UltimaEdizione.Eu  > 

Attesa dalla Direzione del Pd una parola chiara sulle prospettive del Governo Letta che riceve la conferma da Napolitano. C’é chi vuole Renzi, ma lui resiste

Attesa dalla Direzione del Pd una parola chiara sulle prospettive del Governo Letta che riceve la conferma da Napolitano. C’é chi vuole Renzi, ma lui resiste

Giorgio Napolitano telefona ad Enrico Letta e fa capire che il suo Governo deve andare avanti. In  precedenza il Presidente della Repubblica  aveva incontrato  a Strasburgo i parlamentari europei italiani in un clima disteso. Dopo la contestazione del giorno prima, ha stretto persino la mano al Segretario della Lega,  e  deputato europeo, Matteo Salvini. La parte più interessante, però, dell’incontro del Presidente della Repubblica è stata quella del discorso in cui, sostanzialmente, ha spiegato che gli incarichi di Governo affidati, prima, a Mario Monti e, poi, ad Enrico Letta non sono stato il frutto di un suo capriccio, bensì  necessitati dal dovere di evitare che l’Italia restasse senza Governo.

In molti hanno subito pensato al passato. Qualcuno ha interpretato la frase come un “mea culpa”. A mio avviso, invece, Napolitano non ha fatto nessun “mea culpa”. Non dobbiamo sottovalutare il sottile riferimento del Presidente all’oggi e, forse, persino al domani.  Un domani che giunge subito con la Direzione del Partito democratico si riunisce per fare il punto. Sarà presente anche il Presidente del Consiglio, Enrico Letta. Sarà un punto e a capo? O un punto di sospensione?

Il Presidente del Consiglio, forse, neppure parlerà. Nel senso che si limiterà a discorsi di circostanza. La sostanza del proprio pensiero l’ha già comunicata da Kuwait City dove ha espresso la soddisfazione per quattro intensi giorni di viaggio tra capitali piene di “fondi sovrani” ricchissimi. Una vera e propria immersione tra tanti soldi da investire. Letta porta a casa 500 milioni kuwaitiani più il resto che non è ancora stato quantificato. Per qualcuno è poco. Altri, più realisti, dicono che per i tempi che corrono, è già qualcosa.

Con prudenza, Enrico Letta ha lasciato sullo sfondo l’accordo tra Alitalia e Eihtad. Ancora non si sa se sarà concluso, viste le difficoltà di queste ore. Soprattutto, non si sa se davvero si rivelerà un buon affare per la nostra ex compagnia di bandiera, che qualcuno ancora insiste a considerare veramente tale. Ai posteri l’ardua sentenza. Qualunque cosa porti dal Golfo Persico, il bicchiere degli italiani è sempre mezzo pieno e mezzo vuoto, per lui è già un successo. Sotto due profili.

letta emirati

Primo: Enrico Letta si presenta, al momento,  come l’uomo che meglio é capace di rappresentare il nostro Paese all’estero. Sembra l’unico, dopo l’uscita di scena di Mario Monti, in grado di sostenere il confronto con i leader di Stati Uniti e del resto del mondo. Cose che contano in una realtà globalizzata dove affari e finanza hanno superato da un pezzo gli spazi nazionali. L’Italia, poi, ha sempre subito più che gestito le immancabili influenze esterne. Nel bene e nel male.

Secondo, e conseguenza di tutto ciò: comincia a  portare a casa investimenti. Poco? Tanto? I suoi amici sottolineano che, in ogni caso, inizia un’inversione di tendenza rispetto alla più recente esperienza. Fino a poche settimane fa parlavamo solamente dei “pedaggi” da pagare agli stranieri. Segnatamente, ed “in primis”, alla Germania. Oggi, arrivano i primi fondi.

Questo spiega perché,  mostrando davvero un piglio deciso,  ha risposto alle critiche di Giorgio Squinzi, della Confindustria, e di Matteo Renzi del Pd e a tanti altri che lo hanno invitato a fare “qualcosa” o, come diceva la famosa canzone di Mina, minacciavano di “dar fuoco a questa casa”.

“Parlano i fatti e non i discorsi”, ha replicato Enrico Letta proprio mentre si accingeva a reimbarcarsi per tornare a Roma e a guardare tutti negli occhi, in attesa della riunione della Direzione. Appuntamento che oggi potrebbe essere cruciale.

Cruciale perché potrebbe significare, almeno per questa fase, la chiusura della partita tra Letta e Renzi, o di una parte della partita. Quella che, finora, ha fatto assistere a reciproche punture di spillo tra i due. In particolare, da quando il Sindaco di Firenze è diventato Segretario del Pd.

La situazione è tale che gli alleati di Governo ed una certa parte del Pd insistono perché Matteo Renzi assuma una qualche responsabilità nel Governo se non, addirittura, finisca per sostituire Enrico Letta.

I motivi sono tanti. Alcuni lanciano la proposta come un ladro può lanciare una polpetta avvelenata ad un cane da guardia. Un malloppo invitante, ma sempre avvelenato. L’obiettivo è quello di mettere Renzi alla guida di un Governo in balia di alleati che lui vede come il fumo negli occhi: Nuovo Centro destra ed altri “partitini” di centro.  Un Governo, soprattutto, che deve fare i conti con due gruppi parlamentari di democratici formati in gran parte dai suoi avversari interni.

renzi-cuperlo-civati-770x513

Fino a poco tempo fa gli venivano attribuiti solo 40 tra deputati e senatori. Anche se nel frattempo, da quando cioè ha preso in mano le redini del partito,  fossero aumentati è risaputo che dovrebbe fare i conti con una fronda notevolissima ed insidiosa. Quella fronda che non viene allo scoperto, ma é più velenosa. Si annida nelle virgole degli emendamenti alle leggi più combattute  e nell’ostruzionismo camuffato da rispetto formale di norme e regolamenti. Un qualcosa con cui, Renzi, forse dovrebbe fare i conti anche con l’apparato istituzionale dei ministeri. A partire dalle stanze di Palazzo Chigi.

Matteo Renzi, infatti, è finito alla guida del partito in maniera e in tempi non consoni alla sua strategia. Nel senso che non vi è stato portato in occasione di un’elezione in campo aperto e, quindi, con conseguente piena investitura per una leadership autentica e forte a Palazzo Chigi.  Nò! Lui è stato eletto per andare alla Segreteria del suo partito e solo dopo l’abbandono di Pier Luigi Bersani. Una differenza non di poco conto. Non può godere di quel plebiscito elettorale che, nel tempo, ha contribuito non poco a consolidare l’egemonia di Silvio Berlusconi sul Centro destra. In sostanza, Matteo Renzi  potrebbe ritrovarsi a Palazzo Chigi nel momento sbagliato e nel modo peggiore per il suo futuro.

Forse, per questo lui sta recalcitrando. Probabilmente, se anche lui ha fatto questo ragionamento, vede meglio di tutti noialtri le insidie di questa situazione. Resiste. Lui sa, in realtà, che ha bisogno di tempo. Prima deve cambiare la Legge elettorale e, parzialmente, l’assetto costituzionale. Almeno per quanto riguarda il Senato e ridurre il Parlamento ad una sola camera.

Il giorno che gli riuscisse l’impresa e fosse subito dopo in grado di vincere davvero le elezioni contro Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, allora sì che gli si aprirebbe dinanzi un futuro radioso, con un partito completamente disponibile ai suoi progetti e la prospettiva di emulare lo stesso ventennio di durata di Silvio Berlusconi.  O, almeno, il decennio passato da Tony Blair, che a lui piace tanto, al 10 di Downing Street.

Se, invece, Renzi rinvia a tempi migliori questa occasione si troverà di fronte ad un nuovo tipo di problema. Deve lasciare via libera ad Enrico Letta ed evitare di continuare a stuzzicarlo e a rendere precario l’equilibrio del suo Governo. Questa credo sia l’interpretazione da dare alla richiesta di Angelino Alfano, e di una  parte della minoranza del Pd, al Sindaco di Firenze: o vai tu e rischi o ci lasci governare.

C’è, infine, un’altra variabile da prendere in considerazione di cui poco si parla. Si tratta di quella forza, ed al tempo stesso, debolezza che viene a Letta dall’opportunità di dover fare una grande quantità di nomine ai vertici di aziende pubbliche strategiche. La forza sta nell’opportunità di farsi tanti amici importanti e potenti.

letta rezni

La debolezza deriva dal fatto che a qualcun altro potrebbe venire la voglia di gestire un piatto tanto ricco le cui pietanze si chiamano Eni, Enel, Ferrovie, Finmeccanica … Devo continuare? Vogliamo provare a mettere insieme i loro fatturati? E una volta fatte le nomine di questi enti si entrerà in merito alle cosiddette loro privatizzazioni. Abbiamo idea del giro d’affari che ciò significa?

Non conterà solo quello che avverrà nella Direzione, chiamiamola ufficiale, quella in cui si parlerà di politica “astratta”, con tante frasette di circostanza . Sarà importante sapere,  per il nostro futuro e per le future scelte di Giorgio Napolitano, cosa è davvero in corso di decisione nelle “direzioni” che contano.

 Giancarlo Infante