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Asse Berlusconi-Grillo contro Napolitano. E Renzi? Forza Italia sposa l’impeachment per abbattere tre muri in un colpo solo: il Colle che conserva, Renzi che dialoga e le riforme che sparigliano

Asse Berlusconi-Grillo contro Napolitano. E Renzi? Forza Italia sposa l’impeachment per abbattere tre muri in un colpo solo: il Colle che conserva, Renzi che dialoga e le riforme che sparigliano

Sono giorni e giorni di cui non si fa che parlare di un duello fra Renzi e Letta che teoricamente non avrebbe ragione di essere perché i due, non solo vivono sotto lo stesso tetto, ma nella casa del Pd ci sono arrivati partendo dalla stessa culla, cioè la vecchia e sempiterna Democrazia Cristiana. Poteva bastare questa riedizione dei vecchi duelli di Piazza del Gesù quando fra gli Andreotti, i De Mita, i Forlani era tutto un fraseggio “se tu vai a Palazzo Chigi, io allora vado al Quirinale, o viceversa”?

Agli italiani questo stucchevole balletto era già più che sufficiente. E invece, ecco che spunta una storia sul presidente della Repubblica, cioè su quel signore che dal Colle ogni giorno dispensa la colla per tenere insieme una tribù politica in piena confusione mentale.

Napolitano, secondo quanto scrive Alan Friedman (è un giornalista di origine americane, ma anche una vecchia volpe della carta stampata e delle comparsate televisive che si aggira fra le faccende italiane da quasi quaranta anni) nel favorire o decidere l’avvicendamento fra Berlusconi e Monti a Palazzo Chigi non fu spinto dalle circostanze, ma dalla volontà di operare un colpo di Stato ben premeditato.

1aam12Come arriva Friedman a questa conclusione? Dimostrando, con interviste a personaggi di spicco come Carlo De Benedetti, e lo stesso Mario Monti, che il progetto di defenestrare Berlusconi sarebbe stato anticipato a queste persone ben prima che lo spread arrivasse a livelli insopportabili, tanto da obbligare ad un cambio di passo praticamente imposto dai mercati internazionali e dalla volontà di non far precipitare il Paese in uno stato di prefallimento.

Insomma, secondo questa tesi, lo spread non si sarebbe infiammato spontaneamente, ma sarebbe stato attizzato da manine compiacenti per consentire la realizzazione di un complotto ordito precedentemente.

Per quanto possa essere comprensibile che Berlusconi e il suo partito non abbiano mai digerito quella staffetta con Monti, con tutti i guai che ci sono ancora da risolvere si fa fatica a tornare indietro di due anni per riprendere il filo di una vicenda sulla quale lo stesso Berlusconi, a suo tempo, avrebbe avuto tutta la possibilità di fare chiarezza, prima di tutto svelando con quali argomenti il Colle o chi altri, lo convinse ad abbandonare la guida di un governo che presiedeva, sebbene non avesse subito una sfiducia formale dal Parlamento.

1aam15Quegli argomenti, qualunque fossero, allora furono giudicati sufficienti da Berlusconi, il quale, in seguito, non solo contribuì efficacemente alla rielezione di Napolitano, ma accondiscese addirittura a formare quel governo delle larghe intese che portava il sigillo inequivocabile del presidente della Repubblica.

In quanto alla pressione dello spread, come si può dimenticare che quota 500 (che metteva praticamente l’Italia nella condizione di non potere più pagare interessi sul debito pubblico saliti ad un livello insopportabile per le casse dello Stato) non arrivò come un fulmine a ciel sereno, ma attraverso una crisi che dagli Stati Uniti si era propagata come un virus su paesi, nell’ordine, come l’Islanda, l’Irlanda, la Grecia, il Portogallo, fino a incombere sull’Italia e sulla stessa Francia.

Vogliamo dire che Giorgio Napolitano, per levarsi di torno Berlusconi ha messo in moto questo infernale carosello che ha steso milioni e milioni di persone? Vogliamo dire che lo ha fatto in combutta con i mercati che avevano in odio Berlusconi? O vogliamo semplicemente ammettere che un presidente della 1aam17Repubblica, che si trova con un governo che si salva in più di una occasione solo per il cambio di casacca di qualche parlamentare, debba necessariamente nutrire serie preoccupazioni e tenersi pronto a gestire situazioni che all’orizzonte stanno già manifestando tutta la loro pericolosità?

Come sarebbe finita l’Italia se Napolitano non avesse fatto quelle scelte che oggi gli vengono rimproverate? Con certezza non lo sapremo mai, perché indietro è impossibile tornare. E allora a chi giova ricamarci sopra? Beh a qualcuno giova. A Grillo, per esempio, che è già è al lavoro per l’impeachment..

Ma perché Berlusconi gli si accoda? Rispondere a questa domanda è un po’ più complicato. Ma vista la veemenza con la quale tutta Forza Italia, ad una sola voce, si è gettata sul caso non si può non pensare che Berlusconi in proposito abbia un piano, sul quale al momento si possono fare solo congetture.

Il Cavaliere, dopo l’ultima decisione di Pietro Grasso di schierare il Senato contro di lui nel processo della compravendita del senatore Di Gregorio, vede ormai in Napolitano un nemico irriducibile e quindi buttarlo 1aam18giù dal Colle gli potrebbe tornare utile non solo per vendicarsi, ma per riaprire tutti i giochi, a partire dal Quirinale.

Da una eventualità di questo tipo, inoltre, cosa avrebbe da perdere? Nulla, anzi potrebbe rigiocarsi la rielezione del nuovo presidente, anche in funzione dei suoi processi, giovandosi delle sue attuali truppe. Oppure assecondare chi, con lui vuole, subito le elezioni, puntando ad aumentare la sua forza contrattuale.

Se queste sono le intenzioni di Berlusconi, e se riuscisse in questo intento, sul piatto il Cavaliere si troverebbe anche un Renzi stritolato da chi nel suo partito ha visto come il fumo agli occhi la mossa di riesumare il leader di Forza Italia in nome delle riforme. Insomma a Berlusconi potrebbe riuscire quello che solo raramente riesce ai giocatori d’azzardo, azzeccare per due volte di seguito quello che viene chiamato”il colpo del re” cioè il colpo che in una sola mossa ribalta una partita data per persa. Inoltre questa volta senza nemmeno scomodare le famose torte della signora Letta (zia di Enrico) che tanto andarono indigeste al predecessore di Matteo Renzi, e cioè Massimo D’Alema.

Claudio Pavoni