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“Cinque Terre” e Lunigiana: quasi d’obbligo il week end

“Cinque Terre” e Lunigiana:  quasi d’obbligo il week end

Viaggiare a cavallo tra Liguria e Toscana per conoscere le bellezze di quel lembo di terra noto anche come “Golfo dei Poeti” e di “Via dell’Amore”, per finire poi in Lunigiana. Perché no, un superbo week end all’insegna della cultura. Una splendida piccola vacanza dove, tuttavia, il relax è da dimenticare per la miriade di luoghi e cose da vedere. Da qui, dunque, la voglia e il desiderio di andare alla scoperta delle cosiddette “Cinque Terre”, zona a dir poco unica e meravigliosa, che si estende nella provincia di La Spezia, proprio al confine con la Toscana. Da dove poi poter sconfinare nell’entroterra di quella di Massa, in Lunigiana.

Le “Cinque Terre”, un lembo di terra, di soli 18 km, che comprende Riomaggiore, Manarola, Corniglia, fino a Vernazza e Monterosso, cinque borghi marinari davvero unici al mondo. Vernazza e Monteresso purtroppo alla ribalta della cronaca non solo per le rinomate e ineguagliabili bellezze, ma perché colpite dalla terribile alluvione con smottamenti e frane del 2011 che provocò lutti e dolore, e attraversate dalla “Via dell’Amore”, anch’essa rimasta danneggiata, che guardano il mare al di fuori del Golfo di La Spezia.

cinque72 1_l.20091209221925Il “Golfo dei Poeti” si estende, invece, da Porto Venere a Lerici e fino a Tellaro, dove termina la Liguria. Una vera e propria oasi naturalistica famosa in tutto il mondo per la sua bellezza e i suoi panorami mozzafiato, tanto da diventare zona protetta “Patrimonio dell’Umanità, sotto la tutela dell’ Unesco.

A poco più di 350 chilometri da Roma, e molto più vicine a quasi tutte le più importanti città dell’Italia del centro nord, queste meravigliose zone si raggiungono comodamente sia in auto sia in treno. E a chi proviene da molto più lontano, non rimane che ricorrere all’aereo, scegliendo Pisa oppure Genova come destinazione del volo. Le premesse, insomma, ci sono tutte per una bella gita che non dovrebbe, e non potrebbe, proprio risolversi in una giornata sola per poter assaporare appieno tutte le bellezze che questa terra è in grado di offrire. E’ preferibile, quindi, dedicarle un intero week end.

Nei secoli, le “Cinque Terre” sono state conquistate dall’uomo che ne ha via via cambiato l’aspetto, mantenendo però un contatto diretto con la natura. I fitti boschi vennero sostituiti poco a poco dalla coltivazione della vite su dei terrazzamenti, attraverso la frantumazione della roccia, con la paziente realizzazione di muri a secco e la creazione dell’humus coltivabile. I muri a secco, forse il simbolo più cinque80 muridscn0124evidente di tanto lavoro certosino, sono costruiti esclusivamente con massi d’arenaria sovrapposti e riempiti di pietrisco e terra, senza l’uso di alcun materiale di coesione. Tra i terrazzamenti, furono poi realizzate lunghe e ripide scalinate in pietra, ricavate a sbalzo sui muri stessi. Quest’opera titanica e secolare si riflette nelle cifre: circa 8.400.000 metri cubi di muri a secco, per una lunghezza di ben 6.729 km.

Oggi, l’emigrazione e l’abbandono dell’attività agricola provocano sempre più una rottura di questo biosistema. Dove viene meno la presenza dell’uomo, paradossalmente, il degrado è immediato e la macchia prende il sopravvento. I terrazzamenti sono e sono stati per secoli i protagonisti della stabilità idrogeologica dei versanti e dei centri abitati, creando un paesaggio unico al mondo. Poi il progressivo abbandono delle colture che ha provocato così eventi franosi di sempre più grande estensione, con la devastazione di rilevanti porzioni di territorio, come purtroppo avvenuto due anni orsono a Vernazza e a Monterosso.

Osservare queste zone, significa riappropriarsi del rapporto con la natura, qui dalle sue ineguagliabili bellezze. Rapporto che influenzò positivamente scrittori come Vittorio G Rossi, Tommaso Marinetti e Gabriele D’Annunzio che, proprio in queste terre riuscirono a trovare la giusta ispirazione.

cinque6 38_67_fiascherino_3bVera chicca, l’abitato di Fiascherino, un delizioso borgo mozzafiato nel comune di Lerici. Fiascherino ha tutto, proprio tutto. Affacciato sul Golfo del Tigullio, Fiascherino rappresenta un ottimo punto di partenza per girovagare tra “Cinque Terre” e Lunigiana. Ma attenzione per chi non conosce la zona e non ha idea della sua geografia più che complessa! Rischia di avventurarsi solo in un faticoso tour, dispersivo e dagli scarsi risultati. Se non si hanno le idee chiare è decisamente preferibile affidarsi a una buona guida, non conoscendo le principali attrazioni da vedere. Il patrimonio artistico è talmente vario e ampio, e molte volte anche nascosto, che non è proprio il caso di avventurarsi così “alla cieca”.

Lasciamo al giorno dopo le più vicine “Cinque Terre” e puntiamo subito verso la Lunigiana. Da Fiascherino, dunque, verso Pontremoli. Beh, a dire il vero la notte ha portato davvero consiglio e abbiamo così fatto nostro il suggerimento di un esperto vero, autore della rinomata guida turistica lunigianese, quel Francesco Bola, noto storico dell’arte. Quindi dritti a Pontremoli, nella parte alta della Lunigiana. Qui è doverosa una visita al castello del Piagnaro con il suo Museo delle Statue Stele, per poi scendere verso piazza Duomo e piazza della Repubblica, divise dal Campanone. Per proseguire poi lungo Via Cavour fino alla Torre dei Seratti e la torre di Castelnuovo, accanto all’oratorio di Nostra Donna.

cinque26 zeriDa Pontremoli si sale a Zeri, centro famoso per la sua natura lussureggiante, i boschi, i campi e la qualità della sua gastronomia, come nel caso dell’agnello. Zeri è costellato da molti borghi in pietra che riprendono vita d’estate. Vicino, sulla parte destra del fiume Magra, si alza Mulazzo, sede del Bancarelvino, con la torre di Dante, i bei palazzi signorili, le porte di accesso al borgo e l’acquedotto malaspiniano.

Continuando la gita lungo la Statale della Cisa, arriviamo a Filattiera, dove ai piedi del borgo antico troviamo l’antichissima Pieve di Sorano, monumento romanico di grande importanza. Nel paese alto, invece, seguendo l’antica Via Francigena, si trovano il castello, la chiesa di Santa Maria, la torre e la chiesetta di San Giorgio. Proseguendo verso Villafranca, ecco il centro storico che si allunga dal Museo Etnografico della Lunigiana, vicino al ponte sul torrente Bagnone, fino ai pochi resti del castello di Malnido, passando dalla chiesa di San Nicolò. Ci dirigiamo poi verso Bagnone, con il bellissimo centro storico ben conservato, attraversato dal torrente omonimo, con in alto il suo castello che troneggia imperioso.

Percorrendo la statale della Cisa, con il letto del Magra sulla destra, arriviamo ad Aulla, con l’Abbazia di San Caprasio e il Museo di Storia Naturale della Lunigiana, ospitato nella Fortezza della Brunella. Oltrepassando la Magra verso Podenzana, impossibile ignorare i famosi panigacci, un particolare tipo di pane rotondo, non lievitato, cotto in uno speciale piatto di terracotta e mica, chiamato Testo, arroventato a fuoco vivo in un falò o in un forno a legna. cinque99 tresanaNella vicina Tresana, ammiriamo i ruderi del castello e la vicina chiesa, mentre dall’altra parte del fiume si trova Licciana Nardi, sede di un castello, di antiche mura e della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo. Da Licciana, ci spostiamo a Comano, ai piedi dell’Appennino, con i resti del castello e bei borghi montani.

Dall’Alta Lunigiana si fa ora il momento della Lunigiana orientale e delle Alpi Apuane, toccando Casola, dove è possibile visitare il Museo del Territorio e la torre. Nelle vicinanze Equi Terme, con le grotte e le sue terme di acque sulfuree. Ci troviamo già nel territorio di Fivizzano, la Firenze di Lunigiana, con la piazza e la fontana medicea, il Museo della Stampa e le antiche mura. Qui fu inventata la prima macchina da scrivere nell’anno 1806 da parte di Agostino Fantoni e qui fu stampato uno dei primi libri al mondo con la tecnica della stampa a caratteri mobili già nell’anno 1471, da parte di Jacopo da Fivizzano. Giosuè Carducci, che venne qui a studiare la poesia di Giovanni Fantoni, la definì “Una perla sperduta fra i monti”. Infine, verso il mare, sorge Fosdinovo, ultima meta del nostro viaggio prima di entrare in Liguria, in cui è possibile visitare il castello malaspiniano, tuttora proprietà della famiglia Malaspina. Da vedere anche la chiesa di San Remigio, e l’Oratorio dei Bianchi.

E questo è solo ciò che si trova nelle sedi comunali. La miriade di borghi e castelli pare proprio infinita, unica: Ponticello, Montereggio, Castevoli, Lusuolo, Castiglion del Terziere, Malgrate, Virgoletta, Bibola, Villa di Tresana, Bastia, Monti, cinque53 museo stampaVerrucola, Sassalbo, Monzone, Codiponte, Regnano, Ponticello, Tendola…

Dopo tanta di quasi indigestione di storia e di cultura è giunto il momento di parlare di cibo. La cucina delle “Cinque Terre” è arrivata fino ai giorni nostri mantenendo intatte le caratteristiche di una lunga tradizione. Naturalmente in primis il pesto, fatto con basilico, olio e formaggio grattugiato. Tra i diversi tipi di pasta, spiccano le troffie, di farina di frumento o di castagne, le tagliatelle, da condire con funghi, cavoli patate, fagioli, e ceci.

Le erbe sono un elemento fondamentale della cucina delle Cinque Terre. Le torte di verdura vengono preparate con borragine, bietole, carciofi, zucchine o patate e porri. La torta di riso rappresenta un altro piatto tipico, con l’aggiunta di funghi secchi.

Il pesce non può naturalmente mancare, trattandosi di borghi marinari. Le cotolette di acciughe, ovvero acciughe ripiene e fritte; le frittelle di bianchetti; il novellame di acciughe e sardine, o rossetti; le seppie di scoglio di zimino; il polpo all’inferno. I re dei crostacei nelle “Cinque Terre” sono i muscoli, altrove più conosciuti come cozze, rigorosamente alla marinara, con qualche goccia di limone e un po’ di prezzemolo, oppure ripieni di tonno, salumi, formaggio, uova e maggiorana. cinque100 resize.aspxBuoni da soli, o in insalata con totani, gamberi e polpo.

I totani e i calamari poi sono buonissimi fritti, o bolliti pochi minuti in acqua aromatizzata, con un filo d’olio d’oliva. I totani più grandi possono essere farciti con tentacoli scottati in olio d’oliva e tritati, con l’aggiunta di piselli o verdure, formaggio grattugiato, mollica bagnata e strizzata. Quelli di media grandezza si possono, invece, cuocere in olio d’oliva, aglio, prezzemolo, aggiungendo un bicchiere di vino bianco secco, salsa di pomodoro. I “gianchetti” sono, invece, piccolissimi pesciolini serviti caldi bollenti, appena estratti dalla friggitrice.

Assolutamente imperdibili, infine, le zuppe di pesce, le focacce e le farinate. Una cucina povera ma che si fa apprezzare in tutte le osterie che offrono cibi genuini a base di prodotti di pesce. Una sosta più che necessaria per scoprire e apprezzare sapori agli occhi di molti ormai dimenticati, se non addirittura del tutto sconosciuti.

Enrico Barone