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Dal balcone del “resort” di lusso la conferma: Giovanni Toti il consigliere “unico” di Silvio Berlusconi.

Dal balcone del “resort” di lusso la conferma: Giovanni Toti il consigliere “unico” di Silvio Berlusconi.

Giovanni Toti ha raggiunto Silvio Berlusconi a “Villa Paradiso” da direttore del Tg4 e di “Studio Aperto”. Ne esce per andare, con tutti gli altri di Mediaset, in udienza da Papa Francesco.  A Roma, Toti arriva riposato. Con qualche chilo di meno, con la pelle liscia e morbida e, finalmente, soddisfatto.  Dal “resort” da 2.400 euro a notte, infatti, é uscito anche da non più direttore del Tg4 perché chiamato a svolgere una funzione ben più importante: Consigliere politico di Forza Italia. Consigliere unico.

Da questa decisione, annunciata dal balcone della “beauty clinic”, dal nome che già da solo dice tutto, nasce una serie di conseguenze fondamentali per lo sviluppo del futuro politico  di Forza Italia, del suo leader e, persino, per Mediaset.

Si è, infatti, subito innescato un turbinio di spostamenti delle poltrone più importanti delle testate giornalistiche delle televisioni del Cavaliere. Questi dettagli non ci interessano, però. Quello che conta é la conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che Berlusconi negli ultimi mesi è andato via via accentuando le caratteristiche di Forza Italia quale “partito- azienda”. Anche se,  visto come vanno le cose si potrebbero invertire i fattori in  “azienda- partito”.

Un’osmosi, insomma, totale che Berlusconi , se solo volesse perdere del tempo in una giustificazione , potrebbe spiegare come un realistico ripiegamento sui suoi primi passi in politica. Quando tutta la vera ossatura della prima Forza Italia venne costituita attorno agli uomini della “Publitalia” di Marcello Dell’Utri.

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Dopo l’ingrato abbandono da parte di Pierferdinando Casini, dopo il vero e proprio “tradimento” di Gianfranco Fini ed il seguente, sofferto “parricidio” di Angelino Alfano e soci, Silvio Berlusconi corre ai ripari. Stringe le maglie della squadra. Non vuole più scherzi. Vuole semplificare la “catena di comando”. Intende utilizzare un esecutore a prova di bomba. Lo vuole scegliere nella parte più intima, più sicura e più tranquilla della scuderia. O, pensando alla sua creatura prediletta, il Milan, sarebbe meglio parlare di “vivaio”?

I fedelissimi, ma pur sempre politici di professione, fino qualche settimana fa chiamati comunemente i “lealisti”, Denis Verdini, Raffaele Fitto, la “pitonessa” Daniela Santanché, con “l’appendice” di Alessandro Sallusti, alla fine sono costretti ad ingoiare il rospo. Loro hanno tentato di resistere per qualche settimana.  Pare che abbiano pure provato a puntare i piedi. Al punto che Berlusconi é sembrato subire la loro offensiva quando ha annullato la prima istintiva decisione di collocare Toti sulla poltrona di coordinatore unico. Proprio mentre gli stessi giornali della famiglia la davano oramai per certa.

Toti, mentre i “fedelisssimi” sembravano tranquillizzarsi, era segnalato come impegnato, comunque, ad occuparsi più del partito che del Tg4, ma formalmente la nomina sembrava tramontata e qualcuno stava illudendosi che Berlusconi avesse finito per dare peso alle loro lamentele. Macché!

E’ bastato che il Cavaliere si ringalluzzisse, grazie all’accordo con Matteo Renzi, cosa che gli fa riguadagnare gagliardamente le prime pagine dei giornali, e trovasse giovamento dal rinnovamento cellulare assicurato dalle cure amorose di “Villa Paradiso”, per tornare al suo vecchio progetto come se niente fosse. Ai “fedelissimi” ha fatto una sola concessione: Toti, ufficialmente, lascia l’azienda e la televisione e si occupa solo di fare da consigliere politico e portavoce.

Da quello che ha appreso RomaSettimanale negli ambienti parlamentari e nel mondo di Forza Italia, sembra che la decisione di Berlusconi di rompere gli indugi  e di nominare Toti debba essere inquadrato in relazione alle sue vicende giudiziarie.

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Il capo di Forza Italia sente il fiato sul collo dei magistrati. Di quelli che l’hanno già condannato, ma anche di quelli che a suo avviso si accingono a condannarlo nuovamente e, magari, nelle more,  pure ad arrestarlo. Sembra inoltre, ma ciò è oggettivamente difficile da confermare, che i suoi legali stiano trattando con la magistratura milanese le modalità con cui il Cavaliere dovrà scontare l’anno residuo di carcere che ancora gli resta dopo aver goduto di tre anni di sconto per l’indulto.

Sembra, ma ripeto che la cosa è tutta da confermare, e probabilmente verrà  invece smentita, che i magistrati  si rendano conto del fatto che,  arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali, Berlusconi deve pur continuare a guidare i suoi. L’unico modo, allora, è quello di individuare una persona cui sarebbe consentito di incontrare liberamente Berlusconi  ogni volta che sarà necessario, anche più volte al giorno,  lungo l’intero anno in cui egli dovrà comunque considerarsi e vivere come un vero e proprio carcerato.

Toti avrà il compito di ascoltare le disposizioni del capo e di passarle all’esercito in attesa della restituzione a Silvio Berlusconi  di quella “agibilità politica” che la sentenza definitiva della Cassazione gli ha tolto. In qualche modo ad una fetta importante di elettorato si devono pur assicurare quella luce e quell’aria necessarie non solo alle singole persone ma anche alle organizzazioni politiche. Luce ed aria rappresentate nel caso di Forza Italia dall’amorevole, continua presenza di un leader dalla statura di Silvio Berlusconi.

Toti dovrà, insomma, assicurare che continui a perpetuarsi quel rapporto tra il “capo” ed il suo popolo. Un rapporto fondamentale per una Forza Italia, ma anche per una Mediaset, che non possono davvero ancora fare a meno di “lui”, di Silvio Berlusconi.

Giancarlo Infante