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Cala l’affluenza dei votanti: a Roma alle 22 fermi al 32,30 per cento. Se confermato voto per pochi intimi. Oggi seggi aperti dalle 7 alle 15

Cala l’affluenza dei votanti:  a Roma alle 22 fermi al 32,30 per cento.  Se confermato voto per pochi intimi.  Oggi seggi aperti dalle 7 alle 15

A Roma sembrerebbe proprio crollare ancora il dato sull’affluenza alle urne. Alle 22 di domenica 9 Giugno si erano recati a votare solo il 32,30 per cento degli aventi diritto. C’é un calo del 5,39 per cento rispetto allo stesso orario di due settimane prima. Al primo turno la cifra finale si è attestata su di una percentuale di un poco inferiore al 53 per cento. Per le abitudini dei romani è come dire niente. Oggi seggi aperti dalle 7 alle 15. Poi lo spoglio.

E’ vero che si è trattato di una domenica finalmente con le temperature giuste. La mattina faceva ben sperare e molta gente ha preferito andare al mare, o fuori porta, al grido: poi si vedrà! Se domani si andrà avanti con una così scarsa partecipazione al voto, la scelta tra Ignazio Marino e Gianni Alemanno rischia di essere fatta tra pochi intimi. Ammesso che entro le 15 di lunedì si dovesse raggiungere almeno la soglia del 50 per cento, ci si troverebbe di fronte ad un eletto al Campidoglio, chiunque egli sarà, con i voti di una infima minoranza della cittadinanza romana. Si porrà, in ogni caso, dunque, un problema di rappresentanza. Comunque festeggerà la sua vittoria, il vincitore sarà, anch’egli, uno sconfitto.

alemar221432468-e798fe10-f46c-43c3-b74a-be7d5639e021Del resto, se quindici giorni fa c’era da scegliere su di una scheda elettorale lunga un metro e diciassette centimetri, questa volta il menù era ristretto a due sole portate. A giudicare dall’affluenza si tratta di un’offerta giudicata poco gradita ai romani. Non possono cambiare trattoria e preferiscono fare altro.

Quelli di destra, sembrerebbero non molto convinti dalla ricandidatura di Gianni Alemanno. Se lo fossero, avrebbero potuto da soli superare il 30 per cento dei votanti. Quelli della sinistra, pure, hanno dei problemi non indifferenti. Non ci dobbiamo dimenticare, infatti, che a Febbraio il candidato alla Regione del centro sinistra, Nicola Zingaretti, nelle urne del Comune di Roma ha raccolto il 45 per cento circa dei voti per la Presidenza regionale e che la lista del PD si è attestata, da sola, sopra il 32 per cento. Marino, insomma, non è riuscito a portare al voto tutto il centro sinistra.

Coloro che hanno votato al primo turno per altre liste, Alfio Marchini, Movimento Cinque Stelle ed i minori non si sono minimamente fatti riscaldare dalla corsa per il ballottaggio. Non erano più affari loro. Così le urne languono. Vedremo alla fine in quanti voteranno per davvero.

crollovoto30Eppure le forze politiche, evidentemente, faticano a capire cosa stia accadendo in mezzo alla gente. Forse complice anche una informazione che a loro fa velo e barriera, rispetto alla pubblica opinione vera. Nel senso che i nostri politici sembrano più preoccuparsi di una effimera citazione su un giornale o di una apparizione televisiva piuttosto che cercare di comprendere i meccanismi di degenerazione del consenso di cui godono nel Paese. A loro interessa più partecipare al cosiddetto “circo mediatico” invece di fare politica vera e con la “P” maiuscola. Se sono loro i primi a non crederci cosa pretendono? Che ci credano i loro estenuati ed inascoltati votanti?

Così, domani, tutti riprenderanno le danze come se niente fosse successo. Alle 15 intorno alla televisione per il solito balletto su cifre e percentuali. Queste, in fondo, ovattano, leniscono alleviano la pena e consentono di continuare a scherzare con il fuoco. Le percentuali non dicono come stanno veramente le cose.

Anche una persona esperta di politica come il Sindaco di Firenze ha finito oggi per parlare più dei problemi suoi e del suo partito. Ha detto che la prossima volta non si farà “fregare” perché deciderà se partecipare alle primarie solo dopo che saranno definite le regole del gioco. In effetti, abile com’è, ha capito che si trova stretto nella morsa Letta a Palazzo Chigi ed Epifani al partito. Meglio non impegnarsi adesso e vedere cosa accadrà. Anche in relazione ai ballottaggi di cui sopra.

resizerA chi gli chiedeva di Berlusconi, insinuando che la “linea” la detta il cavaliere senatore di Arcore, Enrico Letta ha risposto rimandando a lunedì la risposta. Ha precisato che si tratterà di una smentita a quelle insinuazioni. Se ce ne era ancora bisogno, è venuta da Letta la conferma di quanto in questo Paese conti la più piccola elezione e che ad essa siano legate le sorti di equilibri ben più importanti. Lunedì, inoltre, non verremo solo a sapere come si sarà votato a Viterbo o ad Ancona, e in tutti gli altri capoluoghi di provincia coinvolti nel ballottaggio per la poltrona del Sindaco.

Sapremo, infatti, soprattutto, come sarà andata a finire la storia nella Capitale. Roma ha sempre avuto un peso sulle vicende nazionali. Anche se il suo voto ha carattere esclusivamente amministrativo e locale. Questo lo sentiremo dire agli sconfitti. I vincitori faranno, invece, diventare il verdetto delle urne del campidoglio un affare stratosferico. Enrico Letta sa forse già che vincerà Ignazio Marino? E che, se Berlusconi detta veramente la linea, lo continuerà a farà ma con una voce sempre più flebile?

debito6Chi vince domani più ballottaggi e chi vince, in particolare, a Roma alzerà voce e cresta. Entrambi i principali partiti, impegnati in questo strano abbraccio tra avversari, su cui si basa l’esecutivo di Enrico Letta, hanno bisogno di alzare le braccia al cielo. Devono piantare la loro bandierina su quello tra i “colli fatali di Roma” che ospita un centro di potere e di immagine pubblica di dimensione nazionale. Per chi è capace, ma i La Pira non s’inventano tutti i giorni, potrebbe significare, addirittura, una dimensione internazionale.

Alla destra servirebbe per continuare a sostenere di essere in rimonta e provare ad azzardare l’idea di sbarazzarsi di Enrico Letta al più presto in vista di eventuali elezioni autunnali. La sinistra, invece, deve inventarsene ogni giorno una per far dimenticare una scellerata primavera, nel corso della quale è stato consumato uno dei più raffinati suicidi che mente masochistica potesse mai escogitare.

Paradossalmente, però, se dovesse vincere Ignazio Marino, per il Pd e per Enrico Letta, verrebbero altri tipi di guai. Minori di quelli legati alla vittoria di Alemanno, ma sempre guai. Forse non immediatissimi, ma aaarenzicerti. Dopo Matteo Renzi un altro sindaco importante a fare il controcanto dentro e fuori del partito! Un doppio incubo per il vertice di Via del Nazareno che ha subito, più che aiutato, la vittoria del medico con un passato di ricerca negli Usa.

Ignazio Marino, se Renzi lo fa dal fianco centrista, porterà le sue inside dal fianco laicista e filo grillino. Marino, oltre a rappresentare un problema nei rapporti con il mondo cattolico, potrebbe riprendere la sua corsa personale nel partito, come provò a fare al tempo in cui vinse, invece, Pierluigi Bersani.

Anche per Enrico Letta, il quale sarà il primo a plaudire ufficialmente, la vittoria di Marino potrebbe complicare il quadro futuro. Soprattutto, per la cosiddetta candidatura alla “premiership”, visto che dire candidatura a guidare il Governo non piace più a nessuno.

Al momento, infatti, le due grandi componenti interne al Pd, quella ex comunista, con un’appendice socialista, e quella ex democristiana, hanno trovato un punto di equilibrio con un bel carico di reciproche recriminazioni. aaapd295060_PD bandieraL’affossamento di Marini e Prodi sulla via del Quirinale, l’invio in panchina di Massimo D’Alema e, soprattutto, l’incredibile “ben servito” a Bersani ancora pesano. E sono destinate a pesare a lungo.

L’armistizio è stato imposto dalle reciproche profonde ferite che i contendenti si sono inferti e dalla posizione di Giorgio Napolitano. Il Presidente, conoscendoli bene un po’ tutti, ha rotto gli indugi ed ha deciso per loro, ricorrendo al Governo Letta. Inevitabile il contro bilanciamento della sinistra con l’elezione del Segretario “traghettatore”: Guglielmo Epifani.
A rendere più caotica la situazione è anche la discesa in campo dell’ex ministro Fabrizio Barca. Insomma, a bordo ring si riscaldano in molti.

E’ probabile che vincerà il più abile, o i due più abili, ad inventare un’accoppiata vincente, il famoso ”dream team” statunitense, che crei equilibri stabili, tra candidato a Palazzo Chigi e quello alla segreteria, in modo da far convergere, su quegli equilibri, la maggioranza del Pd.

Giancarlo Infante