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Avviati i controlli degli arsenali chimici, la questione siriana resta sempre sotto osservazione. Gli insorti provano a serrare i ranghi

Avviati i controlli degli arsenali chimici, la questione siriana resta sempre sotto osservazione. Gli insorti provano a serrare i ranghi

La vicenda siriana continua ad essere seguita dalle cancellerie di tutto il mondo anche se sembra essere scomparsa quasi del tutto dalla prima pagina dei giornali. Eppure i combattimenti tra le truppe di Damasco e gli insorti continuano. Così come resta alta la tensione tra la Siria e gli altri paesi islamici.

Mentre parte il programma di identificazione e distruzione del suo arsenale chimico, il Presidente siriano Bashar al-Assad polemizza duramente contro il Primo ministro turco Tayyip Erdogan. Lo accusa di ospitare ai confini con la Siria gruppi di insorti, da al-Assad definiti terroristi, che a suo avviso, creeranno nel tempo problemi anche dentro la Turchia.

Ma la Turchia non ospita solamente gruppi armati di insorti siriani. E’ di fatto diventata il luogo dove si incontrano i membri più autorevoli della Cns, la Coalizione nazionale siriana, il cui leader, Ahmed Al-Jarbe, ha tenuto proprio ad Istanbul una riunione con 30 responsabili del Libero esercito siriano (FSA), nel tentativo di risolvere le controversie che stanno dividendo l’opposizione al Governo di al-Assad, in vista della partecipazione a futuri colloqui di pace che, organizzati per la seconda volta in Svizzera, sono chiamati Ginevra II.

Molti problemi sono rimasti insoluti, ma la riunione è almeno servita a fa rientrare il dissidio con un gruppo di milizie che formano ben 13 battaglioni e a far riconosce da tutti l’autorità civile della Cns. Non mancano, comunque, gruppi di insorti che non hanno alcuna intenzione di sostenere i colloqui di pace e che su questo punto concordano con le milizie di al-Qaeda e del cosiddetto Stato islamico di Iraq e Siria che non aderiscono, invece, alla Coalizione nazionale.

Per quanto riguarda la questione armi chimiche, dalla Nazioni Unite è stato reso noto che le autorità siriane hanno provveduto a fornire ulteriori informazioni su cui adesso stanno lavorando i servizi di intelligence di vari paesi occidentali.
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Gli israeliani, però, continuano a non incoraggiare facili ottimismi. Dalle notizie in loro possesso, le autorità di Tel Aviv sono convinte che la Siria ha presentato una lista di 19 depositi di armi chimiche, lasciandone fuori, però, altri 45 ben conosciuti. Fanno poi presente che gli esperti dell’Onu non sono dotati degli strumenti e dei mezzi adatti a svolgere al meglio la loro attività. A partire dai mezzi blindati e dalle scorte necessarie a poter raggiungere i depositi che si trovano in prossimità della linea del fuoco. Sette siti, addirittura, si trovano in zone attualmente controllate dagli insorti i quali finora non hanno mai assicurato il libero accesso al personale internazionale.

John Balcony