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Beppe Grillo rompe gli argini: Vede Licio Gelli e la Loggia P2 dietro Berlusconi e Napolitano

Beppe Grillo rompe gli argini:  Vede Licio Gelli e la Loggia P2  dietro Berlusconi e Napolitano

Beppe Grillo ha rotto gli argini e ha sparato forte contro quello che, di fatto, ha definito il coronamento del progetto della “Propaganda 2”, la famosa e famigerata “Loggia P2” di Licio Gelli. Per i più giovani, vale la pena ricordare il personaggio Gelli: Gran Maestro della Massoneria “deviata” e, intanto, direttore generale della Permaflex, famosa fabbrica di materassi.

Accusato di essere un “golpista”, frequentatore dei famosi golpisti argentini. Primo fra tutti, l’ammiraglio Massera, socio della P2. Il “commendatore”, come veniva chiamato, divenne, alla fine degli anni ‘70, anche grazie ad una mai dimenticata intervista sul Corriere della Sera di Maurizio Costanzo, il vessillifero di una completa trasformazione istituzionale e politica dell’Italia. Non doveva più essere intesa come Repubblica parlamentare. Meglio se diventava presidenziale!

Grillo, per una volta tanto ex comico genovese, senza alcuna intenzione di voler far ridere, ha “sparato” nei termini più seri e drammatici possibili. Ha insinuato che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si presti ai giochi di Silvio Berlusconi per seguire il disegno di Gelli: avviare il nostro Paese al di fuori dell’alveo disegnato dalla carta Costituzionale e spostare il baricentro del nostro articolato sistema, di pesi e contrappesi, dal Parlamento verso un Capo dello Stato eletto direttamente dal popolo.

gelli5 grilloC_27_articolo_87616_immagineprincipaleGrillo si inserisce, in realtà, con una certa crudezza, e con quella che qualcuno vorrà definire ”mancanza di riguardo istituzionale”, nella difficoltà che il centro sinistra sta vivendo perché Enrico Letta, forse in maniera del tutto episodica e giornalistica, visto che parlava su sollecitazione di giornalisti, ha improvvisamente prospettato la possibilità di realizzare una riforma costituzionale improntata, appunto, alla visione “presidenziale”.

Enrico Letta si è spinto un po’ troppo? Le reazioni del Pd sembrerebbero dire di sì. Troppi i silenzi, moltissimi i mugugni. “Ha espresso un’opinione personale”. “Ha posto un problema”. Questi i modi ufficiali per dire che il Pd non è affatto d’accordo e ritiene che l’uscita trentina del Presidente del Consiglio può essere il frutto solo di una scivolata d’ala. Del resto, Enrico Letta non è neppure il Segretario del suo partito.

Il guaio per Enrico Letta, e per il Pd, è che il Pdl gioisce. Errore? Si chiederà qualcuno che, conoscendo i suoi polli, aspetta che i democratici finiscano per compattarsi. Anche solo per spegnere il sorriso ironico sulle labbra di Renato Brunetta e di Angelino Alfano.

Quel che è peggio per Letta, però, è stato che il Presidente Napolitano ha pensato bene di convocare il premier, e quasi mezzo Governo, per qualche ora al Quirinale. Non si sa esattamente il contenuto di quel colloquio, ma si dice che napolitano1Napolitano voglia essere sicuro sui tempi ed i modi per le riforme. Fissando, inoltre, anche i termini: 18 mesi.

Grillo, ma non solo lui, basta vedere le dichiarazioni di Nicki Vendola, non gradisce. Sembra ritornare al 1993. Allora, contro un Presidente che gli sembrava troppo incombente, si trattava di Oscar Luigi Scalfaro, tuonò Umberto Bossi. Il leader leghista era in volo su di un aereo verso il Galles, dove doveva incontrare altri secessionisti europei. Il suo eloquio, captato e rivelato dai giornalisti presenti a bordo, fu trucido ma espressivo: “Se Scalfaro non la smette di rompere i coglioni, con una scurreggia gli imbianco i capelli”.

Da corrispondente da Londra, convinto che il direttore di allora del Tg1, Demetrio Volcic, volesse davvero importare lo stile BBC alla nave ammiraglia della Rai, cioè raccontare i fatti e solo i fatti, il sottoscritto, da inguaribile credulone, riportò esattamente la scurrile ed offensiva frase di Bossi perché costituiva l’evento politico della giornata. La frase, invece, venne tagliata nella edizione delle 20:00.

Migliore sorte non ebbe, però, la brutta e maleodorante promessa di Bossi perché poco dopo fu Scalfaro a sparigliare tutto l’equilibrio politico del momento e, in qualche modo, costrinse il Parlamento a cambiare direzione di marcia. Oggi, si direbbe che il Presidente Scalfaro fece della “moral suasion”, perché “opera di convincimento” non suona troppo “à la page”.

Forse, Beppe Grillo ricorda l’opera di “moral suasion” di venti anni fa di Scalfaro. Una cosa che gli amici di Berlusconi hanno sempre vissuto come “sabotaggio”, in realtà. gelli32Per Grillo, oggi, é la stessa cosa? Ha chiaramente il timore che Giorgio Napolitano si dia un po’ troppo da fare. Soprattutto, contro di lui ed il suo Movimento Cinque Stelle. Chiede, infatti, sia pure senza raggiungere i toni delicati di Umberto Bossi, di sapere chi autorizzi Giorgio Napolitano a fare quello, a dire questo, e così via.

Io credo che il Presidente della Repubblica troverà il modo di rispondere. Da uomo avveduto e uomo di Stato, qual è sempre stato, sarà sicuramente il primo a non voler lasciare adito a sospetti e a spiegare come sta operando per il bene del Paese. Coglierà l’occasione per farlo!

Giancarlo Infante