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Berlusconi deve decidere sul da farsi Pochi i margini di manovra da condannato In campo Marina? Lui, però, non può fare campagna elettorale stando ai domiciliari

Berlusconi deve decidere sul da farsi  Pochi i margini di manovra da condannato  In campo Marina? Lui, però, non può fare campagna elettorale stando ai domiciliari

I gruppi parlamentari del Pdl si sono convocati per affrontare in sede politica l’esame delle conseguenze della sentenza della Cassazione che ha reso definitiva la condanna a quattro anni di Silvio Berlusconi. Di questi, l’ex Primo ministro, deve scontarne uno, perché tre sono abbonati. Probabilmente questi 12 mesi residui li passerà agli arresti domiciliari. Cosa che non gli consentirà di svolgere l’attività politica nei modi in cui egli è sempre stato abituato.

Ora, sembrerebbe, stando almeno agli esperti in materia, che Berlusconi possa decidere entro la metà di Ottobre di scegliere tra i domiciliari e l’affidamento ai servizi sociali, cosa quest’ultima che lui ha scartato nelle conversazioni con i suoi avvocati nei giorni dell’attesa della sentenza che ne ha segnato, in qualche modo, il destino politico.

Ci sono altri aspetti da considerare. Intanto gli sarà ritirato il passaporto ed il magistrato deciderà sulle restrizioni cui sarà sottoposto in relazione alla condanna definitiva ed alla eventuale gestione della detenzione ai domiciliari.

I contraccolpi sulla sua volontà di “rimanere in campo” sono notevoli e di non facile soluzione. La realtà delle cose impedisce anche l’ipotesi estrema ventilata da alcuni dei suoi di far saltare tutto per aria ed andare alle elezioni. Ovviamente, i fautori di questa linea credono in una vittoria elettorale. Dimenticano, però, che la loro principale risorsa, cioè Silvio Berlusconi non potrebbe essere spesa neppure per un minuto nella campagna elettorale. Lui la dovrebbe seguire dalla casa in cui sarebbe ristretto.
Silvio-e-Marina-Berlusconi (1)
Stessa situazione se lui ed i suoi decidessero di issare il vessillo con sopra l’immagine della figlia Marina Berlusconi. Anche in questo caso la forza comunicativa del padre resterebbe in gran parte afona con lui interdetto da tutta l’attività pubblica.

Uno dei passaggi più delicati, inoltre, su cui é necessaria una ampia riflessione é quella sulla decadenza dal seggio del Senato.E’ questo un punto spinoso su cui c’è il rischio che si assista ad importanti contraccolpi anche sul Governo di Enrico Letta. L’esecutivo, infatti, potrebbe essere diviso, anche in maniera lacerante, dagli strattoni del Pdl, da una parte, e dal Pd, dall’altra.

Alcuni parlamentari del Centro Destra proveranno di sicuro a non far votare la decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale nonostante la notifica della condanna. Alcuni del Pd, invece, potrebbero essere tentati di risolvere le loro questioni interne estremizzando le posizioni su una questione che deve essere risolta in punto di diritto e non di politica.

Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera, sintetizza alla radio la situazione imbarazzante e indefinita in cui si trova adesso lo schieramento sostenitore di Berlusconi, combattuto com’è tra “governo e rivoluzione”, tanto per riprendere vecchi slogan di una stagione di altri tempi: “Credo- ha detto- che ci sia, pur nel momento difficile, nel dolore, un grande orgoglio da parte di tutti noi, un grande senso di responsabilità, perché questo Paese non può andare alla deriva in questa maniera, non può dilaniarsi in questa maniera”.
brunetta
Rispondendo ad una domanda sulla posizione espressa dal sottosegretario Biancofiore che ha messo a disposizione il proprio mandato in forte dissenso con la sentenza, Brunetta ha detto:”In questo momento c’è da dare un messaggio, un segnale forte al Paese di responsabilità, impegno e amore. Questa è la strada maestra che noi abbiamo scelto. Responsabilità e amore nei confronti di questo Paese”.

Voci diverse, insomma, che già cominciano ad emergere nel partito di Berlusconi. La conferma del disagio esistente tra le truppe del Cavaliere Senatore. La Santanché ha un po’ rimbeccato Brunetta:”Mi auguro che non staremo zitti: la responsabilità va benissimo, ma la responsabilità impone per me anche una reciprocità…”

Oggi a Berlusconi, per rimanere in tema, toccherà l’ardua sentenza. Che fare? Dirà ai suoi l’ultima parola sul come affrontare la situazione in cui si ritrova. Gli hanno scombinato i piani. Basati, fino a qualche tempo fa, su di un risultato diverso atteso dalla Cassazione, e, comunque, su tempi più lunghi della partita.

Anche il Pd deve misurarsi con l’evolvere di tutte queste novità che, per quanto attese, sembrano trovare impreparate il partito di maggioranza. Come se si trattasse di folgore dal ciel caduta. Bersani memore, molto fresco, delle capacità di suicidio dei suoi fa un saggio invito:”Il Pd parli con una sola voce”.

Sarà possibile essere ascoltato in un partito che ha scoperto così tante prime donne e altrettanto tenori ansiosi di lanciare il loro do di petto?

Giancarlo Infante