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Disgelo dell’Iran: liberati 11 prigionieri politici. Al-Assad: pronti a consegnare le bombe chimiche a chiunque le prenda

Disgelo dell’Iran: liberati 11 prigionieri politici. Al-Assad: pronti a consegnare le bombe chimiche a chiunque le prenda

Il nuovo Presidente dell’Iran, Hassan Rouhani sembra voler cambiare completamente l’atteggiamento del suo Paese sullo scenario internazionale. In particolare, insiste nel rassicurare il mondo che Teheran non ha alcuna intenzione di dotarsi della bomba atomica.

Rouhani ha quindi precisato che sarà il suo Governo e non più la Guida Suprema, Ali Kamenei, a prendere decisioni sulla questione più spinosa che riguarda i rapporti con l’Occidente ed i dirimpettai paesi del Golfo.

La Guida Suprema, comunque, nei giorni scorsi ha dichiarato che l’Iran è contro le armi nucleari e chiede che nessun paese le abbia.

Teheran ha anche deciso di rilasciare 11 prigionieri politici, tra cui Nasrin Sotoudeh, un’avvocatessa che si è sempre battuta per i diritti umani, e Moshen Aminzadeh. Quest’ultimo è stato viceministro degli Esteri sotto l’ex presidente riformista Khatami e poi si è schierato per il candidato Mir Hossein Mussavi. Era stato arrestato per aver organizzato proteste dopo le contestate elezioni in cui Mussavi fu sconfitto.

Tutti segni di disgelo e di apertura al resto del mondo, questi di Rouhani, in vista dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che dovrà, tra le altre cose, affrontare anche un’altra questione di importanza fondamentale per l’Iran, cioè la crisi siriana.

Militari Hezbollah

Militari Hezbollah


Damasco è fortemente sostenuta da Teheran. La milizia sciita degli Hezbollah costituisce una dei punti di forza dell’apparato militare che appoggia il regime di Bashar al-Assad. L’Iran ha fornito armi es assistenza al Governo di Damasco. Rouhani, sia dal suo insediamento, ha ripetuto di credere in una soluzione diplomatica ed ha anche precisato ad al-Assad, quando la crisi si é fatta più aspra, che l’aiuto dell’Iran, in caso di conflitto, non sarebbe potuto andare oltre quello umanitario. Un modo per premere su Damasco e costringere i siriani a giungere a quel compromesso cui ora si sta lavorando all’Onu.

In vista di questo importante appuntamento di New York, che potrebbe portare una svolta nel clima internazionale vissuto nelle ultime settimane, quando si è stati in procinto di assistere ad un vigoroso intervento militare americano sulla Siria, è tutto un fiorire di interventi dei diversi attori in campo. I russi confermano di aver ricevuto dai siriani prove sufficienti a dimostrare che anche gli insorti hanno fatto uso dei gas nel corso degli scontri con le forze governative.

Deposito armi chimiche

Deposito armi chimiche


Bashar al-Assad ha dichiarato che la Siria è pronta a consegnare le proprie armi chimiche a qualunque paese o entità internazionale le voglia prendere in carico in vista della distruzione da effettuare nell’arco di un anno.

Secondo fonti tedesche gli ingredienti base del’armamento chimico siriano sarebbero stati venduti tra il 2002 ed il 2006 da fabbriche germaniche ed americane, anche se lo scopo ufficiale era quello dell’uso civile.

L’Assemblea dell’Onu, dunque, si prepara ad assistere ad un dibattito di grande rilievo, come da tempo non accadeva al Palazzo di Vetro di New York. Potrebbero, là, emergere i segni di un nuovi equilibri che si spera possano essere destinati ad una diminuzione della tensione internazionale.

Secondo ambienti giornalistici israeliani vicini ai servizi di sicurezza di Tel Aviv i fatti di queste ore, in realtà, sarebbero maturati nell’ambito di contatti segreti che Barack Obama avrebbe avuto con i vertici iraniani attraverso il Sultano dell’Oman Qaboos bin Said Al Said. Il Sultano si é recato, in effetti, a fine Agosto a Teheran dove ha avuto colloqui sia con Rouhani, sia con Kamenei.

Sultano Oman -  Kamenei

Sultano Oman – Kamenei


Il Presidente Obama avrebbe chiesto una esplicita dichiarazione da parte delle autorità iraniane sul nucleare per poter ritenere validi i loro segnali di distensione ed avviare, quindi, un dialogo più sostanziale.

Ora, si attende anche l’incontro organizzato per il 30 Settembre alla Casa Bianca tra Obama ed il Primo Ministro israeliano, Binyamin Netanyahu. Quest’ultimo sarebbe intenzionato a sostenere la necessità di incalzare su quattro punti gli iraniani: completa cessazione dell’attività di arricchimento dell’uranio; rimozione del materiale arricchito dall’Iran; chiusura dell’impianto di arricchimento di Fordow; cessazione della produzione di plutonio ad Arak.

Netanyahu avrebbe informato i suoi colleghi ministri sul fatto che lui è stato tenuto completamente all’oscuro delle manovre degli Usa anche da John Kerry, il Segretario di stato americano, in visita a Gerusalemme domenica 15 settembre.

John Balcony