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Arrivata a Roma la salma dall’Afghanistan: L’estremo atto eroico del capitano La Rosa per proteggere i compagni dall’esplosione

Arrivata a Roma la salma dall’Afghanistan:  L’estremo atto eroico del capitano La Rosa  per proteggere i compagni dall’esplosione

La salma del capitano del III° Bersaglieri Giuseppe La Rosa è a Roma. E’ giunta all’aeroporto romano di Ciampino a bordo di un C 130J dell’Aeronautica militare. Ad attenderla, assieme ai familiari dell’ufficiale caduto in Afghanistan, il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il Ministro della Difesa, i massimi gradi delle Forze armate, il Capo della Polizia Pansa. Giuseppe La Rosa è il caduto numero 53 della missione Isaf in corso di svolgimento in Afghanistan. I funerali alle 18, nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli, alla presenza delle massime autorità dello Stato. Un caduto che prima di morire ha voluto compiere un gesto di protezione nei confronti degli altri militari che si trovavano sul blindato Lince, frapponendosi tra l’ordigno esplosivo ed i colleghi e facendo in modo che le schegge non producessero più danni. Un atto eroico che ancora oggi il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha voluto mettere in risalto, ribadendo come l’autore dell’attentato non sia stato affatto un bambino undicenne.

“Questo è quanto vogliono far credere i talebani, ma le informazioni in nostro possesso – spiega il ministro della Difesa a RomaSettimanale.it – dicono cose ben diverse. E’ una propaganda taleban. A noi risulta che sia stato un adulto. Così come escludo che l’attentatore fosse vestito da poliziotto o, peggio ancora, fosse un vero poliziotto. Abbiamo elementi che fanno pensare a una cosa bene organizzata, con una macchina che avrebbe larosa12 ministrorallentato il nostro mezzo in prossimità di un bazar affollato. Una persona adulta ha buttato l’ordigno ed è scappata. Sono in corso indagini e nei prossimi giorni la verità sarà chiarita».

“Ieri ministro lei ha parlato con la mamma dell’ufficiale caduto?”

“Una telefonata difficile e toccante, ma quella signora siciliana, nel suo profondissimo dolore, mi ha espresso un grado di consapevolezza e di amore per l’Italia che ha difficile riscontro in un Paese come il nostro sempre in procinto di autodenigrarsi e autodistruggersi. Non sono telefonate in cui il ministro della Difesa porta sollievo al dolore di una famiglia: al contrario, le parole di quella madre servono a me, devono servire a tutti noi, per capire cosa significa fare il proprio dovere. Lei, piangendo, mi ha ricordato quanto il figlio fosse orgoglioso di essere in Afghanistan. Anche il Parlamento, indipendentemente dalle posizioni politiche, deve dare il meglio di sé, stringersi attorno ai militari».

larosa11 ministro“E adesso cosa succederà? Gli italiani si pongono sempre più la domanda se rimanere o tornare?”

“Sono gli afghani stessi a ritenere utile la collaborazione degli italiani perché ha consentito loro di valorizzare i diritti delle donne in una società segnata da violenza e dal dominio dei taleban. In secondo luogo l’Afghanistan è il classico teatro, pur a 10 mila km di distanza, che incide sulla nostra vita di tutti i giorni: è il crocevia del fenomeno terrorismo fondamentalista capace di scatenare su scala planetaria un conflitto. In terzo luogo, è offensivo vanificare il ruolo e il sacrificio dei nostri uomini a un passo dalla fine della missione internazionale. Comincerà dopo la missione che si chiama Resolute Support che apre la dimensione della cooperazione internazionale e della formazione del futuro esercito afghano”.

Concetto questo che è stato ribadito anche ieri dal Presidente del Consiglio Enrico Letta il quale ha dichiarato che nel 2014 cesserà la missione Isaf.

Enrico Barone