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All’Onu verso la soluzione del problema Siria. Riparte il colloquio con l’Iran sul nucleare

All’Onu verso la soluzione del problema Siria. Riparte il colloquio con l’Iran sul nucleare

Tornano a riunirsi a New York i famosi “5+1”, cioè rappresentanti di Usa, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania incaricati della trattativa internazionale con l’Iran sul programma del nucleare avviato negli anni scorsi da Teheran.

Commenti positivi sono venuti un po’ da tutti, in particolare dal Ministro degli Esteri britannico, William Hague, e da quello iraniano , Javad Zarif. La riunione è servita a concordare un preciso calendario di negoziati, a partire dagli incontri già programmati per il 15 ed il 16 ottobre a Ginevra, come ha ricordato la rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Catherine Ashton.

Un incontro diretto c’è stato anche tra il segretario di Stato americano, John Kerry, e l’iraniano Zarif. Era dal 1979, dal momento cioè dello scoppio della Rivoluzione islamica in Iran, che i responsabili della politica estera dei due paesi non avevano un incontro diretto.
kerry incontri
A confermare il “nuovo corso” della politica di Teheran è intervenuto direttamente anche il presidente Hassan Rouhani sostenendo che gli iraniani sono pronti a impegnarsi “seriamente nel processo in vista di un accordo accettabile per tutti, e a farlo in buona fede”.

In un’intervista concessa al Washington Post, Rouhani ha affermato di ritenere che un accordo possa essere raggiunto nell’arco di tre mesi. Deve essere questione “di mesi, non di anni”, ha aggiunto.

Per quanto riguarda la Siria, intanto, si va verso il voto della risoluzione che dovrebbe segnare il superamento della fase più acuta della crisi aperta con il Governo di Bashar al-Assad sulla questione delle armi chimiche. Il documento, che potrebbe essere votato nella nottata tra Venerdì 27 e Sabato 28 Settembre, conclude una lunga trattativa tra le parti ed è il frutto di un’ultima serie di incontri tra John Kerry ed il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov.

Il documento non dovrebbe attribuire responsabilità dirette per l’uso di gas letali nel corso degli scontri avvenuti nel recente passato tra truppe di Damasco e milizie degli insorti e non dovrebbe minacciare l’uso della forza. Fisserebbe, però, le modalità ed i tempi con cui la Siria dovrà consegnare il proprio arsenale chimico perché si possa procedere alla sua distruzione.
armi chimiche
A proposito della consegna di questo arsenale, Bashar al-Assad è ritornato a parlare pubblicamente sostenendo che il rischio di un attacco americano è ancora presente e che la questione delle armi chimiche costituiva solo un pretesto per bombardare la Siria. Al- Assad ha sostenuto che le armi in questione, in realtà, costituiscono uno strumento oggi superato, ma creato negli anni passati quale deterrente di fronte alla bomba nucleare posseduta da Israele.

Il Presidente siriano avverte, pertanto, che il suo Paese ha ben altri tipi di armi oggi a disposizione per difendersi adeguatamente nel caso di un attacco israeliano.

al-Assad Non ha menzionato, però, le vittime del 21 Agosto scorso quando nei sobborghi di Damasco sono morte 1400 persone per l’uso di gas tossici in una zona controllata dai suoi avversari.

John Balcony