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Berlusconi chiude il suo ventennio. Si perde anche il partito per strada. Letta resta al Governo, con Alfano, senza bisogno dei suoi voti

Berlusconi chiude il suo ventennio. Si perde anche il partito per strada. Letta  resta al Governo, con Alfano, senza bisogno dei suoi voti

Con il suo repentino ed inatteso cambiamento di posizione, Silvio Berlusconi sembra solo aver messo la parola fine sul “berlusconismo” e sulla sua lunga avventura politica. E’ finito, come scrive polemicamente Famiglia Cristiana, molto critica con lui da quando è emerso lo scandalo delle cosiddette “olgettine”, a fare la “retromarcia su Roma”.

E’ vero. Berlusconi non ha proprio fatto la figura dello statista alla De Gasperi, cui si paragonò con non poca generosità verso se stesso qualche tempo fa.

Ha provocato una inutile crisi di Governo senza avere con se neppure la schiacciante maggioranza del suo partito. La conseguenza è, come inevitabilmente accade in politica, allorquando si commettono errori così clamorosi, che ha perso clamorosamente e, senza molto onore, si è perso anche il partito per strada.

Il Governo di Enrico Letta, così, riprende il cammino forte di un voto di fiducia rinnovata. Sia al Senato, sia alla Camera. Silvio Berlusconi, diventato dopo il 30 Luglio il principale ostacolo sulla strada dell’esecutivo, ha ceduto le armi nel corso di una rocambolesca seduta a Palazzo Madama.

Di fronte all’impossibilità di riuscire a far cadere il Governo ha sgomberato il campo ed ha finito per votare quella fiducia che solo lui aveva messo in discussione qualche giorno prima.
santanche sallusti
Il suo voltafaccia al Senato, che ha anche spiazzato i suoi più determinati sostenitori, tipo Santanché e Sallusti del “Il Giornale”, ha solo sancito definitivamente la fine del suo ventennio.

Silvio Berlusconi è uscito dalla cronaca politica ed è entrato nella Storia, che darà il suo giudizio esauriente con calma. Qualche detrattore dirà che, in sostanza, è stato archiviato.

Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto sono gli autentici vincitori di una battaglia fondata sulla silenziosa creazione di un gruppo di parlamentari affatto intenzionati a legare ancora, un solo giorno di più, le loro sorti a quelle di Berlusconi, oramai prossimo ad uscire dalla vita politica. E forse non solo per il periodo in cui sarà agli arresti domiciliari a Palazzo Grazioli.

Le conclusioni della battaglia sono state certe quando è emerso in maniera chiara che 25 senatori del Pdl e 10 del Cal, un altro gruppo di fiancheggiatori del Centro destra, molto vicini a Giulio Tremonti, avrebbero votato la fiducia ad Enrico Letta in ogni caso.
berlusconi perplesso
Il risultato del voto era, dunque, certo già prima della conta ufficiale dei favorevoli e dei contrari: Letta ce l’avrebbe fatta. La conseguenza sarebbe stata quella di gettare in una posizione di sterile opposizione il Pdl ed il suo leader.

A quel punto, dopo aver ascoltato molti suoi stessi sostenitori pronunciarsi contro la fiducia a Letta, e solo per fedeltà nei suoi confronti, Silvio Berlusconi ha invece rovesciato completamente la sua linea ed ha annunciato di votare la fiducia. Un estremo tentativo di riguadagnare la guida del suo intero partito. Uno sterile tentativo.

Oramai, è come se il vaso di Pandora si fosse aperto rompendo l’incantesimo. Il leader ventennale del Centro Destra italiano non riesce più a fare uscire le note giuste dal suo piffero magico.

Angelino Alfano se ne resta ancorato accanto ad Enrico Letta sui banchi del Governo e riceve l’omaggio che si deve al “delfino” diventato il nuovo capo.

Fabrizio Cicchitto alla Camera, dice di parlare a nome di 40 deputati, e Roberto Formigoni, con 25 senatori a Palazzo Madama, insistono per formare due gruppi parlamentari destinati a diventare una componente autonoma e distinta dal Partito delle Libertà che Silvio Berlusconi ha appena trasformato in Forza Italia.
berlusconi con i suoi al senato
Formigoni ci tiene a precisare che i dissidenti resteranno,invece, Pdl e gli altri solamente saranno Forza Italia.

Insomma, non ci sono gli estremi per superare la lacerazione delle ultime ore. I “secessionisti” più radicali non ci stanno a riannodare un dialogo con Silvio Berlusconi ed i più berlusconiani. Almeno in questa fase. Decisamente forte, ed intensa, la frattura per pensare di poterla recuperare in poche ore.

Sembra invece che Angelino Alfano voglia mediare. Così, potrebbe davvero provare a sfilare l’intero partito a Silvio Berlusconi che il 16 Ottobre entrerà a Palazzo Grazioli da condannato e tale vi resterà per un anno intero.

I “secessionisti” più decisi, però, non si fidano fino all’ultimo giorno. Troppe le docce scozzese nelle ultime settimane per non temere di consentire all’ex capo di riprendersi e di tornare a fare i suoi giochi nei prossimi giorni come ha sempre fatto, senza ascoltarli neppure.

Può darsi che anche Enrico Letta ed il Presidente Napolitano abbiano chiesto delle assicurazioni per evitare di andare avanti senza che una volta la settimana Berlusconi salti su a mettere tutto a rischio, come ha continuamente fatto dal 30 Luglio, quando è giunta la condanna definitiva dalla Cassazione.

Berlusconi, insomma, ha finito per votare la fiducia ma i “secessionisti” hanno dimostrato a tutti che i suoi voti non sono indispensabili per assicurare la governabilità del Paese.

Giancarlo Infante