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Disastri climatici! Terribili inondazioni in India Migliaia tra vittime e dispersi

Disastri climatici!  Terribili inondazioni in India  Migliaia tra vittime e dispersi

Inondazioni e frane provocate dalle prime piogge monsoniche hanno ucciso almeno 560 persone nel nord dell’India mentre decine di migliaia di persone sono considerate scomparse. Si teme, pertanto che il bilancio delle vittime possa aumentare in modo significativo. Ci si trova di fronte ad una immane sciagura che, molto probabilmente, trova delle spiegazioni non soltanto nell’insolita abbondanza d’acqua per questo momento dell’anno. Questa ne costituisce sicuramente la causa diretta ed immediata.

E’ difficile non tornare con la mente alle parole con cui il ministro indiano dell’ambiente Jairam Ramesh presentò, nel Novembre del 2010, il rapporto sull’assetto del clima previsto fino al 2030, ‘Climate Change Assesment for 2030’, contenente le previsioni sui cambiamenti previsti per il sub continente indiano fino al 2030. Il ministro disse testualmente: “Quel che più preoccupa gli scienziati è la concentrazione di precipitazioni in pochi giorni: i 60 cm di pioggia stagionali non cadranno più in 30, ma in soli 20 giorni. Ciò significherà maggiori rischi: da un lato, di inondazioni nei giorni di pioggia e, dall’altro, di carenza d’acqua nei giorni asciutti”.

Secondo Ramesh il suo paese è il più afflitto da tali cambiamenti al mondo. Perciò ha commissionato la ricerca, condotta dall’Indian National Confederation and Academy of Anthropologists (INCAA), cui hanno partecipato più di 220 scienziati di 120 istituzioni diverse, tra cui l’Indian Institute of Tropical Metereology (IITM). Questi istituto metereologico prevede da tempo che, a causa dei cambiamenti temuti, i monsoni in India aumenteranno dell’8-10 per cento nei prossimi 30 anni.
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In questi giorni, così, il grande Paese del sub continente indiano sta, forse, sperimentando le prime conferme di tali previsioni. Soprattutto ne stanno drammaticamente toccando la fondatezza i moltissimi dispersi ed un numero altrettanto eccezionale di senza tetto. Per tacere dell’altissimo numero dei morti.

Case ed abitazioni di ogni tipo che si trovavano sulle rive del Gange, il fiume più lungo in India e sacro per gli indù, sono state trascinate via dalle impetuose acque assieme a automobili, camion e quanto altro si é trovato sulla strada della furia incontrollabile degli eventi atmosferici.

Migliaia di militari sono adesso impiegati nelle operazioni di soccorso, con elicotteri dell’aeronautica per aiutare i sopravvissuti, molti dei quali pellegrini indù e turisti, sulle colline ai piedi dell’Himalaya. Circa 33.000 persone le persone salvate finora. Per la loro evacuazione sono state mobilitate le ferrovie che hanno organizzato i treni speciali per le zone devastate.”Tutto ciò che è umanamente possibile è stato fatto,” ha detto Manish Tewari, il ministro per l’informazione.
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Dopo una breve sosta, si prevede che le piogge riprenderanno con nuova intensità all’inizio della prossima settimana.
Il primo ministro Manmohan Singh ha stanziato l’equivalente di 3.400 dollari per ciascuna delle famiglie di coloro che hanno perso la vita e 840 dollari per ciascun ferito. Ha anche promesso soldi per la ricostruzione delle case distrutte.

Finora, le piogge non hanno colpito le zone del nord dell’India a maggior sviluppo agricolo e dove la coltura delle piantine di riso e di altri prodotti agricoli, come zucchero e cotone, non è ancora in pieno svolgimento. Si temono comunque conseguenze per le prossime produzioni a causi di possibili danni ai germogli di riso.

Un altro problema legato ai cambiamenti climatici illustrato dal rapporto voluto dal ministro Ramesh è, infatti, quello dell’influenza sulla produzione agricola da cui dipende l’esistenza quotidiana della popolazione indiana che ha superato il miliardo ed i duecento milioni di esseri viventi. Conseguenze rese ancor più delicate dall’incredibile aumento, in questa parte del mondo, del fenomeno del cosiddetto effetto serra.
sorgo india
In India la temperatura media aumenterà da 1,7 a 2°C entro il 2030. Proseguendo, così, in un andamento di crescita già registrato negli ultimi 20-30 anni soprattutto con un forte aumento della temperatura notturna le cui conseguenze sono state, e saranno ancora di più, i danni inferti alle coltivazioni del riso basmati nel Punjab e nello Haryana, secondo quanto rileva uno studio dell’Indian Agricultural Research Institute, l’istituto indiano di ricerca sull’agricoltura.
Ma non solo. Con le coltivazioni di riso, vengono perdute anche quelle di mais, di sorgo (cereale molto utilizzato localmente sotto forma di farina) e di mele dell’Himalaya, zona particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici.

John Balcony