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Bestemmia e lancette anticipate per Capodanno portano al disastro di questa Rai. Dov’è finito il Servizio pubblico? La risposta non è la privatizzazione per favorire i soliti ….

Bestemmia e lancette anticipate per Capodanno portano al disastro di questa Rai. Dov’è finito il Servizio pubblico? La risposta non è la privatizzazione per favorire i soliti ….

Antonio Azzalini, il responsabile Rai per l’intrattenimento della Rete Uno, chiamato dalla dirigenza dell’azienda concessionaria del servizio pubblico radio televisivo a rispondere del fatto che la sera di Capodanno la bottiglia di spumante è stata fatta stappare a buona parte dell’Italia 4o secondi prima della fatidica mezzanotte, ha detto la sua su come sono andate le cose.

Era necessario anticipare la concorrenza per far si che tutti restassero a brindare su rete Rai Uno senza rischiare che gli spettatori potessero essere presi dalla smania di  saltare su di un altro canale proprio nel momento fatidico. Una furbizia, insomma, che però non si sa quanto sia all’altezza del ruolo e delle responsabilità di un’azienda come quella di cui parliamo.

Una prassi, mormorano in Rai, che sembra sia stata, in realtà, avviata dalla concorrenza tanto tempo fa. Da una in particolare che lo scorso anno aveva anticipato addirittura di 22 secondi portando via non pochi spettatori alla rete ammiraglia della Rai.

Una cosa che Azzalini, ma solo lui in tra i dirigenti di Mamma Rai?, si era evidentemente legato al dito perché si trattò di un brutto scherzo  che a Viale Mazzini nessuno voleva veder ripetuto.

Quest’anno, Azzalini ha pensato, ma lui da solo?, di restituire pan per focaccia. Aspettandosi qualche ulteriore sorpresa da parte della concorrenza, però, ha preferito mettersi tranquillo ed abbondare: ha spostato le lancette in avanti di 4o secondi.

40 secondi che ora potrebbero essergli fatali perché i suoi superiori si sono chiamati fuori sostenendo che la decisione sia stata solo farina del suo sacco. I vertici non c’entrano niente!

Azzalini sostiene, invece, che la pratica sia antica. Forse riferendosi alla mera questione tecnica perché, venendo il segnale orario trasmesso via satellite, c’è la necessità di tener conto di qualche secondo di scarto in anticipo. Anche lui, però, oggi converrà che 40 sono un po’ troppi.

Il funzionario Rai ha aggiunto qualcosa di più. Ha ricordato che si tratta di una prassi seguita pure da molti telegiornali e da molte trasmissioni.  Da quel che si legge su Repubblica, con la quale si è confidato nel tentativo di difendersi, si tratta di  trasmissioni di tutto rispetto come L’Arena, La Prova del Cuoco, L’Eredità. Tutte impegnate a giocare d’anticipo per sfruttare fino all’ultimo secondo ogni possibilità di aumentare gli ascolti.

Viene da riflettere istintivamente su dove sia finita l’importanza dei contenuti per un ente cui sono affidate responsabilità pubbliche in un settore così fondamentale in una società moderna come sono l’informazione e l’intrattenimento.

Ad Azzalini, comunque, si rimprovera un Capodanno di fuoco anche per il passaggio di una bestemmia presente su di un sms tipo quelli che oramai tutte le trasmissioni si sentono in dovere di mandare in onda.

In realtà, questi messaggini inviati dal telefonino sono gestiti da una apposita struttura Rai. Sembra che in occasioni come quelle della serata di Capodanno ne arrivino circa 150 mila. Per filtrare questa sfilza di mini commenti in diretta sono impegnati un computer, incaricato di eliminare subito quelli contenenti parole chiave imbarazzanti, e  due controllori che, nel giro di pochissimo tempo, sono letteralmente travolti da questi messaggi destinati, in realtà, a non aggiungere molto alla trasmissione. Anzi, a volte appaiono persino fastidiosi.

Purtroppo, una brutta espressione è sfuggita al computer  e ai due controllori provocando un vero e proprio pandemonio su cui si è gettato freneticamente anche un certo mondo politico. Quello abituato alle classiche risse, utili solamente a cercare di coprire, con il solito scaricabarile, le vere responsabilità che stanno alla base degli attuali problemi della società televisiva cui è affidata la responsabilità del servizio pubblico.

Inevitabile che il direttore generale della Rai, Antonio Dall’Orto, avviasse un’indagine interna sulla gravità di quanto accaduto. Noi speriamo, però, che la cosa non si risolva con il licenziamento di quadri intermedi cui è possibile addebitare solo una parte delle responsabilità.

In ballo, infatti, vi è una questione molto più importante: la prospettiva verso cui si vuole indirizzare la Rai. In molti la definiamo la prima industria culturale del Paese mentre alcuni che la dirigono concorrono a farla diventare un grande produttore di banalità e, a volta, anche di volgarità.

Non è un caso che l’onorevole Federico Fauttilli, componente della Commissione di Vigilanza Rai per Democrazia solidale, dopo aver apprezzato l’intenzione di ” intraprendere iniziative per responsabilizzare i dirigenti dei programmi e delle strutture interne” attende ” l’esito di questa verifica necessaria e urgente, senza dimenticare l’obiettivo principale del nuovo Cda: una Rai che torna a produrre cultura e informazione di qualità e plurale, con reti e palinsesti riorganizzati e tecnologie comunicative innovative. Non vorremmo che si finisse per badare più alla pagliuzza che alla trave”.

E’ proprio questo il punto: guardare alla trave e non utilizzare le vicende di Capodanno per fare una vera e propria manovra diversiva la quale ha varie fasi e diversi obiettivi che potremmo, parlando per titoli, così definire:

  • colpire il neo Direttore Dall’Orto. Appena arrivato, ancora ignaro di storie e storielle che si sono affastellate e incancrenite in Viale Mazzini e dintorni, non può, certo, vedersi addebitare prassi consolidate, accettate e persino sollecitate da chi c’era prima di lui. Per fare questo non si è neppure esitato a strumentalizzare e stravolgere la portata dell’intervento dell’Osservatore Romano, giustamente scandalizzato per quanto appena accaduto. Colpire oggi Dall’Orto vuol dire provare a riaprire i giochi che lo vogliono veder nominato Amministratore Unico nel momento in cui cambierà concretamente il tradizionale assetto aziendale;
  • difendere, così, il vecchio sistema di intrecci che ruotano attorno ai consolidati equilibri politici, per quanto riguarda l’informazione, ed i più ancora antichi equilibri tra quanti si spartiscono la vera torta della Rai rappresentata dai palinsesti e dagli appalti;
  • favorire gli appassionati della cosiddetta “privatizzazione”. Che poi, in realtà. vuole dire assecondare i disegni di coloro che da decenni provano a smembrare la Rai per farne acquistare i pezzi  ai soliti amici. A costoro non interessa il Servizio pubblico. Al contrario, puntano solo ad eliminarlo o a identificarlo con reti che trasmettano solo trasmissioni destinate ad essere seguite da pochi intimi.

La reazione a tutto ciò deve andare esattamente in direzione opposta: fornire ad una rinnovata Rai gli strumenti adeguati per produrre cultura ed informazione di qualità. Non è impossibile riuscirci e questo lo sanno molto bene i suoi concorrenti.  I quali sanno altrettanto bene che solo una Rai finalmente libera dai tanti lacci e laccioli, quelli che negli ultimi vent’anni  l’hanno ridotta a preferire le furbizie piuttosto che i contenuti, potrebbe costringerli a migliorare anche la qualità delle loro trasmissioni e, quindi,  a confrontarsi con il mercato davvero. Anche loro!

Alessandro Di Severo