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Caso Crocetta: sciacalli, sciacallaggio. Che brutto paese… siamo diventati

Caso Crocetta: sciacalli, sciacallaggio. Che brutto paese… siamo diventati

Sembra sgonfiarsi definitivamente il caso Crocetta. Anche quelli del Pd che provavano a fare fuori il Governatore siciliano utilizzando la storia dell’intercettazione telefonica di un imbarazzante colloquio con il suo medico curante che, a questo punto, non si sa neppure se sia mai avvenuto si sono fatti molto più prudenti.

Certo, la vicenda non potrà chiudersi così e un chiarimento interno alla maggioranza alla Regione Siciliana dovrà giungere a maggior ragione dopo le ultime convulse ore.

La Procura della Repubblica di Palermo, infatti, ha ribadito ed arricchito la smentita già fatta l’altro ieri sull’esistenza di una qualsiasi intercettazione di una telefonata intercorsa tra il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ed il suo medico Saverio Tutino nel corso della quale quest’ultimo si sarebbe lasciato andare a fare pesanti minacce nei confronti di Lucia Borsellino, il giudice ammazzato dalla mafia proprio di questi giorni nel 1992.

Il Procuratore Francesco Lo Voi è andato oltre il primo comunicato stampa per aggiungere: “l’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas”.

E allora, l’Espresso di che cosa ha parlato? Si tratta di una delle tante “patacche” che ogni tanto finiscono per fare innamorare qualche giornalista? C’è sotto qualcosa di più torbido in cui il settimanale si è fatto coinvolgere seguito subito a ruota da parte della grande stampa, già pronta ad accendere il rogo su cui rosolare lo scomodo Crocetta. E da chi si è fatto coinvolgere? Avrà il coraggio di farcelo sapere?

In ballo ci sono aspetti delicati ed inquietanti rivelatori di un profondo malessere di cui il nostro Paese deve liberarsi nel modo più salutare e nei tempi più stretti possibili.

Salvo chiarimenti e smentite serie, che sarebbero allora imbarazzanti per un Procuratore della Repubblica importante com’è quello di Palermo, con questa storia si sta rischiando di mettere in crisi, già più di quanto non ci fosse già finito da solo, il quadro politico di una regione complessa come è quella della Sicilia.

Si rischia di distruggere l’onorabilità di una persona. Soprattutto, si rischia di dover rimanere perplessi di fronte a come un intero fronte istituzionale e politico si mobiliti solamente perché un’agenzia stampa o un periodico sbandieri un’intercettazione che nessuno ha la possibilità di verificare. Aprendo la stura al dubbio che, in realtà, si sollecitino persino certi scandali per uscire da situazioni politiche e di governo da cui, altrimenti, non si è in grado di liberarsi.

Si rischia di svilire ancora di più l’immagine della categoria dei giornalisti, più che mai esposti all’accusa di essere troppo parte integrante di ambigue operazione di sciacallaggio i cui obiettivi finali sono quelli di far saltare personaggi scomodi della politica. Scomodi soprattutto per il principale partito italiano cui sembra da un pezzo mancare il coraggio di affrontare, invece, virilmente e direttamente le cose e utilizzare scandali e scandaletti per sistemare le cose al proprio interno.

Casi De Luca a Napoli, Marino a Roma, Crocetta, ora, a Palermo docet.

Si rischia anche di restare perplessi su come a livello altissimo siano gestite certe situazioni. Un tempo c’era la buona abitudine di informarsi, quando necessario con discrezione e tatto, su situazioni strane che, prima di avventurarsi in dichiarazioni pubbliche, era meglio conoscere meglio. Forse una telefonata al Prefetto, alla Procura, al comandante locale dei carabinieri avrebbe risparmiato brutte figure a personaggi autorevoli la cui immagine deve essere sempre preservata perché trascende va oltre.

Si rischia, infine, di svilire ancora di più il sistema delle intercettazioni telefoniche ed i sistemi di garanzia deputate a salvaguardarne contenuti e finalità che dovrebbero circondarle, in particolare per chi le fa, le usa e le subisce.

Il caso Crocetta è emblematico su tutta una serie di questioni che da anni avviliscono e sviliscono la vita politica, le istituzioni e il giornalismo.

Forse è il caso per partire da quanto è successo per rendere davvero moderno questo strano Paese in cui si è trasformato l’Italia: la Cristoforetti nello Spazio e gli intrighi dei tempi dei Borgia che convivono insieme.

Il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio intervengano e celermente. Non solo perché in questo contesto sembrano essere stati costretti ad intervenire precipitosi dall’incalzare della pressione mediatica, ma soprattutto perché è l’ora di creare i presupposti perché il sistema dei dossier, veri o falsi che siano, venga eliminato dalla vita di questo Paese che non merita di essere governato lasciando spazio agli sciacalli ed allo sciacallaggio.

Giancarlo Infante