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Berlusconi grida al “golpe” e minaccia di nuovo il Governo. Alfano riunisce i suoi a Roma e schiera le truppe

Berlusconi grida al “golpe”  e minaccia di nuovo il Governo. Alfano riunisce i suoi a Roma e schiera le truppe

In vista del 27 Novembre il dibattito politico del fine settimana ritrova la fibrillazione provocata dal caso di Silvio Berlusconi agli stessi livelli raggiunti subito dopo la conferma da parte della Corte di Cassazione della condanna del leader del Pdl per frode fiscale.

Ovviamente, mentre la fatidica data si avvicina, gli strali di Berlusconi sono diretti non più e soltanto in direzione della magistratura, bensì soprattutto verso il Partito Democratico accusato di pugnalare alle spalle un avversario politico diventato, nel frattempo, invece,  alleato attorno all’esecutivo di Enrico Letta.

Lui non riesce proprio a capacitarsi di come il Pd possa sostenere la sua decadenza e, contemporaneamente, sostenere lo stesso Governo che sostiene lui. Così, di fronte ai giovani di Forza Italia denuncia con forza la sua decadenza dal seggio del Senato come un vero e proprio “golpe”.

Così, Berlusconi non molla. Ricorda che non ha alcuna intenzione di dimettersi prima del 27 Novembre e di togliere più facilmente il disturbo, da solo. No, egli vuole costringere il Senato a votare esplicitamente la sua decadenza. Dice, in sostanza: tutto il mondo deve vedere il crimine che viene commesso a mio danno.

Egli si trova a ricalcare, insomma, quasi le stesse orme di Gianfranco Fini. Solo che questa volta è lui ad indossare gli stessi panni del suo ex alleato e a ritrovarsi di fronte a qualcuno che lo vuole “espellere”. Anche lui sembra porre ai suoi avversari di oggi la stessa domanda. Una domanda storica: quella che in diretta tv gli rivolse Fini,  all’apice del dissidio che li divideva: “Che fai, mi cacci?”.

Berlusconi annuncia,  però, che non rinuncerà al suo piglio e che, comunque, darà battaglia. Promette ancora una volta di far cadere il Governo di Letta e fa indire una grande manifestazione sotto Palazzo Grazioli. La sua residenza romana in Via del Plebiscito. Vi ha già accolto in lacrime il tributo dei  sostenitori all’indomani della sentenza della Cassazione. Il concentramento è fissato per lo stesso giorno in cui, a pochi metri di distanza, i senatori, con molta probabilità, gli lasceranno nelle urne un voto amaramente contrario alle sue speranze.

berlusconi lotta

Berlusconi continua ad essere uomo di lotta. Preannuncia che le sue truppe , quelle rimaste radunate sotto le insegne di Forza Italia, passeranno all’opposizione perché, alla fin fine,  le “grandi intese”, da lui pur volute con decisione,  hanno molto ricevuto dal Centro Destra, ma poco hanno portato a lui ed ai suoi rimastigli più vicino.

Ovviamente, non condividono questa opinione coloro che lo hanno abbandonato per seguire Angelino Alfano nel Nuovo Centrodestra.  La loro posizione è chiara: si apprestano sia a votare contro la decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale, sia a continuare ad assicurare il sostegno per il Governo di Enrico Letta.  Governo in cui, i cosiddetti “governativi”, occupano ben sei posizioni di notevole peso, considerando il duplice incarico per Alfano.

Silvio Berlusconi, invece, tra i ministri di questo Governo non occupa alcuna casella. Si ritrova con neppure uno straccio di dicastero. Alfano, con la Vice presidenza del Consiglio ed il Ministero dell’Interno,  Quagliariello alle Riforme, Lupi allo sviluppo economico, Lorenzin alla Sanità e Di Girolamo alle Politiche agricole gestiscono una buona fetta di potere per conto del nuovo raggruppamento del Nuovo Centrodestra, ma non per Forza Itlia. Eppure, al momento, la loro forza parlamentare non è paragonabile a quella dei fedeli di Silvio Berlusconi, capitanati da Raffaele Fitto.

Il Nuovo Centrodestra non sembra dare un gran peso a questo disequilibrio. Il gruppo ha appena tenuto la prima riunione nazionale pubblica a Roma. Ha reso noto di tenere assieme 30 senatori, 29 deputati, 16 assessori regionali, 88 consiglieri regionali ed un presidente di regione, Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria.

La loro parola d’ordine,  adesso, è quella di organizzare almeno un circolo in ciascuno degli 8mila comuni italiani. Un’altra evidente, diretta sfida a Berlusconi. Maestro nell’organizzazione di partiti. Si sa che il gruppo di Alfano, Quagliariello e Lupi  sta cercando in questi giorni i locali per creare una sede nazionale. Sembra che già siano stati visitati alcuni uffici prestigiosi nella zona di Via del Corso, ad un passo da Palazzo Chigi.

alfano lotta

Alfano ha annunciato che presto, il 7 Dicembre, avverrà il lancio ufficiale del nuovo partito e del logo che lo distinguerà nel panorama politico. A questo logo si sa che, in effetti, un gruppo qualificati di esperti sta lavorando già da un pezzo. Addirittura da prima che fosse sancita la rottura definitiva con Silvio Berlusconi. Sembra che presenti un richiamo ad un qualcosa di somigliante ad un arcobaleno.

Secondo i soliti ben informati si tratterebbe di un logo su cui avrebbe gettato un’occhiata anche il ministro Mario Mauro che, con Pier Ferdinando Casini, sta cercando di trovare un accordo con Alfano ed i suoi. Anzi,  c’è chi dice che questo accordo sia già pronto e dovrebbe al più presto concretizzarsi con la creazione di gruppi comuni nei due rami del Parlamento.

Forse che l’immagine dell’arcobaleno vuole dare il senso del ritorno alla quiete dopo la tempesta? Non è un caso che il 7 Dicembre giunga dopo il 27 Novembre. Questa lapalissiana osservazione non deve essere né sottovalutata, né derisa, visto che con la decadenza di Berlusconi è molto probabile che se ne veda di tutti i colori. E non è affatto detto che,  senza di lui, costretto ai servizi sociali,  la rediviva Forza Italia resti tetragona e compatta.

Angelino Alfano sta facendo di tutto per accreditare la tesi che lui ed i suoi possano restare nel Centro Destra con Silvio Berlusconi pur avendogli sottratto tutta la compagine governativa e una buona fetta dei gruppi parlamentari su cui tanto contava. Alfano, anche nel corso della riunione romana del Nuovo Centrodestra, definitivo suggello alla divisione organica e definitiva da quello che oramai è solo il suo ex leader, ha parlato di affetto verso Berlusconi, di vicinanza con Berlusconi.

La spiegazione della rottura e della non adesione a Forza Italia, infatti, va trovata tutta nel gruppo di “estremisti” che lo circondano. Coloro che in questi mesi sono sempre stati chiamati,  ed avrebbero sempre fatto,  i ”falchi”. Secondo Alfano avrebbero finito addirittura per “violentare” Silvio Berlusconi. Sono stati loro a trascinarlo su posizioni oltranziste e forzato a fargli ricreare una Forza Italia che non è più quella del 1993.

Ovviamente, questa è una lettura dei fatti che ad Alfano serve per non entrare ufficialmente in collisione diretta con il suo ex “padrino”. Serve a lasciare aperte le porte a tutti coloro che,  nel popolo del Centro Destra, sono ancora frastornati per le sconfortanti novità di questi ultimi mesi.

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Del resto, anche se il Governo Letta non cadrà e, quindi non si andrà alle elezioni politiche anticipate, all’orizzonte vi sono pur sempre quelle europee  ed il voto in alcune realtà locali. Tutti i governatori regionali del Centro Destra, inoltre,  devono continuare a mantenere il piede in due staffe se non vogliono andare subito a casa. Nessuno è in grado, infatti,  di valutare le conseguenze, di una spaccatura netta che si riproducesse in tutto il Paese tra quelle che oramai sono le due anime nate con la fine del “berlusconismo”.

Silvio Berlusconi tace perché, molto probabilmente, anche a lui conviene tenere in piedi questo gioco delle parti fino a quando non si convincerà del contrario. Molto meno teneri sono i suoi più strenui sostenitori che parlano, oramai, apertamente di tradimento.

Alessandro Di Severo