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Continua il “tira e molla” sull’Iva. In mezzo Enrico Letta che deve resistere. Dal Pd, dopo caos all’Assemblea, non viene grande aiuto

Continua il “tira e molla” sull’Iva. In mezzo Enrico Letta che deve resistere. Dal Pd, dopo caos all’Assemblea, non viene grande aiuto

La questione Iva, come è stato per la molto simile questione Imu, rischia di far cadere il Governo di Enrico Letta. Un esecutivo traballante non poco in questo fine settimana. Anche per altri motivi. Il Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, si è spinto fino alle minacce delle dimissioni se non si procederà all’aumento dell’Iva al 22 per cento come sembra sia necessario. Lui ne è convinto per tenere i conti in ordine e non finire di nuovo a subire la procedura di infrazione da parte dell’Unione europea.

Già con il Documento di programmazione finanziaria, Saccomanni e Letta, firmandolo un paio di giorni fa in Consiglio dei ministri, hanno riconosciuto che non siamo in linea con quel 3 per cento fissato dai parametri di Maastricht per lo sforamento del disavanzo.

C’è poco da scrivere e sostenere che quel parametro è un’assoluta stupidaggine. Oramai si stanno orientando a dirlo la maggior parte dei politici e degli osservatori internazionali. Il parametro c’è e, fino a quando non lo si trasformerà, decidendosi a tenere conto dei veri parametri che indicano lo stato di salute dell’economia di un paese, bisogna rispettarlo. A meno che non si decida di andare in “guerra” con l’Europa.

Secondo Saccomanni, dunque, l’Iva deve essere aumentata. Rischiamo altrimenti di sentirci tirare nuovamente le orecchie da Bruxelles. Già è complicato riuscire a recuperare in qualche modo le entrate dell’Imu sulla prima casa. Figurarsi se ora non si procede con l’aumento dell’Iva.
saccomanni
Bisogna avere il coraggio di dire la verità agli italiani sullo stato dei conti. Questo il convincimento di Saccomanni che, sembra, non intenderebbe restare al suo posto se l’aumento non venisse effettuato. Questa volta, a differenza su quanto accaduto in materia di Imu, troverebbe schierato accanto a se anche il presidente Enrico Letta.

Il ministro, comunque, indica anche nella situazione politica un elemento di incertezza che lo spingerebbe a sostenere l’idea dell’aumento dell’Iva. E’ molto chiaro il Ministro: “Non mi metto alla disperata ricerca di un miliardo se poi a febbraio si va a votare. Tutto inutile se una campagna elettorale è già iniziata”. Vorrà anche mandare un messaggio a Berlusconi ed al Pdl?

Di sicuro. Saccomanni trova l’appoggio di Scelta Civica, almeno a sentire la determinazione con cui la ex ministra Linda Lanzillotta è intervenuta per difenderlo. Perché, dice la Lanzillotta, senza Saccomanni non c’è più il Governo Letta. Saccomanni, dunque, costituirebbe la “Maginot” dell’ esecutivo. Sulla questione Imu, però, Saccomanni fu costretto a cedere e non si dimise. Ma in quella occasione non si spinse fino a mettere sul piatto della bilancia il suo posto.

La situazione rischia di rivelarsi critica perché, invece, il Pdl non intende sentire ragioni e, come già fatto a fine Agosto sull’intervento per l’Imu, non vede e non concede alternative: l’Iva non va aumentata.

Le risposte a Saccomanni da parte dei diversi esponenti del Pdl contengono alcune sfumature su cui forse Letta potrà provare a lavorare per vedere che non prevalgano nel Centro destra quelle posizioni più estremiste espresse da Maurizio Gasparri, secondo il quale il Ministro Saccomanni si può pure dimettere perché la cosa più importante è lasciare l’Iva com’é. Saccomanni, in effetti, non é mai stato molto amato nelle fila berlusconiane.
fassina
Questa volta Gasparri trova un mezzo alleato in Stefano Fassina, il vice di Saccomanni, il quale dice: “Noi non vogliamo l’aumento dell’Iva, abbiamo spinto perché l’aumento venisse rinviato e siamo convinti che vada evitato”.Il mezzo aiuto consiste nel fatto che, poi, Fassina però precisa: “Bisogna fare delle scelte, da qui a fine anno abbiamo impegni che valgono quasi 6 mld di euro. Se solo il 10% continua a pagare l’Imu” è possibile “evitare l’aumento dell’Iva”.

Il fatto è che Alfano, Brunetta e gli altri del Pdl hanno già ottenuto la cancellazione dell’Imu prima casa per tutti e intendono ogni rinuncia sul punto come una perdita di immagine senza avere alcuna intenzione di subirla. Sanno, inoltre, che sull’Iva possono contare su alcune difficoltà che il Pd ed il Centro sinistra incontrano. L’aumento, infatti, non è visto di buon occhio sia dalle imprese, sia dai sindacati. Questi sanno cosa significhi l’aumento della Tassa sul valore aggiunto, anche solo di un punto per la diminuzione dei consumi e, quindi, per gli ulteriori ritardi da segnare nell’aggancio con la ripresa internazionale e per il contrasto alla disoccupazione.

Non è dunque una situazione semplice per Enrico Letta. A lui spetterà, come al solito, cavarsi le castagne dal fuoco contando sul fatto che il suo Governo non ha alternative e che al Presidente Napolitano proprio non piacerebbe convocare i partiti al Quirinale per le consultazioni per la formazione di un nuovo Governo o, addirittura, per lo scioglimento delle Camere.
renzi matteo
Un grande aiuto, oggettivamente, a Letta non può venire in questo momento dal suo stesso Partito. Il Pd é un po’ troppo preso dalle proprie vicende interne. Molte le ferite da leccare. A maggior ragione dopo la caotica conclusione dell’Assemblea nazionale finita per non decidere niente sui passaggi determinati cui sarà chiamato il Pd con il Congresso e subito dopo.

Era circolata la voce che Letta fosse molto irritato con Matteo Renzi per come aveva contribuito anche lui a far finire l’Assemblea. Qualcuno attribuiva a Letta un duro giudizio sulla inaffidabilità del Sindaco di Firenze. Una volta usciti i giornali, il Presidente del Consiglio si è affrettato a far smentire tutto e a ribadire che lui non ha alcuna intenzione di intervenire sul dibattito interno al Pd. Che poi, eventualmente, sarebbe il modo migliore per intervenire e dire la sua al momento opportuno.

Giancarlo Infante