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Quasi un “testamento” politico Berlusconi: amareggiato ma non cade il Governo Letta apprezza ed aspetta una settimana di fuoco.

Quasi un “testamento” politico  Berlusconi: amareggiato ma non cade il Governo  Letta apprezza ed aspetta una settimana di fuoco.

A Via del Plebiscito, sul palco allestito senza aver chiesto ed ottenuto il necessario permesso del Comune di Roma, Berlusconi ha confermato tutto se stesso nel corso di quello che potrebbe anche essere considerato come il suo “testamento politico” o, almeno, una sua breve autobiografia raccontata in diretta.

Il suo discorso, durato circa nove minuti e cinquanta secondi, lo si potrebbe vedere come una puntigliosa conferma della lettura che egli fa della storia politica italiana degli ultimi venti anni. O, almeno, di come è stata vissuta da lui. Un titano il lotta contro dei nemici subdoli e, persino, “segreti”. Gente depositaria di un “terribile potere” che la mette in grado di eliminare un cittadino in lotta per la democrazia.

Berlusconi ha ricevuto e ricambiato l’affettuoso e commosso saluto dei suoi sostenitori sotto la propria abitazione di Roma. E’ tornato apposta nella Capitale per non sottrarsi a questo abbraccio. Doveva, dopo tutto quello che era stato detto nelle scorse ore, per forza dire quello che ha detto in un afosissimo pomeriggio romano.

Sapendo, oltre tutto, che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e quello del Consiglio, Enrico Letta, lo stavano ascoltando. Berlusconi è stato abile. Ha detto quello che quei due volevano sentire. Ha aggiunto quello che lui voleva dire e che i suoi volevano sentire. Ha trovato un accorto equilibrio che gli ha consentito di salvare capra e cavoli. Almeno per adesso!
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“ Questa non è una mobilitazione eversiva. Nessuno può dirci che siamo degli irresponsabili perché, noi, abbiamo sempre detto che il Governo deve andare avanti. Deve approvare i provvedimenti economici che abbiamo richiesto e che sono stati concordati. Abbiamo detto che il Parlamento deve andare avanti per approvare i provvedimenti approvati dal Governo”.

Non c’è dunque alcuna crisi di Governo in vista e nessuna richiesta di scioglimento delle Camere per andare alle elezioni. Non sono dichiarazioni da poco!

La risposta di Enrico Letta non si é fatta attendere. Il Presidente del Consiglio ha fatto trapelare una dichiarazione con cui si dichiara soddisfatto di queste affermazioni collaborative da parte di Berlusconi anche se non si nasconde la complessità del quadri politico che questa settimana vivrà momenti di forte tensione.

Resta, però, tutto il resto dinanzi a Berlusconi! Una situazione comunque complicata dalla recente sentenza della Cassazione che conferma il suo prossimo, mutato stato e condizione. Da leader politico si ritroverà condannato a scontare un anno di reclusione, probabilmente ai domiciliari e, di fatto, impossibilitato a guidare il suo partito.
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Questo potrebbe spiegare perché, pagato il dovuto prezzo ai doveri politici ed istituzionali, Berlusconi non ha rinunciato alla sua verve polemica. Indirizzata, però, esclusivamente nei confronti di quella parte della Magistratura che egli vede come un partito vero e proprio. Un insieme, “anche segreto”, impegnato da vent’anni a mantenere in vita quel “regime” contro cui lui si batte. Questa parte di Magistratura le fa di tutte per abbattere lui, unico ed ultimo baluardo per la difesa della democrazia e della libertà.

La manifestazione di oggi si è trasformata, così, in una sorta di campagna elettorale senza che ci sia in vista alcuna chiamata ai seggi. E’ stato un grande atto di affetto del suo popolo. Già tornato ad essere quello di Forza Italia. I segni ed i simboli di quella che fu la mossa vincente della “discesa in campo” di vent’anni fa erano sicuramente strabordanti rispetto a quelli del Pdl che, oramai, può essere considerata una fase già finita in archivio.
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Berlusconi ha risposto al tappeto di bandiere con cui è stato omaggiato e salutato dai suoi con un discorso pieno anche di commozione. Egli ha aperto il suo cuore. Ha rivelato tutto il dolore e l’angoscia vissuta in maniera straziante negli ultimi giorni.

La più grande sofferenza dell’intero arco della sua vita. Ha rivisto tutta intera la sua esistenza. Ha ripassato e verificato i comportamenti da figlio, da padre, da imprenditore, da cittadino, da uomo di Stato. Ha posto il risultato di questo suo esame di coscienza di fronte a tutto quello che, invece, è stato detto e scritto. Lui si vede, così, riflesso in una maniera totalmente distorta nello specchio che lo raffigura.

“ Io, però, ha detto con forza, guardo tutti negli occhi. Anche a quei miei “ cosiddetti giudici” che mi hanno condannato e grido: io sono innocente. Io sono qui. Io resto qui. Io non mollo”.
Ha spiegato ai suoi, in tripudio, che lui continuerà a condurre “una battaglia di democrazia e di libertà”.

Giancarlo Infante