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Da “hacker” cinesi minacce al Pentagono

Da “hacker” cinesi  minacce al Pentagono

Le guerre si fanno con le armi a disposizione a mano a mano che lo sviluppo tecnologico ne mette a disposizione di nuove. Lo stesso vale per lo spionaggio. Oggi non c’è più bisogno delle cosiddette  “barbe finte” né dei “Cicero” o delle Mata Hari di turno. Nell’era digitale anche una parte delle guerre e gran parte dello spionaggio corrono sul web. Soprattutto quello di altissimo livello.

Le autorità statunitensi sono molto allarmate per numerosi intrusioni di “hacker” cinesi che hanno violato barriere ritenute inespugnabili, fino ad un momento prima, per curiosare in siti web ultra segreti in cui sono conservati progetti militari di fondamentale importanza.

Si tratta, dice la parte pubblica di un rapporto confidenziale realizzato da un’organizzazione mista di militari ed esperti civili, dei progetti dei missili Patriot PAC-3, di un sistema d’arma per abbattere missili balistici, conosciuto come “ Terminal High Altitude Area Defense”, o THAAD. Infine, di un sistema di difesa missilistico, chiamato “Aegis”, della Marina militare statunitense.

china2 imagesMa la lista non finisce qui. Perché devono essere aggiunti i progetti del jet F/A-18 da combattimento, dell’elicottero V-22 Osprey, “Black Hawk”- il Falco Nero – e della nuova nave da combattimento “Littoral” disegnata per poter assicurare un pattugliamento da operare più in prossimità delle coste.  

Infine, nella lista anche il più costoso progetto militare mai allestito. Quello dei tanto contestati F-35, per i quali la spesa dovrebbe raggiungere i 1.444 miliardi di Dollari Usa.

Tempo fa si sentì accusare anche le autorità siriane per alcuni tentativi addebitati a loro “hacker ”di intrusione in archivi digitali governativi e militari Usa.

Gli “hacker” cinesi sono quelli, però, ritenuti i responsabili dei colpi finora meglio riusciti. Barak Obama sarebbe intenzionato a porre la questione direttamente sul tavolo quando incontrerà il Presidente cinese, Xi Jinping, nel prossimo Giugno in California.

china1 -hacker-960x637La situazione è molto delicata e complessa. Le autorità statunitensi non possono accusare direttamente quelle di Pechino, le quali comunque hanno sempre negato di condurre o di autorizzare spionaggio cibernetico contro gli Stati Uniti. Vorrebbero allora porre la questione chiedendo un controllo adeguato da parte delle autorità cinesi sull’attività di questi “spioni” telematici. I quali, tra l’altro, controllano tutto e tutti nel tentativo di carpire informazioni vitali per l’attività di industrie private e di agenzie governative.

Il rapporto presentato alle autorità americane, così, servirà se non altro a far capire, anche al Pentagono, che devono esser studiati continuamente nuovi strumenti per prevenire intrusioni destinate a diventare sempre più sofisticate.

Enrico Massidda