescatori al Ponte Rotto

E’ anche quella delle vie e delle case medioevali che appaiono immutate nel tempo. O di piccoli, delicati scorci che oggi sappiamo essere esistiti solamente perché ce li ha conservati lui.

Un artista eccezionale che nelle sue opere riversa non solo una tecnica raffinatissima, ma anche un denso e fortissimo amore per le immagini di un mondo che grazie a lui non scomparirà mai.