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Costretto alle dimissioni Procaccini Capo di gabinetto degli Interni Per salvare il ministro Angelino Alfano?

Costretto alle dimissioni Procaccini  Capo di gabinetto degli Interni  Per salvare il ministro Angelino Alfano?

Alla fine, salta la prima testa sul caso Ablyazov. Giuseppe Procaccini, il capo gabinetto del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, si è dimesso. Sicuramente, così, salva il ministro Angelino Alfano. Probabilmente, il motivo vero è da legarsi al fatto che nessuno ha speso una parola in suo sostegno su una vicenda dove il capo di gabinetto è stretto tra il ruolo politico del ministro e quello operativo della struttura.

Non essendosi dimesso Alfano, e non avendo individuato il vero responsabile dell’accaduto negli uffici superiori del dicastero, è stato gioco forza sacrificare lui. Da fedele servitore dello Stato continua a sostenere che il ministro e vice premier “non sapeva” di quanto accaduto alla moglie del dissidente kazako ed alla figlia di soli sei anni, quando qualcuno le ha fatte caricare a forza su un aereo e le ha rispedite tra le braccia del Presidente del Kazakista, grande amico personale di Silvio Berlusconi.
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La “questione“ Procaccini nasce perché il 28 maggio scorso fu lui a ricevere ufficialmente l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov ed il suo primo consigliere per affrontare il caso Ablyazov, oppositore del regime kazaro accusato, però, sia nel suo Paese, sia in Russia di truffa e ricercato attraverso l’Interpol. Nel corso del colloquio, Procaccini si sarebbe limitato a spiegare ai kazaki che la competenza era della polizia e li avrebbe inviati al Dipartimento pubblica sicurezza. Possibile, si chiedono in molti in parlamento, che un Capo di gabinetto riceve un ambasciatore e su di un tema così delicato senza che il ministro ne sapesse niente?

Intanto il Capo della Polizia, Alessandro Pansa, altra testa in bilico sulla vicenda, ha elaborato un rapporto su tutta la vicenda e si accinge, adesso, all’audizione dinanzi alla Commissione diritti umani in Senato, subito dopo che sarà svolta l’informativa del governo.

“In questa vicenda, dice l’avvocato Riccardo Olivo , legale della espulsa Alma Shalabayeva, c’è stata una violazione evidente dei diritti umani e non mi pare neppure del tutto esatto quel che si dice nel decreto di revoca dell’espulsione, cioè che non si sapessero certe cose: chi operava aveva gli elementi per sapere chi fosse “.
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Che il ministro Alfano non potesse non saperlo lo hanno del resto detto, con toni ed accenti diversi, anche personaggi che non gli sono contrari per partito preso, come nel caso di Roberto Maroni e di Claudio Scaiola. Due ex ministri che trovano strano e ridicolo sostenere l’ipotesi della “non conoscenza” da parte del responsabile del Viminale.

Adesso, dopo le dimissioni di procaccino, giù lungo li rami del Ministero tremano in molti. A partire dai vertici del dipartimento di Pubblica sicurezza fino agli uomini della questura di Roma.

Antonello La Monaca