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Alaska: la Shell rinuncia alle perforazioni. Non ha trovato il petrolio nell’Artico

Alaska: la Shell rinuncia alle perforazioni. Non ha trovato il petrolio nell’Artico

Abbiamo scherzato. Non c’è il gas che ci aspettavamo e dopo un investimento di oltre sette miliardi di dollari sospendiamo le ricerche. Questo il comunicato della Shell che dopo aver avuto problemi con l’amministrazione Obama e con gli ambientalisti di mezzo mondo annuncia che il lavoro in Alaska è rinviato a tempo indefinito.

La Royal Dutch Shell aveva avviato l’esplorazione di petrolio e gas al largo delle coste dello stato americano più al nord nel Mare di Chukchi e di Beaufort.

La compagnia non esclude che nel futuro la zona si possa rivelare produttiva, ma al momento ha dovuto riconoscere la delusione provata in questo tratto di mare.

Eppure, la Shell era stata impegnata in una vera e propria battaglia con i verdi contrari per anni alla perforazione artica perché dannosa non solo per l’ambiente, in generale, ma per alcune specie, in particolare, come quelle degli orsi polari, trichechi e foche. Nei mesi scorsi i contestatori avevano circondato in mare, con ogni sorta d’imbarcazione, le navi utilizzate dalla Shell nell’artico e ferme nei porti di Seattle e a Portland, nell’Oregon.

La US Geological Survey stima, comunque, che sotto l’Artico è presente circa il 30% del gas naturale e il 13% del petrolio ancora da scoprire al mondo che la Shell traduce in circa 400 miliardi di barili di olio equivalente, 10 volte il totale di petrolio e gas prodotto nel Mare del Nord fino ad oggi. Peccato, però, c’è da commentare, che questa volta però il petrolio non l’ha trovato.