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Al via i tagli della Difesa. 20 mila uomini in meno. Più razionalizzazione, meno sprechi

Al via i tagli della Difesa. 20 mila uomini in meno. Più razionalizzazione, meno sprechi

Semaforo verde per la ristrutturazione delle Forze Armate. Il Consiglio dei Ministri  ha approvato definitivamente il piano di riforma, predisposto e voluto dall’ex ministro della Difesa, Giampaolo di Paola. Una cura da cavallo, secondo alcuni, che dovrebbe in dieci anni tagliare di quasi ventimila uomini il numero complessivo, civili e militari, di coloro che operano in questo delicato settore. Una ristrutturazione il cui obiettivo finale, assicura il Governo, sarà quello di avere sempre forze armate efficienti.

Un dimagrimento, se si può usare questo termine senza precedenti, che riguarderà Ufficiali, sottufficiali e soldati ed anche impiegati civili, grazie al quale il numero delle tre Forze armate, Esercito, Marina e Aeronautica, si attesterà sulle 150 mila unità rispetto alle 170 mila attuali.

Come detto la forbice colpirà anche i gradi alti, dove attualmente c’è un esubero. I generali dovranno contrarsi da 443 a 310. I colonnelli passeranno da 1.957 a 1.506.

I tagli non riguarderanno solo il personale in servizio, ma investiranno anche le infrastrutture. Sono previste dismissioni, infatti, con la conseguente vendita di caserme, basi e siti non più utilizzati. Inoltre si avrà l’accorpamento di Enti e comandi con la rimodulazione di numerosi uffici. Anche la Sanità militare sarà completamente ridisegnata e contratta.

Il risparmio di risorse consentirà il risparmio del 32 per cento delle risorse. “Una vera e propria modernizzazione obbligata” la definisce l’attuale ministro della Difesa, Mario Mauro: «Non chiamiamola riforma – dice -, ma razionalizzazione.

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Occorreva dimagrire e trasferire quote dei risparmi sull’addestramento e sull’investimento. È una buona riforma, a lungo pensata, e ben discussa in Parlamento. Il sottoscritto ha accettato buona parte dei pareri parlamentari, che non erano vincolanti, proprio per ribadire la centralità del Parlamento».

Una riforma osteggiata dai Cocer delle tre forze Armate che vedono in questo provvedimento una sorta di penalizzazione. I rappresentanti del personale diffidano del piano di tagli e delle ipotesi di trasferimento volontario ad altre amministrazioni dello Stato.

 Enrico Barone