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Dipendenti Ama protestano per lo spostamento in diverse zone della città. Di nuovo cumulo di rifiuti

Dipendenti Ama protestano per lo spostamento in diverse zone della città. Di nuovo cumulo di rifiuti

E’ di nuovo emergenza immondizie a Roma. A preoccupare il sindaco Marino ed i cittadini questa volta non sono le discariche ma i dipendenti dell’AMA, la società comunale che gestisce il servizio della raccolta porta a porta. A far imbufalire i lavoratori della società pare sia stata, come spiega un sindacalista del comparto funzione pubblica, Natale Di Cola, la decisione di trasferire d’ufficio 1200 lavoratori da una parte all’altra della città. Un ‘operazione decisa dal presidente dell’azienda sembra nel quadro bdi favorire la raccolta differenziata. Una mossa che, secondo di Cola,avrebbe peggiorato l’operatività dell’azienda avrebbe privato alcune zone della città del personale preposto a tale servizio.

Le conseguenze sono ora visibili. Un muro di spazzatura. Nei cinque municipi dove entro l’anno deve decollare la raccolta porta a porta, con i bidoncini nei condomini, compreso quello per l’organico. Il nuovo sistema in realtà non è ancora partito e la modalità tradizionale aaa22romarifiuti2condanna al degrado quotidiano molti quartieri, come appunto Villa Bonelli o la Magliana, dove sono visibili montagne di spazzatura con cassonetti stracolmi e cumuli di rifiuti a terra.

Gli abitanti da tempo hanno ricevuto a casa il materiale per adeguarsi al nuovo sistema di raccolta, ma regna ancora il grande sonno. Ma non è solo l’agitazione dei dipendenti a non far dormire sonni tranquilli al presidente dell’AMA, Piergiorgio Benvenuti. C’è anche lo stop delle forniture di carta per la cancelleria. L’AMA, infatti, da tempo non avrebbe più provveduto a saldare i fornitori senza che nessuna procedura straordinaria si stata attivata per far fronte alla situazione: una situazione peggiorata anche dalla mancanza dei mezzi per poter operare sul territorio avrebbe obbligato la CGIL, attraverso il suo segretario generale Camusso ad adire la via della Corte dei Conti presentando un ricorso con il quale si chiede l’intervento della magistratura contabile per fare fronte alle sperequazioni generate dai compensi gonfiati ai dirigenti.

Enrico Barone