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Alto Adige sempre più tedesco sempre meno scritte in italiano

Alto Adige sempre più tedesco  sempre meno scritte in italiano

In Alto Adige, alla vigilia delle elezioni provinciali, fa discutere l’accordo raggiunto dopo anni di polemiche tra il governo, rappresentato dal ministro degli affari regionali Delrio, e la provincia autonoma, rappresentata dal presidente Luis Durnwalder. Un accordo discutibile, poiché sulla materia dei “toponimi bilingue” pende un ricorso alla Corte Costituzionale, presentato da Palazzo Chigi, e la soluzione definitiva del problema delle indicazioni stradali e turistiche in italiano e tedesco, e anche in ladino per quanto riguarda Val Gardena e Val Badia, dovrà essere trovata proprio a Bolzano, dove ci vorranno mesi prima che la prossima legge provinciale potrà essere varata.

Secondo l’accordo soltanto 135 toponimi dovrebbero rimanere nella lingua tedesca. Gli altri nomi, 1526 nella bozza di accordo stipulato con l’allora ministro per le regioni, il pidiellino Fitto, resteranno anche con la traduzione in Italiano. I 135 nomi tedeschi in questione sono quelli per i quali la traduzione italiana non esisteva neppure nel manuale Tolomei, oppure, il toponimo italiano non è utilizzato diffusamente.

aaaaaltoadige43Il lavoro, certosino ma equilibrato, per l’individuuazione dei nomi era stato affidato a cinque “saggi”. Per il ministero, Francesca De Carlini e Guido De Nicolò. Karl Rainer e Ferdinand Willeit per la provincia, ai quali si era aggiunto l’ex consigliere provinciale Hugo Valentin, per l’individuazione dei nomi in lingua ladina. Un lavoro lungo. Bloccato dal presidente della giunta provinciale Luis Durnwalder, secondo il quale si trattava di un lavoro troppo poco ”tedesco”.

I criteri che dovrebbero ora entrare nella norma di attuazione e plasmare le modifiche alla legge provinciale sulla toponomastica, ricorda l’esponente della RSVP Zeller, si basano «non sul Tolomei, ma su ciò che è diventato patrimonio della comunità italiana». È ripreso, pertanto, il concetto dell’accordo Fitto-Durnwalder, secondo cui si utilizzano le «denominazioni diffusamente utilizzate per i comuni e per le località nelle rispettive lingue». Si mantiene invece la sola dizione tedesca dei «nomi storici», ferma restando la traduzione dei termini generici come «malga», «lago», «fiume».

Rispetto ai 1526 nomi elencati dalla commissione dei tecnici nominati da Fitto e Durnwalder, si è ridotto solo a sedici il numero dei nomi contestati. OLYMPUS DIGITAL CAMERAFuori discussione toponimi come Malga Sasso, Vetta d’Italia e Monticolo. Ironizza Zeller: «Sarebbe difficile sostenere che Malga Sasso non sia un nome utilizzato». La commissione aveva stabilito che il 10 per cento dei nomi restasse interamente in tedesco, il 45 per cento fosse bilingue e il restante 45 avesse il toponimo in tedesco e la dizione generica in italiano o fosse interamente in italiano (come «percorso fitness», che poi di italiano, invero, ha solo la metà, n.d.r.).

In casa Svp sottolineano che l’80 per cento dei toponimi in tedesco sarà rappresentato da malghe private. L’accordo raggiunto, però, non convince appieno il senatore del Pd Francesco Palermo, il quale non è stato coinvolto nella discussione. E’ proprio l’on. Giarcarlo Bressa, considerato il presidente in pectore della commissione, dopo aver evidenziato di essere stato a conoscenza della trattativa portata avanti dal ministro Delrio con lo stato maggiore Svp, evidenzia come sulla questione aaaaaltoadige40 bressaci si sia mossi sulla falsariga degli accordi precedenti, permettendo in futuro di approvare una norma che servirà poi alla giunta provinciale per approvare la conseguente legge.”. Una partita – è il commento di Bressa – che si chiude senza né vincitori né vinti”.

Ma molti rimangono gli scontenti delle trattative, secondo alcuni condotte come si trattasse di una semplice questione privata, e non di interesse generale. Questo almeno quanto lamentava a inizio dello scorso settembre il Club Alpino Italiano altoatesino, che aveva infatti inviato una lettera-appello direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Enrico Barone