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Ditta italiana vince appalto per diga di Mosul. Renzi: mandiamo 450 soldati. Ma non è vero che è a rischio Baghdad

Ditta italiana vince appalto per diga di Mosul. Renzi: mandiamo 450 soldati. Ma non è vero che è a rischio Baghdad

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, un po’ a sorpresa, informa che l’Italia sta per inviare 450 soldati per proteggere la grande diga di Mosul sul Tigri, uno dei più grandi complessi idroelettrici dell’intero Medio Oriente e una delle principali riserve d’acqua di tutto l’Iraq.

Mosul è un po’ la capitale politica dell’Isis, o Daesh, di quel Califfato islamico che i taglia gole dell’estremismo islamista hanno creato a cavallo tra Siria ed Iraq. Mosul è il luogo da dove al- Baghdadi, l’autoproclamato Califfo del nostro tempo, ha proprio lanciato per la prima volta la propria sfida al mondo, una volta che i suoi uomini bardati di nero hanno conquistato questa città che ha circa 700 mila abitanti.

A Mosul sembra che al- Baghdadi sia stato costretto a riparare, mezzo paralizzato, dopo essere stato preso di mira dal solito drone americano che ha provato a farlo fuori mentre se ne andava in giro per la Siria e l’Iraq ad incitare i suoi jihadisti impegnati sia contro il regime di Damasco di Bashar al- Assad e le milizie sciite, sia contro i ribelli sunniti. Ovviamente, senza farsi mancare quella che oramai è diventata una vera e propria capillare persecuzione dei cristiani, che ancora si ostinano e restano a vivere nella regione.

La diga entrò in funzione per volere di Saddam Hussein nel 1984 e da allora ha costituito sempre una delle strutture più importanti dell’Iraq. Una di quegli impianti che ha risentito notevolmente del caos in cui il paese mediorientale è finito con la morte di Saddam e la dissoluzione del sistema statale ed organizzativo iracheno.

La diga  ha  bisogno di manutenzione e, con i tecnici che devono assicurarla, ha bisogno anche di un certo contingente di soldati per proteggerla dall’Isis che, fortemente radicato nella sottostante sua capitale, potrebbe essere tentato di prenderne il controllo e condizionare, così, sia il flusso energetico, sia l’erogazione dell’acqua in tutto il distretto iracheno di Ninawa, al nord della capitale Baghdad.

La società Trevi di Cesena ha recentemente vinto l’appalto per condurre le necessarie opere di risistemazione della diga che pare si trovi in pessime condizioni. Anche a seguito del ritiro dei militari turchi dalla zona di Mosul, dopo che il governo iracheno si è fortemente irritato con Ankara per alcuni movimenti di truppe non concordati, è necessario continuare a garantire il controllo militare dell’impianto.

Da qui la decisione di Renzi di inviare i 450 uomini che saranno in condizione di prendere posizione nel giro di alcune settimane.

Annunciando l’invio dei nostri soldati, il Presidente del Consiglio ha giustificato la cosa con il fatto che l’Isis potrebbe distruggere l’impianto mettendo a rischio la stessa esistenza di Baghdad come se la capitale irachena potesse essere inondata violentemente dalle acque se, malauguratamente, succedesse qualcosa alla diga.

Gli esperti, però, escludono che possa verificarsi una sciagura del genere perché il bacino di Mosul dista da Baghdad quasi 400 chilometri. Semmai, spiegano gli analisti, sarebbe l’Isis a doversi preoccupare perché, nel caso di un evento così drammatico, sarebbe la loro Mosul a scomparire dalla cartina geografica.

Alessandro Di Severo