UltimaEdizione.Eu  > 

Duro documento Onu su Vaticano e pedofilia. Irritazione della Santa Sede per la sottovalutazione delle rigide disposizioni di Papa Francesco

Duro documento Onu su Vaticano e pedofilia. Irritazione della Santa Sede per la sottovalutazione delle rigide disposizioni di Papa  Francesco

E’ un pesante atto d’accusa quello che la commissione Onu per i diritti dei minori rivolge al Vaticano. Un documento che, in qualche modo, suscita sorpresa dopo l’avvio del confronto con la Santa Sede,  anche sotto la spinta, prima, delle linee guida fissate da Benedetto XVI e, poi,  con il forte sostegno ad una politica di trasparenza sostenuta da Papa Francesco.

In Vaticano così si avverte l’irritazione. Anche se si preferisce limitare la reazione  a poche righe di una nota ufficiale con la quale si “prende atto” delle osservazioni conclusive della commissione dell’Onu sulla pedofilia e si ribadisce da parte della Santa Sede “l’impegno a difesa dei diritti del fanciullo”. Si esprime, però, anche il rincrescimento per il “tentativo di interferire nell’insegnamento della chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”.

Il rapporto  dell’organismo delle Nazioni Unite  denuncia il numero sbalorditivo (sarebbero decine di migliaia) di bambini e ragazzi che, secondo quanto scritto nel documento,  il Vaticano non avrebbe impedito venissero molestati da religiosi.  Chiede, altresì, “l’immediata rimozione” dei responsabili di quegli atti, che dovrebbero essere “consegnati” alle autorità civili, ed il libero accesso agli archivi sui pedofili e sugli uomini di chiesa che hanno coperto i loro crimini.

Quando si parla di “rimozione” dei responsabili degli abusi corre presto alla mente il caso emblematico, diventato uno scandalo nazionale nella Repubblica Domenicana, della vicenda riguardante  monsignor Josef Wesolowski, ex nunzio apostolico,  denunciato per la frequentazione di una zona della capitale domenicana nota per l’esercizio della prostituzione maschile.

Wesolowski,  in seguito alla segnalazione  del cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, è stato allontanato dalla sua funzione dallo stesso Papa Francesco senza che fossero forniti troppi particolari .  Sono stati aperti, poi, un processo canonico presso la Congregazione per la Dottrina della Fede ed un’inchiesta per approfondire la questione. “Verrà giudicato con la severità che merita” avevano ribadito i rappresentanti della Santa Sede in occasione dell’incontro a Ginevra con la commissione Onu.

Jozef-Wesolowski-dominican republic

Una  delegazione di 6 persone, in rappresentanza del Vaticano, infatti, era comparsa in Svizzera per  dare prova della piena applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo. Già in quel frangente  la polemica aveva raggiunto alti toni  in particolare  in merito alla contestazione mossa sui trasferimenti in altra sede di sacerdoti accusati di abusi “in un tentativo di coprire questi crimini”. Purtroppo, in molte occasioni, questi sacerdoti si sono macchiati delle stesse colpe anche nella nuova collocazione. Forse pure a causa del fatto che nessuno dei responsabili della nuova sede era stato informato sui reali motivi del trasferimento.

La sorpresa e l’irritazione della Santa Sede sono collegate alla mancata valutazione dei segnali concreti che Papa Francesco ha lanciato con nuove direttive, molto rigide. Il Papa ha direttamente sottolineato come la lotta all’abuso sessuale sia vitale per la credibilità della Chiesa e, dunque, sia  necessario “promuovere misure per tutelare i minori, aiutare chi ha subito tali violenze in passato, e intraprendere azioni necessarie contro i colpevoli”.

Nel luglio 2013 Papa Francesco ha stabilito il rafforzamento delle sanzioni penali per gli abusi che includono vendita di minori, prostituzione minorile, violenza e atti sessuali su minori, pedo -pornografia, detenzione di materiale pornografico, arruolamento di minore.
Altra importante disposizione, presa nel dicembre scorso da Papa Francesco, riguarda la creazione di commissioni ad hoc per contrastare la pedofilia e gli abusi sui minori.  L’idea è emersa all’interno della commissione degli otto cardinali incaricati dal Pontefice di suggerire misure adatte alla riforma della Curia vaticana. Scopo della Commissione, formata da religiosi, religiose e laici con competenze in tema di sicurezza dei fanciulli è quello di riferire sullo stato attuale delle vittime degli abusi e suggerire,  in raccordo con le varie conferenze episcopali, i provvedimenti più opportuni da adottare.
Tutte cose su cui sembra che la Commissione dell’Onu sorvoli ribadendo la forte critica alla  Santa Sede che “non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, non ha adottato le misure necessarie ad affrontare i casi di abusi sessuali su bambini e a proteggere i minori, ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli”.

Il documento prosegue  sostenendo che “a causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero, sotto la pena della scomunica, i casi di abuso sono stati anche difficilmente riferiti alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi”. La Santa Sede viene inoltre esortata a “valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, scoprire chi sono e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri”.

La commissione, infine,  riserva alla Santa Sede critiche  in merito alle sue posizioni sui temi dell’omosessualità, della contraccezione e dell’aborto.  Anche questa parte del documento ha suscitato la reazione vaticana che la legge come una vera e propria ingerenza su materie di “insegnamento” da parte della Chiesa che non sono certo sindacabili.

Violenza Minori

Molto meno diplomatica della nota di risposta della Santa Sede  è giunta la reazione di mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra. Tomasi rileva che “il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che negli ultimi anni” hanno fatto la Santa Sede e le conferenze episcopali. Mons. Tomasi avanza l’interpretazione che “le organizzazioni non governative, che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni, in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica”.

 Alessandro Di Severo