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Enrico Letta corre a Milano e rassicura sull’ Expo 2015

Enrico Letta corre a Milano  e rassicura sull’  Expo 2015

Enrico Letta non ha proprio dimenticato la grande lezione dei vecchi politici di una volta da cui è stato tirato su, sul finire della cosiddetta Prima Repubblica. Dopo il giro, di ben due giorni, per le capitali europee che contano, non appena si è liberato di beghe e beghette romane, è corso a Milano che, nonostante tutto, resta la capitale economica del Paese.

A quelli del Nord ha detto, ovviamente, quello che volevano e dovevano sentirsi dire: “Il successo di Expo 2015 rappresenta una priorità del governo. E’ una scelta che il Paese sostiene e può rappresentare per l’Italia un fondamentale volano di ripresa”. Ovvero, “via subito la riforma Fornero e meno vincoli per chi assume giovani a contratto”.

Noi tutti, sappiamo che il nuovo Presidente del Consiglio si riferiva anche alla fase preparatoria dell’importante evento mondiale. Perché, altrimenti, significherebbe restare altri due anni in una situazione che, lo dicono anche gli ultimi dati dell’Istat sull’occupazione, sta diventando insostenibile.

La visita milanese ha avuto al centro anche la sistemazione dei vertici dell’Expo, con la nomina a commissario unico dell’amministratore delegato Giuseppe Sala. expo6 sala215036178-347ab0f8-5d51-44f2-a769-dfae977eb3f8Si spera così che si possa procedere oltre nella consapevolezza che, comunque, non può essere il solo Expo a risollevare l’economia di un paese di 60 milioni di abitanti.

La nota positiva che viene da Milano è rappresentata da quello che Enrico Letta ha fatto appena intravedere senza poter essere in condizione di presentare un intero progetto strategico già bello e delineato. Cioè il tentativo di innestare nuove idee e prospettare originali strategie per la crescita economica, in particolare per quanto riguarda il lavoro.

Del resto, anche da Giuseppe Vegas, Presidente della Cobas, l’organismo di controllo sulla Borsa, viene l’invito a guardare all’economia reale, sostenendo che i problemi del lavoro e dell’economia reale contano oggi più dello “ spread”, che tanto ha condizionato il nostro recente passato.
In realtà, ancora lo condiziona e potrebbe tornare a condizionare molto di più se non saranno avviati seri interventi sul la spesa pubblica, sul sistema fiscale e, finalmente, al sostegno a quella parte della società ed all’economia italiana effettivamente in grado di sviluppare creatività, innovazione e lavoro.

Gianluca Scialanga