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Dopo la bufera sul presidenzialismo ora il Pd vuole una pausa di riflessione

Dopo la bufera sul presidenzialismo  ora il Pd vuole una pausa di riflessione

Dopo la bufera, una strana bonaccia. Il mondo della politica, all’indomani di una domenica al fulmicotone, sembrava acquietarsi. Ma in serata arriva la dura presa di posizione di Epifani: se Berlusconi esagera, reagiremo. Il Segretario del Pd butta un po’ d’acqua sulle polemiche dei giorni passate: sulle riforme costituzionali è meglio fermarsi un attimo a riflettere. Intanto Beppe Grillo continuava ad occupare la scena. Dopo gli strali contro Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi, Grillo un pochettino ancora continua. Appena un po. Stavolta, se la prende con i giornalisti. Probabilmente, per come hanno gestito la sua virulenza espressiva ed i contenuti di una denuncia forte contro le proposte avanzate per andare verso una Repubblica presidenziale.

Lo accusano di fare il fascista e lui risponde per le rime promettendo anche l’uso dell’olio di ricino per alcuni giornalisti mentre li allontana con tutte le loro telecamere. Tanto lui lo sa che loro continuano a riprenderlo e ci gigioneggia sopra. Altro che web. Il ruolo politico di Grillo, oggi, lo si capisce solo con l’uso sapiente che sa fare, alla pari solo di Berlusconi, della televisione e dei giornali.

Quella del leader del Movimento Cinque Stelle, comunque, non è l’unica ventata che ancora smuove un po’ le acque. C’è anche quella provocata dal ruggito del vecchio leone della Padania. Era un pezzo che Umberto Bossi non si faceva sentire. Questa volta ha provato, lui, a prendere la scopa per darla in testa al suo segretario. grillo30 bossi-contro-maroniQuel Bobo Maroni che Bossi preferisce chiamare più semplicemente “traditore”, tanto per chiarire subito cosa ne pensa oggi.

Per chi vive lontano dalla Pianura del “sacro Po” non è facile capire l’andamento carsico di questi scoppi di ostilità tra i due. Ci potrebbe essere qualcosa di non reso pubblico a sufficienza? Questo qualcosa sarebbe in grado di dare una spiegazione logica, altrimenti difficile da trovare per chi non parla il bergamasco o il varesino?

Maroni si è organizzato con i suoi “colonnelli”. Salvini, Tosi e Cota sono subito intervenuti, lungo tutta la “macroregione” del Nord, per difendere il Governatore della Lombardia e, in contemporanea, Segretario federale del partito. E’ per questo che si leva il ruggito tra le valli bergamasco-bresciane dell’ex capo branco, “Mufasa” che non accetta di essere sostituito dal nuovo “Scar”? Arriverà un “Simba”? Misteri del leghismo.

In casa Pd si parla di cose loro come se non fosse accaduto niente nei dintorni. E sì che la loro sede di Via del Nazareno è a un passo da Montecitorio e da Palazzo Chigi. Se si attraversa via del Tritone ci vuole davvero poco per trovarsi a ridosso dei contrafforti del Quirinale. Forse non hanno sentito alcun boato nelle ultime ore? Oppure, hanno sentito benissimo e preferiscono parlare d’altro? Dei loro problemi interni, ad esempio.

grillo5 letta_priorit_meno_tasse_sul_lavoro_e_napolitano_avverte_vigiler_sui_partiti-330-0-365408Enrico Letta guida il Governo mentre giungono notizie su notizie, non simpatiche, relative a crisi d’imprese e perdita di posti di lavoro. Il Presidente della Confindustria, Squinzi, ha appena partecipato al compimento del mezzo miracolo di favorire la ricucitura del mondo sindacale e già constata amaramente che dalla politica e dal Governo viene ben poco aiuto.

Quelli del Pd, però, presentano due documenti. Il primo, di Beppe Fioroni, da Viterbo, firmato tra gli altri da Pippo Civati, “chiede il coinvolgimento della base nella linea del Pd sulle riforme e la chiusura del congresso entro l’anno. L’altro, di Cesare Damiano, propone una Costituente delle idee sempre con il coinvolgimento di iscritti, elettori e movimenti”. Per evitare polemiche, abbiamo fatto il copia ed incolla da un servizio de l’Unità che del Pd qualcosa ne sa e ne capisce.

A seguire la presentazione dei due documenti a noi sembra che si tratti della stessa cosa. Ma forse non sappiamo leggere bene. A meno che la questione, che tanto agita il primo partito italiano, non si riduca alla questione di quando fare il congresso. Se durante l’anno, come dice il gruppo di Fioroni, o in un periodo da meglio definire, come lascerebbe intuire l’altro documento. In effetti, per i milioni di disoccupati italiani ed europei la questione è di vitale importanza!grillo22 Matteo-Renzi

Alla Direzione Pd è arrivato anche il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Il quale viene dato interessato ad un’altra fondamentale problematica che sembra agitare il suo partito: il ruolo del Segretario del Partito a fronte di quello del candidato Premier.

La questione si è riproposta molte volte nella cosiddetta Prima Repubblica, in gran parte caratterizzata dalle divisioni interne tra le correnti della Democrazia Cristiana. Quando arrivavano in pista più “cavalli di razza” nascevano problemi seri. E’ accaduto tra De Gasperi e Dossetti, tra Moro e Fanfani, tra Forlani ed Andreotti, e così via.

Il Segretario, con le correnti che lo sostenevano, bilanciava e condizionava il Presidente del Consiglio, con anch’egli alle spalle le sue correnti. Quest’ultimo cercava di procurarsi il massimo possibile dell’autonomia dal Partito per rafforzare la propria posizione e per fare cosa anche quelle cose che potevano apparire antipopolari.

grillo76 demita altriLe volte che un uomo solo riusciva ad occupare entrambe le posizioni non si rafforzava, come si sarebbe tentati di pensare, ma finiva invece per essere sbalzato di sella. Accadde ad un personaggio come Alcide De Gasperi, costretto ad un ritiro amareggiato ma silenzioso. Toccò a Fanfani. Pure lui amareggiato al momento della defenestrazione, ma intenzionato a vendicarsi al più presto. Fu la volta di De Mita quando egli riuscì ad occupare sia il posto di Piazza del Gesù, sia quello di Palazzo Chigi. Raggiunto questo risultato, finì solo per procurarsi più alto numero di nemici, dentro e fuori la Democrazia Cristiana, e fu sbalzato da entrambe le poltrone in un colpo solo.

Il problema del Pd, oggi, è leggermente diverso ma non poi così tanto. Enrico Letta, da Pisa, è andato di corsa a Palazzo Chigi mostrando chiaramente di non voler dare alcuna importanza alle vicende interne al partito. Epifani, cui è stato lasciato acceso il cerino di Bersani, ha capito che la cosa potrebbe solo finire per avere brutte conseguenza solo per se stesso. E’ chiaro che, tutte le turbolenze provocate dalle iniziative governative, a causa del rapporto forzoso stabilito con i nemici di sempre del Pdl, si scaricheranno sulla sua testa e sul suo grembo.

La Direzione dei Democratici, allora, deve esaminare questa questione. Le due figure leader di questa situazione, il Segretario ed il Capo del Governo, come si conciliano? La domanda nasce spontanea anche perché da Statuto il candidato Premier dovrebbe essere il Segretario. Ma in questa situazione che si fa? Sostenere questa tesi significa indebolire Letta. Cosa che il partito proprio non può permettersi anche per non rendere più forte il Pdl. D’altro canto, come è possibile far primeggiare grillo51 bindiimagesil ruolo di Letta a spese di quelle del Segretario?

Torniamo così alla considerazione iniziale: parlano d’altro? In parte sì ed in parte no. Perché la questione della Repubblica presidenziale rischia solo di scompaginare tutto il quadro politico e rendere insostenibile sia la tenuta del partito, sia quella del Governo. Quanto questo tema assuma aspetti scabrosi lo sta proprio dimostrando il fatto che non è posto ufficialmente al centro del dibattito odierno del partito che ha più parlamentari al proprio attivo. Cioè i numeri per decidere concretamente sulle riforme in Parlamento.

Alla Direzione del Pd, come abbiamo accennato, è arrivato anche il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi. E’ come se l’uscita di scena di quello che fu il suo soverchiante oppositore alle primarie di qualche tempo fa, Pierluigi Bersani, lo avesse messo in difficoltà più che aiutato. E’ come se stessero per essere scritte pagine diverse dal racconto che si stava sviluppando nei due anni passati.

grillo50 pdimagesDi sicuro, sono mutati gli equilibri interni al Partito e nei gruppi parlamentari. La questione della rottamazione- Renzi stesso ne parla sempre meno- non è più sulla cresta dell’onda. Anche perché a suon di rottamare resta solo il Pd intero da mandare al macero.

Se Letta avesse successo con la sua iniziativa governativa l’uomo nuovo del partito potrebbe essere proprio lui. Pisa potrebbe prendersi una vendetta postuma su Firenze. Non è un caso che i sostenitori di Renzi sembrano seguire con molta attenzione questi ragionamenti sul ruolo di Segretario e di Premier. Se la posizione da Premier resta occupata per il sindaco fiorentino la cosa si farebbe ancora più difficile. Lui, infatti, ha un indiscusso vantaggio su tutti gli altri in materia di sondaggi e di visibilità sul grande elettorato. E’ oramai chiaro, invece, che nel partito Renzi non riesce a sfondare.

Certo parliamo dell’oggi e dei suoi punti di riferimento. Potrebbe sempre succedere qualcosa! A partire dalle sentenze su Berlusconi che sente il fiato sul collo dei magistrati in procinto di emettere delle sentenze importanti sul suo futuro politico.

Giancarlo Infante